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mercoledì 2 gennaio 2008

Rai international: onde corte addio


Niente più onde corte Rai nell’etere. La Radio Italiana, dopo 70 anni di trasmissioni intercontinentali, il 30 settembre 2007 ha interrotto il servizio, compresi i notiziari in 27 lingue straniere oltre all'italiano. Le onde corte Rai tacciono nel silenzio dei media, eccezioni a parte, e della stessa Rai International che preferisce non commentare per non compromettere le “delicate” trattative sindacali in corso con l’azienda per il ricollocamento di alcune decine tra redattori, traduttori e tecnici precari e non.

La convenzione con la Presidenza del Consiglio del luglio scorso, a firma del sottosegretario con delega per l’informazione, la comunicazione e l’editoria Riccardo Franco Levi, conferma la convinzione del precedente Governo, che aveva approntato la chiusura con la legge Gasparri nel 2004: “Lo strumento delle onde corte in sé è diventato totalmente desueto e superato”, i 18 milioni di euro di bilancio devono essere destinati altrove: digitale e televisivo. Fine delle trasmissioni quindi, le frequenze Rai Khz, questa la sigla delle onde corte, tornano al silenzio interrotto dal primo segnale via etere di Guglielmo Marconi, che creò il primo trasmettitore al mondo per la Uri, l’Unione radiofonica italiana, futura Rai.

“La dismissione delle onde corte è ormai una tendenza comune con la diffusione di internet e del satellitare”, dice Andrea Borgnino, dipendente di RaiNet e curatore della rivista Radiorama, mensile dell’Associazione italiana radioascolto, Air-radio. “Ma solitamente ci si muove in direzione di una razionalizzazione, non di un’interruzione totale”.
Chi per lavoro, chi per passione ha a che fare con le onde corte, insiste su un punto: a differenza di internet e dei satelliti, le onde corte non possono essere oscurate. “Passare a internet o al satellite può essere complementare”, prosegue Borgnino, ”ma non è sostituivo, sono due cose diverse”. E infatti le onde corte si sono imposte durante la Guerra fredda, quando entrambi i blocchi ricorrevano alla radio per superare la censura e comunicare con la sponda opposta.

E non tutti hanno internet. Un rapporto della Bbc del 2006, ”Shortwave Radio: alive and all-important”, stima in 107 milioni, con un incremento di 7 milioni nell’ultimo anno, gli ascoltatori del notiziario Bbc World Service, definendo le onde corte un mezzo “cruciale” per informare e istruire le persone nel mondo. Darfur, Ciad, Repubblica Centro-aficana, sono alcuni dei Paesi dove è stato attivato il “Lifeline Programme” per la ricerca di persone scomparse e rifugiati. O il servizio Kimasomaso, in lingua Swahili per l’Africa orientale, in cui si discute di aids e salute sessuale. E per concludere la Somalia, che la Rai contribuisce ad abbandonare definitivamente a se stessa.

Per l’Occidente, si tratta di capire se siamo di fronte a un cambiamento tecnologico che segna la fine di un 70ennio di radiofonia in onde corte. “Di quale superamento tecnologico si parla quando si abbandonano le lingue estere?”, si chiede Luigi Cobisi, direttore di Italradio, “la scelta della Rai è molto limitativa: è stata privilegiata la televisione in un Paese che ha dato i natali alla radio. L’Italia non è più all’avanguardia, osserva l’innovazione in altri Paesi”.

Pubblicato su Futura, novembre 2007
Luca Ciambellotti

1 commento:

luca ciambellotti ha detto...

I really don't understand what you mean...

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