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mercoledì 19 novembre 2008

CONVEGNO ANTIMAFIA DELLA FONDAZIONE CAPONETTO A CAMPI BISENZIO



Si terrà sabato 22 novembre, presso la Limonaia di Villa Montalvo a Campi Bisenzio (Firenze), l'11° vertice nazionale organizzato dalla Fondazione Caponnetto insieme alla Regione Toscana e sotto l'alto patrocinio del Presidente della Repubblica. Un appuntamento, come sempre, importante per fare il punto sull'attività antimafia in Italia, sulle cose fatte e sulle tante ancora da fare. Ci saranno i protagonisti dell'antimafia: con il procuratore generale Piero Grasso ci saranno i sindaci delle città più interessate al fenomeno guidati da quello di Gela Saro Crocetta, Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Lorenzo Diana, già membro dell'antimafia, Ivan Lo Bello presidente di Confindustria Sicilia, rappresentanti delle forze dell'ordine, della magistratura, del sindacato. Il vertice è stato presentato oggi a Firenze alla stampa dal presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri, che, sollecitato dai giornalisti, ha fatto riferimento anche alla presenza delle organizzazioni mafiose in Toscana.

Da Villa Montalvo:

sabato 15 novembre 2008

ATTACCO INFORMATICO ALL'EQUO-SOSTENIBILE
Hackerato il sito della fiera sul consumo critico e gli stili di vita sostenibili di Milano

Come compare adesso la homepage del sito

I sedicenti haker arabi di "FesH4CK3rs TEAM" hanno attaccato il sito di "Fa la cosa giusta", la fiera sul consumo critico e gli stili di vita sostenibili in programma il 13-14-15 marzo 2009 a Milano. Ad organizzare l'evento è l'associazione onlus Terre di mezzo. Mistero sul destinatario dell'attacco, se Fieramilanocity o Terre di mezzo, sempre che non sia casuale. Può darsi che i sedicenti hacker arabi non abbiano apprezzato lo spottino dedicato che ci offrono come vincitore del concorso "Young Creativity Award", organizzato dall'Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti. E in effetti ci potrebbe anche stare...

mercoledì 12 novembre 2008

A PRATO MONUMENTO AI CADUTI DI NASSIRIYA
Ma quali operatori di pace


E' stato inaugurato oggi pomeriggio, ai giardini di via Papa Giovanni XXIII presso la chiesa Sacra famiglia di Prato, il monumento ai caduti di Nassiriya e a tutte le vittime del terrorismo. La stele in marmo, alta circa tre metri e raffigurante un bassorilievo con un tralcio di vite con uva, è stata scolpita da Beatrice Fineschi su incarico della consigliera del quartiere est Marisa Cacialli (Pdl). Un'iniziativa promossa da una petizione popolare molto sentita dalla destra pratese, a giudicare dalla nutrita partecipazione di oggi nonostante la pioggia.

Con la benedizione del parroco della Sacra famiglia e l'intervento dell'assessore alla Cultura, Andrea Mazzoni (Pd), che ha dedicato la celebrazione alle "nuove giovani generazioni affinché possano vivere nella pace", adesso i bambini potranno giocare accanto al monumento in memoria delle vittime della "strage di Nassirya", pensando alle caramelle e al divertimento che i nostri "operatori di pace" hanno portato ai loro coetanei iraqeni.

Una definizione assai ben congeniata quella di "operatori di pace", che vorrebbe in due parole rassicurare le coscienze sul vero motivo di quelle morti italiane e coprire con un manto di retorica una guerra di occupazione illegale. Nascondere nell'amor di patria e nel falso cordoglio per i militari caduti la vera strage di vite iraqene che prosegue nella quotidiana mattanza dell'Iraq "liberato". Quasi 100mila vittime di morte violenta accertate in cinque anni secondo l'Iraq body count. Cinque anni di una guerra che, passate le opportunità politiche del momento e venute meno le ragioni del consenso alla crociata contro l'Islam, i media italiani dopo aver avvallato hanno ormai praticamente dimenticato.

Cinque anni di guerra, di morte e devastazione che niente hanno a che vedere con la pace, la democrazia o la difesa della sicurezza nazionale, italiana come americana. Altri sono gli interessi, anch'essi taciuti per salvare il buon nome di vittime e carnefici. Interessi noti anche ai bambini, dal colore nero come l'oro del sottosuolo iraqeno che le 35 compagnie internazionali, tra cui l'Eni, hanno cominciato a spartirsi a Londra il 13 ottobre scorso. Si sa, Baghdad non è un luogo molto sicuro per decidere sul dafarsi di un piatto ricco come il petrolio iraqeno: 115 miliardi di dollari in grado di garantire estrazioni per altri cento anni a ritmi di quattro milioni di barili al giorno.


Il significato del monumento secondo Beatrice Fineschi


2 marzo 2009
Scajola a Nassiriya
ENI IN POLE POSITION PER AGGIUDICARSI IL PETROLIO IRACHENO


L'Eni è in pole position per aggiudicarsi il contratto per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Nassiriya, nel sud dell'Iraq. Un campo petrolifero che, secondo le stime irachene, vanta riserve per 4,4 miliardi di barili, con un potenziale di produzione di 300mila barili al giorno. Secondo l'Italia si può invece arrivare a 1 milione di barili. La conferma del prossimo buon esito della gara è venuta dal ministro Claudio Scajola, partito ieri per Baghdad. Scajola ha annunciato che firmerà "un accordo che ci permetterà di avere in Italia un'altissima percentuale del petrolio estratto" in Iraq.

"La nuova frontiera che vogliamo aprire è l'Iraq, che è un po' la Mecca del petrolio - ha detto in un'intervista a Domenica In, l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni - Ho l'ambizione che Eni sia la prima compagnia internazionale che sbarchi in quel Paese".

Ma la "nuova frontiera" non si è aperta sei anni di guerra fa, nel marzo 2003? Una domanda che naturalmente Domenica In non ha posto all' a.d. Eni.

martedì 28 ottobre 2008

NEBBIE SULL'ITALICUS
Da "Sragione di Stato", di Camillo Arcuri: Licio Gelli, le bombe, la P2 e la strategia della tensione



Siamo nel 1977 e da tempo i giudici esperti di trame terroristiche indagano senza esito sulla strage dell'Italicus, il treno fatto saltare in aria nell'agosto dell'1974 dentro una galleria della linea appenninica tra Emilia e Toscana. Proprio in riferimento alle note di Santillo (Emilio Santillo, questore, poi capo del servizio nazionale antiterrorismo) sui rapporti del capo della P2 con le cellule nere, i magistrati di Bologna chiedono al Sid qualche informazione in più. Segue una risposta stupefacente, a firma dell'allora capo del servizio, ammiraglio Casardi: “Non si dispone di notizie sul conto di Licio Gelli per quanto concerne la sua appartenenza alla loggia P2, oltre a quanto riportato diffusamente dalla stampa”. Dove il rinvio alla lettura dei giornali, la dice lunga sulla volontà di collaborare, insabbiando.

L'Italicus si era rivelato fin dall'inizio un tabù intoccabile. Addirittura choccante è la disavventura capitata al commissario Ennio Di Francesco, uno degli uomini di punta di Santillo, piombati a Empoli nel gennaio 1975, quando Mario Tuti, mitra in pugno, aveva falciato due poliziotti pur di coprire il suo gruppo terroristico. Che cosa poteva nascondere di tanto scottante in archivio, da scatenare una reazione tanto furiosa? Visto che Tuti qualsiasi cosa poteva essere meno che un pazzo, doveva trattarsi certamente di segreti molto pesanti, riguardanti fatti e personaggi-chiave nella strategia eversiva in atto. Non occorreva una grande fantasia, insomma, per indirizzare l'attenzione dei detective verso un possibile collegamento tra la bomba scoppiata pochi mesi prima sull'Italicus, il gruppo di fuoco toscano e il suo finanziatore, il “signor P2” della vicina Arezzo.

In questo senso “vietato” si muoveva fin dal suo arrivo a Empoli, il commissario Di Francesco, memore dei sospetti già agli atti dell'Antiterrorismo. Non se ne pentì ma quasi. Al ritorno da una missione venne convocato di notte in ufficio dal sostituto procuratore di Arezzo, Marsilio Marsili (genero di Gelli), che lo affrontò con inaudita durezza. Gli contestò, sfogliando il codice penale e lasciandolo in piedi come un imputato, fughe di notizie, violazioni del segreto istruttorio, il tutto per aver messo a parte dei suoi sospetti il magistrato di Bologna che indagava sull'Italicus. “Gli risposi dicendo quello che pensavo: come poteva accusarci addirittura di reati – così ricostruisce quella brutta pagina Di Francesco – per avere informato un altro giudice di elementi che interessavano una sua indagine parallela? Noi dell'antiterrorismo avevamo proprio come compito quello di studiare possibili legami in campo nazionale e internazionale. E poi non dovevavmo lavorare tutti per lo stesso scopo: fare luce su crimini tremendi?

Invano l'Antiterrorismo cercò di fare quadrato intorno al suo investigatore. Santillo dovrà infine richiamare a Roma il suo investigatore per “ordini superiori”. Quali, è facile immaginare. La netta sensazione, riportata anche sui giornali dagli inviati più attenti, fu che Di Francesco fosse stato estromesso dal caso Empoli per essersi attivati troppo su un terreno (minato) di indagine: la pista che collegava la strage di Tuti alla carneficina del treno poteva portare lontano, a scoperte destabilizzanti per certi settori. Non si è arrivati a niente anche per la presenza in ruoli chiave, di personaggi tutti legati al giuramento di fedeltà alla loggia segreta di Gelli: dall'allora questore di Firenze, ai vertici dei carabinieri in Toscana, fino a qualche magistrato del circondario.

Conclusione: a distanza di trent'anni, le vittime dell'Italicus (12 morti e più di cento feriti) non hanno ancora avuto giustizia. I neofascisti processati per la strage sono stati assolti per insufficienza di prove, lo stesso i loro protettori e finanziatori. Se il giudizio penale non ha potuto accertare precise e concrete responsabilità individuali, gli stessi indizi del processo, uniti a nuovi elementi emersi nel frattempo, hanno però aperto un primo squarcio di verità. Dopo anni di ricerche e interrogatori la Commissione parlamentare sulla P2 è arrivata a stabilire tre certezze, una più grave dell'altra: 1) la strage dell'Italicus - si legge testualmente nelle conclusioni – è ascrivibile a un'organizzazione terroristica d'ispirazione neofascista e neonazista; 2) la loggia P2 svolse opera d'istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti della destra extraparlamentare toscana; 3) la loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell'Italicus e può ritenersene addirittura responsabile in termini non giudiziari, ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale.

Da: "Sragione di Stato", di Camillo Arcuri, Bur-Rizzoli, 2006, Milano, 181 p.p., euro 9,50.
E' il libro intervista del giornalista genovese, già inviato del Giorno, del Corriere della sera e dell'Espresso, all'ex generale dei carabinieri Niccolò Bozzo. Braccio destro di Carlo Alberto Dalla Chiesa nella direzione dei nuclei antiterrorismo negli anni di piombo, l'ex generale in pensione offre una testimonianza su trent'anni di vicende italiane vissute dall'interno della "Benemerita". Ombre e penombre che si sono addensate sul paese a momenti alterni, dal "Piano Solo" del 1964 al Golpe Borghese, da Piazza Fontana alla strage di Bologna. Cortine di silenzio, verità taciute, depistaggi e menzogne. Storia italiana ancora scritta a metà.

Vai al VIDEO della presentazione alla libreria Feltrinelli di Torino, qui (con Marco Travaglio, Gian Carlo Caselli, Bozzo e Arcuri).

martedì 30 settembre 2008

PERQUISITA LA CASA DEL PARTITO PIRATA TEDESCO
Aveva reso noti documenti sull'esistenza di malware governativo per intercettare Skype

(da Zeusnews.it) Le difficoltà incontrate nell'intercettare le telefonate fatte tramite Skype non devono essere proprio andate giù alla polizia tedesca: di qui, l'idea di introdurre i trojan di Stato, pratica effettivamente permessa in Baviera dal luglio scorso sui Pc dei sospettati di legami col terrorismo.

Così, per ovviare a tutti i problemi incontrati, è stato ideato un piano segretissimo per riuscire ad ascoltare le comunicazioni che avvengono sfruttando il VoIp - quelle via Skype in particolare - tramite un trojan (i tedeschi non devono abbondare in fantasia). Il guaio è che il segreto del piano è durato poco: grazie a una talpa il Piratenpartei Deutschland (ossia il Partito tedesco dei Pirati) è entrato in possesso di documenti che spiegherebbero i dettagli, e subito ha diffuso la notizia. Le informazioni sono state poi pubblicate dal solito Wikileaks.

I documenti in questione sarebbero due: uno illustrerebbe i progetti ideati dalla Digitask per un sistema di intercettazione delle comunicazioni di Skype e delle trasmissione che sfruttano il protocollo Ssl; l'altro riguarderebbe i costi e le licenze per il software necessario che il Ministero della Giustizia bavarese avrebbe dovuto affrontare.

La diffusione di informazioni così riservate non poteva passare inosservata e infatti l'11 settembre scorso la polizia del Land ha condotto un raid nella casa del portavoce del Partito dei Pirati, Ralph Hunderlach, portandosi via un server cui ancora non sarebbero riusciti ad accedere per via della robusta crittografia usata sull'intero disco (ma è un problema che ormai la polizia conosce bene). Se l'identità dell'informatore difficilmente salterà fuori, l'azione della polizia sembra essere una conferma indiretta dell'autenticità dei due documenti e, dunque, del piano che vi è dietro.

Il presidente del Piratenpartei, Andreas Popp, (foto) ha commentato: "Una persona coraggiosa fornisce i documenti al Partito dei Pirati per informare il pubblico su un'attività del governo bavarese che sembra proprio violare la costituzione. Ora questa persona è braccata come un criminale. Stanze private vengono perquisite, server sequestrati". Tutto ciò non spiega però l'ossessione della polizia tedesca per i trojan, né come questa pensi di convincere le aziende produttrici di software antivirus a ignorare i malware di Stato rischiando la chiusura definitiva qualora venissero scoperte dagli utenti.

martedì 23 settembre 2008

UN PORTALE DEDICATO AL MONDO MARINO

L'ambiente acquatico e le sue risorse in un portale semantico appositamento dedicato. Si chiama AquaRing, un progetto finanziato dall'Unione Europea e inserito all'interno di eContentplus, che verra' presentato giovedì all'Oceanium di Rotterdam. Sarà possibile scaricare file, fare ricerche personalizzate sui diversi temi del mondo marino. AquaRing vede la partecipazione di Italia, Belgio, Francia, Lituania, Spagna e Olanda, oltre a diverse strutture come l'Acquario di Genova, che ha promosso e coordinato il progetto, lo Zoo di Rotterdam e il museo di Scienze naturali di Bruxelles, il dipartimento di Scienze antropologiche dell'Universita' di Genova, Ecsite, network europeo di musei e centri scientifici.

Il progetto ha un costo pari a 3 milioni e 600 mila euro, di cui la metà finanziati dalla Commissione Europea. Il portale è stato predisposto per il collegamento con la European Library, il sito europeo che raccoglie i contenuti di tutte le biblioteche europee.

venerdì 12 settembre 2008

L'UFFICIALE ALGERINO
L'angolo letterario inaugura la pausa lavori
Previsti temporali su Torino
Probabile aumento del flusso informatico


Iblis lo incontrai di ritorno dalla Spagna. Dopo aver guidato tutta la notte ci fermammo a dormire all’alba, sotto un cavalcavia tra Saint Tropez e Saint Maxim. La strada provinciale si srotolava in una serie di rotonde, fino a costeggiare la foce di un fiume che incontrava il mare a qualche centinaio di metri.
Iblis lo incontrai nei panni d’un borseggiatore algerino, colto alle spalle mentre osservava, chino sopra Marta che dormiva, la sua borsa appena scostata oltre la nuca. Colto di sorpresa, sul momento Iblis non seppe che fare, si tirò su barcollante e intimidito, bofonchiò qualcosa e se ne andò con ritrovata disinvoltura.

Tornai da dove ero venuto, sull’argine del fiume, riprendendo la conversazione che avevo interrotto con Francesca prima di scattare in direzione degli altri che dormivano. Dopo pochi minuti vidi oltre Francesca Iblis che ci veniva incontro decisamente alterato. Rimasi seduto ostentando calma, anche se la prima cosa che guardai furono le mani. Non sembravano stringere niente. Lo scambio di sguardi durò poco. Inaspettatamente Iblis si calmò e mi si sedette accanto: “Mi chiamo Said”.

Ci presentammo. Masticava tre lingue e Francesca traduceva dal francese, visto che più che altro era lui a parlare. Disse di essere un ex-ufficiale dell’esercito algerino, emigrato in Spagna e poi in Francia. Con un dito mi fece i segni dei gradi sulla spalla, intendeva dire che anch’io avrei potuto fare il soldato. Un modo per farmi capire che avevo avuto coraggio ad affrontarlo in quel modo. In realtà non avevo valutato i rischi.

Si portò gli indici delle mani sopra la testa, a formare delle corna, per farmi capire di essere stato tentato da Iblis, il diavolo dell’Islam. Io ero arrivato da dietro, quasi volando, e come un angelo lo avevo salvato dalla tentazione di rubare. In breve il discorso cominciò a prendere una strana piega: si domandava se quanto accaduto dimostrava che gli italiani erano migliori degli algerini. La buttai sullo scherzo e accettai di ripetere con lui “vive la France” per non essere entrata in guerra contro l’Iraq.

Ricominciò ad alzare troppo il tono della voce in una serie di ingiurie contro Bush e gli americani. Continuò dicendo che gli italiani erano ok perchè pregavano Gesù e la Madonna. Poi cominciò a mimare un’altra rappresentazione. Vi erano uomini che pregavano con le mani al cielo chiedendo qualcosa. Subito dopo faceva con le dita il gesto di contare soldi. Espresse la propria concezione del denaro con lo stesso gesto di preghiera di prima ma, chiudendo gli occhi, lanciò in aria col pollice una moneta da due euro presa da un marsupio alla cintura. Poi un’altra moneta da due e infine un euro. Cinque euro sulla ghiaia dell’argine. Continuò. Faceva il gesto di pregare e trovava un euro. Ringraziava, tornava a pregare e trovava la prima monte da due. La seconda la lasciò a terra, Allah l’avrebbe fatta trovare a qualcun altro.
Luca Ciambellotti

martedì 2 settembre 2008

DA PECHINO ALLA REGIONE
Premiati gli atleti toscani



«Siete andati maluccio, anzi malissimo. Alle Olimpiadi di Atene gli atleti toscani avevano portato a casa cinque medaglie d' oro, voi soltanto una». Un attimo di silenzio, poi il sorriso illumina i volti degli atleti toscani riuniti nella sala del Gonfalone di palazzo Panciatichi, a Firenze, per la cerimonia di consegna della medaglia d' argento del Consiglio regionale ai medagliati dei giochi olimpici di Pechino. L' esordio del presidente della Regione, Riccardo Nencini, gioca sull' ironia, ma le istituzioni sono qui per ringraziare: «La verità è che noi oggi vi nominiamo, e lo facciamo con grande felicità nel cuore - ha proseguito Nencini - ambasciatori della Toscana nel mondo, ed è cosa che vi spetta perché da tempo tenete alto il nome di una terra straordinaria come questa».

Sono loro il medagliere olimpico della Toscana, illuminati dai flash dei fotografi rilasciano interviste, visibilmente felici della nuova carica onoraria e della medaglia d' argento consegnata dai membri dell' ufficio della presidenza del Consiglio. Alessandra Sensini, argento nella vela classe Rx, Luca Agamennoni, argento nel canottaggio quattro di coppia, Salvatore Sanzo, bronzo nel fioretto individuale, Aldo Montano, bronzo nella sciabola a squadre, Franco Ballerini, direttore tecnico della nazionale di ciclismo che a Pechino ha vinto l' argento con Davide Rebellin e il bronzo con Tatiana Guderzo, e Manuel Quintavalle, fratello di Giulia, oro nel judo donne, assente alla cerimonia per impegni professionali.

E' Alessandra Sensini, la regina del windsurf, con la sua quinta presenza alle Olimpiadi, a testimoniare i sacrifici e le tante difficoltà che spesso accompagnano questi campioni non appena si spengono le luci della ribalta: «Dopo Atene avevo interrotto l' attività, ho potuto riprendere solo grazie alla Provincia, che mi ha dato la possibilità di allenarmi a Grosseto e mi ha fornito il supporto logistico».
LUCA CIAMBELLOTTI
Repubblica — 02 settembre 2008 pagina 8 sezione: FIRENZE

venerdì 22 agosto 2008

Giuseppe Cascini (Anm): "Politica nel Csm è ritorno a un modello autoritario"



Giuseppe Cascini, segretario dell'Associazione nazionale magistrati (Anm, il sindacato delle toghe), risponde in un'intervista su YouTube alle domande di Klaus Davi in merito all'annunciata riforma del Consiglio superiore della magistratura da parte del governo. "La politica nel Csm, come programmaticamente annunciato, è un ritorno a un modello autoritario".


Dall'intervista di Repubblica del 21 agosto a Federica Guidi, presidente dei Giovani industriali:

"Per formazione io penso che il dissenso sia il sale della democrazia, ma mai direi che oggi corriamo i rischi di regime solo perchè si parla di provvedimenti semplici e di buon senso. Quanto alla memoria negletta, Veltroni pensa forse che nella storia recente di questo paese ci siano molte cose da ricordare? Io no. Qui si tratta di rimettere in piedi un sistema ferito, pensando al futuro dei giovani e del paese".
Ma si può fare anche calpestando alcune regole basilari della democrazia come, come il varo a colpi di maggioranza di leggi ad personam, di istituzionalizzazione dei conflitti d'interesse, che dovrebbero essere la bestia nera degli imprenditori?
"Questi sono aspetti che non interessano un granché a gran parte dell'opinione pubblica".
Appunto, un'opinione pubblica devastata, prona, anzi docile.
"Io dico che oggi tutto occorre tranne il dissenso a tutti i costi. A noi interessa l'economia di mercato con meno ingerenze dello Stato. Chiediamo uno Stato leggero, efficiente, alcune regole, ma che siano poche e chiare. Tutto il resto viene dopo".
Vuol dire che i conflitti d'interesse non riguardano gli imprenditori, soprattutto quelli giovani che dovrebbero ricostruire l'Italia?
"Il conflitto d'interessi di cui parla lei non mi riguarda direttamnte, su queste cose non do giudizi politici generali. Noi imprenditori, soprattutto piccoli e medi, siamo occupati a girare per il mondo tutti i giorni., non viviamo negli yacht e nelle ville, ma a fare il check-in agli aereoporti, siamo impegnati a trovare il modo di affrontare una competizione globale drammatica, di creare ricchezza per il paese, per le nostre aziende e per i nostri dipendenti".

domenica 10 agosto 2008

OLIMPIADI SUL MAXISCHERMO
Chinatown fa festa nel parco



PRATO - Jinchuan e Jinjing hanno 23 anni, taglio alla moda, gloss sulle labbra e magliette sopra l'ombelico. «Vi interessa lo sport?». «Abbastanza, ma a queste Olimpiadi ci teniamo particolarmente perché siamo cinesi». Sono tanti i ragazzi e le ragazze come loro venuti all' ex ippodromo per assistere alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. L'affluenza ha colto di sorpresa tutti. E' la prima volta che la comunità cinese di Prato partecipa così numerosa a un evento organizzato da Comune e Provincia. Duemila persone e un' evidente aria di festa, la loro festa, visto che non c' è quasi nessun italiano. Il maxi-schermo montato sul camion trasmette su Rai 2 la diretta da Pechino e proprio loro, i ragazzi della seconda generazione di emigrati dall' Oriente, sono i più indaffarati tra i gazebo con i rinfreschi e le pubbliche relazioni con gli organizzatori italiani.

Ma il sole del primo pomeriggio non ha fermato neanche gli anziani e le mamme con i bambini piccoli. Sorridono tutti, gli occhi incollati allo schermo mentre sfilano le squadre delle delegazioni internazionali. L'appuntamento è stato organizzato da diverse associazioni cinesi in collaborazione con le istituzioni pratesi e il Consolato cinese di Firenze. «Ma non solo», dice Bai Jungi, dell'associazione giovanile Associna, «lo spirito di questa festa era di coinvolgere la realtà multietnica di Prato, per questo siamo molto contenti che abbiano partecipato anche le associazioni senegalesi, camerunensi e del Centro America». Anche Cile, 26 anni, un altro di questi ragazzi che a differenza degli adulti parla senza timidezza in perfetto italiano, non nasconde la sua soddisfazione: «Io non sono neanche mai stato a Pechino, solo a Shanghai. Sono venuto in Italia quando avevo quattro anni e ho delle difficoltà a capire il cinese. Per noi queste Olimpiadi sono un momento di orgoglio». E per quanto riguarda la censura in Cina? Cile non si scompone, risponde gentilmente: «Penso che ci vorrà del tempo, come per tutte le grandi democrazie».

E' una domanda alla quale questi ragazzi rispondono senza troppi dubbi: la censura esiste anche negli altri paesi. Ed è la stessa risposta che dà anche il Console cinese Gu Honglin, che parlando dei diritti umani invece riconosce che «la Cina presenta dei problemi, ma la questione non riguarda solo i paesi in via di sviluppo, riguarda anche quelli avanzati. I diritti umani partono da una realtà che non ha a che fare solo con l' economia ma con la società, la cultura e le tradizioni. Per questo non possiamo misurare con lo stesso metro l' Africa, l'Europa e la Cina». Parlando di censura il primo pensiero del console non va alla censura interna alla Repubblica Popolare Cinese, ma alla censura dei giochi olimpici da parte degli altri paesi: «E' ingiusta perché le Olimpiadi e lo sport portano messaggi di pace, quindi non devono essere mescolate con la politica. Io mi oppongo perché per parlare di politica ci sono altre occasioni». A Prato non era l'appuntamento delle polemiche quello di ieri, ma di festa per la cerimonia d' inaugurazione di Pechino 2008. E tuttavia qualche dimostrazione di protesta c' è stata. A Firenze alcune bandiere del Tibet sono comparse sul ponte di fronte al Consolato cinese e a Palazzo Vecchio, due bandiere con i colori della pace e la scritta «Tutti i diritti umani per tutti» hanno sventolato accanto a quelle di Firenze, dell'Italia e dell'Europa.

Pubblicato su Repubblica Firenze il 9 agosto 2008, pagina 6 sezione: FIRENZE

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> PRATO E IL "PATTO PER LA SICUREZZA": i soldati sono arrivati, 54 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri se ne sono andati - 13 gennaio 2010
> GHERARDO COLOMBO CONTESTATO A PRATO. Una pagliacciata organizzata? - 1 luglio 2009
> BERLUSCONI A PRATO: "Militari contro i cinesi", mercoledì 3 giugno 2009

domenica 3 agosto 2008

LONDRA, IL RADUNO DI FACEBOOK
SI TRASFORMA IN UNA MEGA RISSA

Si erano dati appuntamento su Facebook per una battaglia a colpi di fucili ad acqua. Ritrovo ad Hide Park, nel centro di Londra, giovedì 31 luglio. Una 250ina di internauti, utenti del celebre social network, avevano pensato di passare dalle identità virtuali a quelle reali in un pomeriggio di canicola estiva. Niente di meglio che conoscersi durante una sfida a gavettonate nel parco, ma nessuno pensava che dai liquidator si sarebbe passati ai coltelli.



Non è chiaro se tutto si sia originato dall’episodio ritratto nella foto sequenza pubblicata dal The Sun, ma evidentemente gli “amiconi” online nella realtà non si devono essere piaciuti troppo. Il raduno è improvvisamente degenerato in una maxi rissa, con scazzottate, minacce e poi anche le lame dei coltelli. Nove ragazzi, tutti sulla ventina, sono finiti dentro per turbativa dell'ordine pubblico e resistenza a pubblico ufficiale.

Per sedare la rissa, durata circa un'ora, è servito l’intervento di diversi “bobbies”, i famosi poliziotti inglesi. Un uomo è stato stordito con una pistola elettrica dopo aver minacciato un agente con il suo pitbull. Tre bambini di età compresa tra i cinque e i dodici anni sono caduti dai cavalli su cui stavano facendo una lezione di equitazione riportando fratture (gli animali, imbizzarriti dal lancio di alcuni gavettoni, hanno deciso di prendere parte anche loro alla rissa).

Scotland Yard era al corrente dell’evento, organizzato e ampiamente reclamizzato sulle pagine di Facebook e di diverse chat pubbliche. Due settimane prima, in un’altra azzuffata di massa, avvenuta in un altro parco di Londra, Holland Park, un teenager era stato accoltellato a morte.

mercoledì 25 giugno 2008

Notte di San Giovanni
Fuochi d'artificio nel cielo di Torino
(LucavalicoEdizioni VIDEO*)

Il Senato approva,

24 giugno - passa il decreto legge in materia di sicurezza. La cosiddetta «salva-premier» contiene le norme per la sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002, tra cui la corruzione in atti giudiziari per cui è imputato il premier Silvio Berlusconi nel cosiddetto "processo Mills".

La sospensione riguarda processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002, che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado. Questi sono immediatamente sospesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto per la durata di un anno.

Tra le altre novità, l'articolo aggiuntivo al 7, proposto dal Governo e che prevede la possibilità di adottare un piano, valido sei mesi e rinnovabile una sola volta, per l'impiego in compiti di ordine pubblico di un contingente delle forze armate non superiore a 3000 unità, da adibire alla vigilanza di siti e obiettivi sensibili, per perlustrazione e pattuglia in supporto alle forze di polizia.

All'articolo 10 sono state approvate con largo consenso misure che ampliano i poteri della magistratura in materia di attacco ai patrimoni mafiosi. E' stato inoltre introdotto un articolo che esclude il gratuito patrocinio per gli imputati per reati di mafia, già condannati in primo grado.

*VIDEO - «Festa di San Giovanni», pubblicato da la Stampa.it il 25/06/2008

mercoledì 14 maggio 2008

ISRAELE E L'INFORMAZIONE DEFORMATA
Incontro con Claudio Pagliara

Venerdì 9 maggio 2008, secondo giorno della Fiera del Libro di Torino. Nel Rettorato dell'Università di via Verdi, l'inviato della Rai a Gerusalemme, Claudio Pagliara, partecipa a un incontro sul Medioriente con gli studenti del Master in giornalismo. Fuori intanto prosegue la campagna di boicottaggio organizzata dal movimento Free-Palestine contro l'invito di Israele come Paese ospite d'onore nel 60° anniversario dalla sua fondazione.

Il quadro mediorientale, le avvisaglie di guerra civile in Libano, il ruolo dell'Iran, della Siria e degli Stati Uniti, Hamas e l'Anp. Quale diaolgo per una possibile soluzione?

martedì 22 aprile 2008

SCEMI DI GUERRA
LA FOLLIA NELLE TRINCEE
Un documentario racconta su History Channel i sintomi da shock da combattimento


Un documentario sui soldati della Prima guerra mondiale colpiti dalla sindrome post-traumatica da stress - il cosiddetto shock da combattimento - andrà in onda il 25 aprile alle 21 su History Channel. "Scemi di guerra. La follia nelle trincee'', di Enrico Verra, racconta il conflitto bellico dal punto di vista dei soldati al fronte: uomini male equipaggiati e sfiancati da una guerra di posizione che cominciarono a dare segni di squilibrio mentale. Senza alcuna idea su come affrontare quello che divenne un fenomeno di massa, gli psichiatri ricorsero a internamenti nei manicomi e terapie d’urto come l’elettroshock.

“Scemi di guerra”, questa era la definizione popolare dei soggetti colpiti da disturbi analoghi a quelli che affliggono oggi un reduce su cinque delle guerre in Iraq e Afghanistan. I dati dello studio, “Ferite invisibili della guerra”, condotto dal "think-tank" americano indipendente,Rand Corporation, rappresentano la più estensiva ricerca mai compiuta sugli effetti psicologici dei due conflitti. In due anni di lavoro e 500 pagine di interviste a quasi 2.000 tra soldati in servizio, riservisti e veterani, lo studio rivela come il 19 percento dei militari mandati al fronte abbia subito danni traumatici al cervello, spesso a causa di esplosioni ravvicinate. La stessa percentuale presenta vari altri problemi mentali come le crisi depressive. Su un totale di 1,6 milioni di persone che hanno servito in Iraq e Afghanistan, oltre 300.000 soffrirebbero ancora oggi di gravi conseguenze psicologiche.

Prodotto da Vivo film e Provincia autonoma di Trento, in collaborazione col Museo storico del Trentino e il Museo della guerra di Rovereto, “Scemi di guerra” è stato realizzato con il sostegno del Piemonte Doc Film Found per Rti spa e Fox International Channels Italy.

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  1. AFGHANISTAN: L'INCUBO DEL RITORNO - Rischio suicidi tra i reduci britannici 
  2. LA GUERRA AI TRAUMI DA COMBATTIMENTO DELL'ESERCITO USA - Aljazeera intervista la psichiatra Barbara Van Dahle
  3.  I PILOTI DI DRONI AFFETTI DA STRESS POST-TRAUMATICO COME I PILOTI IN COMBATTIMENTO

Da Repubblica - inchieste-:
FOLLIA DA GUERRA - Il calvario degli eroi dimenticati, una vita nell'ombra dopo Nassiriya

venerdì 11 aprile 2008

NAZIROCK AL BARETTI
Presentato il film documentario
sull'estrema destra italiana


Torino – Si è tenuta ieri sera, al cineteatro Baretti, nell’omonima via del quartiere di San Salvario, la proiezione del film-documentario di Guido Lazzaro, “Nazirock”, sulla destra skin italiana, edito da Feltrinelli Real Cinema (in libreria dal 3 aprile, dvd + libro).
L’autore (già giornalista e corrispondente di guerra del Corriere della sera), presente alla proiezione, ha detto di non temere conseguenze giudiziarie dalla diffida alla proiezione avanzata dal presidente di Forza Nuova, Roberto Fiore e dal cantante Gigi, dei Legittima offesa, che ha già portato all’annullamento di alcune proiezioni a Roma, Milano e Bologna.

Lazzaro non avrebbe chiesto l’autorizzazione per l’esecuzione di brani musicali e le riprese di un concerto effettuate a una manifestazione di Forza Nuova a Viterbo nel 2006, alla quale parteciparono i principali gruppi rock, oltre a militanti e leaders di estrema destra provenienti da Spagna, Germania, Francia, Grecia, Libano e Romania.
Lazzaro ha spiegato che, con i legali di Feltrinelli, avrebbero concluso la preminenza del diritto d’informazione sul diritto alla privacy per l’interesse pubblico tanto della manifestazione di Viterbo che dell’attività politica di Fiore e dello stesso cantante.

(18 novembre 2008, "Da Nazirock al pestaggio di Bologna: solo goliardate?", di Claudio Lazzaro, da Articolo21.info)

martedì 1 aprile 2008

GOOGLE VS EDITORI
Salta l'accordo sull'Acap tra il motore di ricerca e le associazioni degli editori


Si è aperto un contenzioso all’ombra di G., dove G sta per Google e tre sigle individuano le principali associazioni internazionali degli editori: Wan, World Association of Newspaper, Epc, European Publishers Council, Ipa, International Publishers Association. L’aggregatore di notizie del motore di ricerca di Mountain View, Google News, non applicherà l’Acap, la nuova tecnologia di protezione dei contenuti che secondo gli editori potrebbe mettere fine al conflitto tra motori di ricerca e produttori di notizie.
I grandi nomi della rete come Google, Yahoo, AOL hanno un ruolo sempre più decisivo nell’accesso all’informazione e nel relativo mercato pubblicitario. I primi ad accorgersi dei problemi sono state le agenzie stampa, quattro delle quali, Associated Press, Agence France de Presse, Canadian Press e la Press Association of Britain, hanno siglato nel settembre scorso un accordo (di cui si ignorano i termini finanziari) per pubblicare direttamente su Google News le agenzie vendute e riportate anche da altre testate.

Il mercato pubblicitario sembra non poter fare a meno dei dati di navigazione degli utenti archiviati sui server delle grandi società multimediali, che consentono la logica delle campagne promozionali su misura ben espressa da Peter Levinsohn, presidente di Fox Interactive Media: “L’idea è quella di mettere annunci pubblicitari di cibo per cani di fronte alle persone che ne hanno uno”.
A dare notizia del mancato accordo sull’Acap, il 12 marzo scorso, è stata una testata inglese online: journalism.co.uk, a due giorni dalla inchiesta-affondo del New York Times (commissionata alla società score.com), sui problemi di privacy connessi all’archiviazione di miliardi di “eventi di trasmissione dati” da parte dei colossi della rete. Un patrimonio aggiunto difficilmente stimabile per società come Yahoo, capofila con l’archiviazione media di 811 informazioni di navigazione per utente al mese.

venerdì 14 marzo 2008

UN SILENZIO CHE UCCIDE
I telegiornali e le guerre dimenticate



Non rinuncia alla corrosiva ironia tipica delle sue campagne di comunicazione l'ultimo report di Medici senza frontiere sulle guerre dimenticate. L'unico modo forse per chi opera sul campo di guardare ai dati della ricerca dell'Osservatorio di Pavia sullo spazio che la televisione italiana riserva agli scenari di crisi.
Il quarto rapporto di Msf parla di una tv che informa soprattutto se sono coinvolti italiani o personaggi famosi. Che torna a occuparsi di Somalia in occasione di aggiornamenti sul caso Ilaria Alpi; di Sri Lanka - dove da mesi infuria la guerra tra governativi e Tigri Tamil - solo se viene ferito l'ambasciatore italiano Pio Mariani. Stessa sorte per la Colombia, fatta eccezione per la vicenda del rapimento di Ingrid Betancourt.

Presentato il 12 marzo a Roma presso l'Associazione della Stampa estera, il rapporto traccia il quadro di un'informazione televisiva (Rai e Mediaset) che assegna il primo posto nella 'top ten' delle crisi dimenticate del 2007 alla Repubblica Centrafricana: nessuna notizia. Secondo e terzo posto alla Repubblica Democratica del Congo e allo Zimbabwe, rispettivamente con cinque e dodici lanci in un anno, poco distante lo Sri Lanka, con 15. Per quanto riguarda i network considerati nel dossier, il tg di Rai 3 si conferma quello che ha dedicato maggior attenzione alle crisi 'dimenticate', mentre Studio Aperto, col 3%, è ancora il "fanalino di coda".
Come dire che lo scenario globale è in realtà assai parziale. Alcuni paesi dove si consumano epidemie, esodi per fame, siccità o guerre sono praticamente ignorati dai telegiornali, inesistenti per la maggiornaza dell'opinione pubblica italiana.

Così come alcune constatazioni suonano sempre meno sorprendenti: come quella di Mirella Marchese, dell'Osservatorio di Pavia, sui i 2 miliardi di dollari spesi per la ricerca sull'aviaria (che ha provocato 80 morti) contro i 200 milioni impiegati per la tubercolosi, che ha causato il decesso di 2 milioni di persone nel 2007. Un test, quello della tubercolosi, che risale al 1882 e, come ha detto a Roma il direttore di Medici senza frontiere, Kostas Moschochoritis: "non ne è stato creato un altro, perché nessuno lo reclama a voce alta e le compagnie farmaceutiche non hanno interesse a fare ricerche in merito".

Da Multivisione alla televisione ce ne corre, e non saranno certo i blog a fare la differenza. Ma pubblichiamo nella sezione

ArchivioDocumenti

il primo Speciale Africa di una serie che speriamo possa continuare sulle aree di crisi. Per motivi pratici e di tempo il metodo sarà molto quello del collage. Ci auguriamo che nessuno se ne lamenti, cercando di indicare accuratamente la fonte ed eventualmente l'autore, e confidando nel fatto che un contributo alla visibilità del lavoro di molti corrispondenti possa essere più utile se rilanciato in rete che non nelle memorie delle agenzie o mai tradotto dai media di paesi stranieri meglio informati di noi.
Buona navigazione.

venerdì 22 febbraio 2008

ADDIO ALLA LISBONA-DAKAR
Un team racconta la fine di un mito

L'Iveco Cargo di Luisa Trucco e Corrado Pattono alle prese con una duna nel deserto del Sahara; Rally Dakar edizione 2007.

Azeglio, vicino Ivrea. In una stretta stradina del centro c’è un piccolo concessionario di moto. E’ la base del team Dakar del camion Iveco disegnato dall’Italdesign di Giugiaro. Il team si forma nel 2004, con l’arrivo alla guida di Luisa Trucco, torinese di 34 anni: “Il nostro assistente, Germano, è un’aggiunta. Il team siamo io e Corrado Pattono”.

Quella del 2008 sarebbe stata per Luisa la quarta Dakar, mentre Corrado è un veterano alla 18esima edizione. Dei due Corrado, il navigatore, è il più taciturno ma risponde per primo quando gli chiedo la reazione dei piloti all’annullamento del rally il giorno prima della partenza. Il rischio di attentati terroristici, inoltrato dal governo francese, ha convinto l’organizzazione a sospendere tutto.
Un disastro, sia morale che economico. Morale perché dopo tanto lavoro tutto svanisce in un attimo. Economico perché queste gare sono costosissime e si fanno solo grazie agli sponsor. Per la preparazione del camion abbiamo anticipato molti soldi, ma gli sponsor finanziano i piccoli team perché è la Dakar. Se salta l’evento, salta lo sponsor. I nostri per fortuna ci sono venuti in contro, quindi cercheremo di fare qualche altra gara”.

Penso subito alla Dakar Series. La Aso, l’ente organizzatore, non ha perso tempo e già si parla per il prossimo anno dell’Argentina, ma è stato anticipato ad aprile un raid in programma per il 2009 in Ungheria. “Probabilmente parteciperemo al Rally di Tunisia, o faremo questa gara in Ungheria, ma non si capisce bene quale sarà il terreno più adatto ai camion. Gli spazi africani ti consentono di gestire un mezzo del genere, ma nei boschi lo distruggi. Aver speso tutti i soldi per la preparazione alla Dakar, non correre e rovinare il camion in una gara meno importante e con poco seguito diventa impegnativo”.

La Dakar è il rally del deserto per definizione. Chiedo ai due piloti se la vera sfida è tra i concorrenti o con il terreno di gara: “Il deserto è ciò che cercano tutti quelli che fanno la Dakar. Il deserto, la sabbia, gli spazi africani”, dice Corrado. Sembra che in Argentina ci siano le stesse condizioni, non sarà l’Africa ma va bene”. Della competizione invece parla Luisa: “La Dakar è più una gara di resistenza. La vera sfida è con te stesso, con le ore che passi alla guida, con le ore che non dormi. Resistenza fisica e del mezzo. Tolti i primi, quello che conta è arrivare in fondo. E’ una delle poche gare dove se arrivi alla fine, a vedere il Lago Rosa ancora in gara, sei felice, felice di aver attraversato il deserto”.

Alcuni piloti, nonostante il rischio di attentati, avrebbero voluto correre lo stesso. Chiedo che sensazione abbiano avuto loro, e mi risponde Corrado: “Chi aveva alcuni anni di Dakar alle spalle, me compreso, era assolutamente per partire. Situazioni simili ci sono sempre state: campi minati, banditi. Un anno sono stato anche sequestrato. Tutto si è risolto con un po’ di panico e il danno per quello che ci hanno rubato”.
I due piloti piemontesi non si atteggiano a temerari, parlano di situazioni che conoscono bene. “Certo, nessuno ha voglia di farsi sparare ma erano tutti più o meno abituati a situazioni di rischio. Tra i partecipanti girava voce di una valutazione degli organizzatori legata ad accordi tra governi che non ci sono stati. Di una ritorsione della Francia alla Mauritania per l’omicidio dei quattro turisti francesi a fine dicembre. Perché la Dakar significa soldi per chi ospita la gara. Significa medicine, vaccini, pozzi”.

Eppure molti rischi nel tempo sono diminuiti. Le norme di sicurezza sono aumentate e con i Gps non ci si perde più. “Ti perdi ancora quanto prima ma perdi la rotta ideale”, precisa Corrado, “prima ti poteva capitare di non sapere veramente più dov’eri. E poi ci si allontanava di più dalle vie principali, si mangiava male, non c’era acqua per lavarsi, si passava da luoghi dove non si va più. I rischi sono soprattutto per chi va molte forte, come in qualsiasi altra gara”. Secondo loro più che le persone a rischiare sono i mezzi, “se ti si rompe il camion tra le dune e non trovi nessuno che te lo recuperi, o se ti prende fuoco e non riesci a spengerlo”.
Corrado e Luisa soffrono già del “mal d’Africa” mentre mi fanno vedere il camion nel cortile. C’è ancora la sabbia delle prove attaccata agli enormi pneumatici.
Luca Ciambellotti

martedì 12 febbraio 2008

MAURIZIO MOLINARI PARLA DELL'AGENDA DI POLITICA ESTERA NELLE ELEZIONI AMERICANE

L'inviato de La Stampa a New York, Maurizio Molinari, in occasione dell'uscita del suo ultimo libro Cowboy democratici (Einaudi), ha partecipato ieri all'Accademia delle Scienze di Torino a una conferenza sulla campagna elettorale americana. Il Premio Grinzane Cavour ha organizzato l'incontro Dove va l'America con la partecipazione di Boris Bianchieri (ex ambasciatore a New York, presidente dell'Ansa dal 1997 e della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) dal 2004), Claudio Gorlier (critico letterario e professore emerito di Letteratura inglese all'Università di Torino) e Gian Giacomo Migone (professore di Storia del Nord America presso la stessa Università).

Al termine della conferenza Molinari discute dei programmi di politica estera dei tre principali candidati alle elezioni presidenziali. Tutti convengono sulla necessità di richiedere un maggiore impegno militare agli alleati europei, e questo è il messaggio su cui Molinari torna più volte. Per quanto riguarda i democratici Hillary Clinton e Barack Obama è intenzione di entrambi affrontare un progressivo ritiro delle truppe dall'Iraq. Una novità invece nell'agenda di Obama: l'invio di soldati americani in Pakistan.

venerdì 25 gennaio 2008

INDUSTRIA BELLICA: UN BUSINESS IN CRESCITA


Armarsi rende. Va a gonfie vele l’industria degli armamenti in Italia. Complice la Finanziaria 2008 che registra un più 11% della spesa militare rispetto al 2007 (già +13% rispetto al 2006), e ai fondi dirottati sul ministero dello Sviluppo economico, non conteggiati nei bilanci della Difesa. Oltre 23 miliardi di euro, l’1,5% del Pil. Il giro d’affari colloca l’Italia tra i primi dieci produttori al mondo e il settore aerospaziale ne è la punta tecnologica più avanzata. Tra militare e civile (le cosiddette tecnologie duali, convertibili le prime nelle seconde), la controllata Alenia Aeronautica, del gruppo Finmeccanica, sigla contratti per milioni di euro con la Difesa e vari paesi esteri. Agli stabilimenti del distretto piemontese, a Torino Caselle e in corso Marche, spetta l’onere di una produzione quasi esclusivamente militare. In forte crescita.

È di pochi giorni fa un contratto da 31 milioni di euro con la Libia per un Atr-42Mp da pattugliamento marittimo (prodotto in Campania, altro distretto aerospaziale Alenia con la Puglia). Tra le funzioni: il controllo dell’immigrazione clandestina, con la Libia nel mirino delle associazioni a tutela dei migranti, Amnesty International in testa, che denunciano violazioni delle Convenzioni di Ginevra, per altro non ratificate dall’ex colonia italiana.
Altri 2 Atr-42 alla Nigeria in un precedente contratto da 72 milioni di dollari, e 35Atr72 passeggeri alla Malesia, come siglato nel memorandum d’intesa di inizio dicembre. Una fornitura per circa 650 milioni di dollari, da realizzare in una joint venture con la francese Eads, quella di Airbus. Ultimo contratto in ordine di tempo (17 gennaio): 5 Atr72 per la Finlandia (90 milioni di dollari), che vanno ad aggiungersi agli undici della flotta di bandiera Fincomm. Militare è poi l’aereo da trasporto tattico C-27 J prodotto in Piemonte, un ordine di 110 esemplari, più 7 in via di negoziazione con la Romania.

Ma il vero colpo grosso è la commessa per l’aeronautica italiana di 121 Eurofighter, un cacciabombardiere assemblato nello stabilimento di Caselle, per il quale la Finanziaria ha stanziato 318 milioni per il 2008, 468 per il 2009, 5,4 miliardi da qui al 2012. Si aggiunge la maxicommessa per il cacciabombardiere F35 John Strike dell’americana Lockheed, che Alenia e altre aziende del distretto piemontese, circa 400, realizzeranno nell’aeroporto militare di Cameri. 131 per l’Italia, 570 per gli altri 6 Paesi europei che hanno siglato l’accordo.

Sulla spinta della Finanziaria, aumento degli utili e nuove acquisizioni per Finmeccanica quest’anno, ha detto l’amministratore delegato del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini, in un’intervista a Bloomberg. E intanto arrivano i primi 20 milioni del Programma Operativo Regionale, settore: aerospazio. Si spera nell’effetto trainante delle tecnologie duali nei comparti dell’industria civile.

Per approfondimenti sul tema dell'industria delle armi si segnala il sito dello Stockholm International Peace Research Institute. (Mappa del traffico internazionale di armamenti leggeri dal 1950 al 2005).



ARTICOLI CORRELATI:
15 marzo 2011 - SIPRI: L'UNIONE EUROPEA E' IL MAGGIOR ESPORTATORE MONDIALE DI ARMAMENTI, da www.perlapace.it

 Lo si apprende analizzando uno studio dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), uno degli istituti tra i più autorevoli del settore, che ieri ha presentato i dati sui trasferimenti internazionali di armi convenzionali relativi al quinquennio 2006-2010 (qui il Factsheet in .pdf). Nonostante la crisi finanziaria e la successiva recessione globale, nel quinquennio dal 2006 al 2010 il volume medio dei trasferimenti globali di sistemi militari è cresciuto del 24% rispetto al quinquennio precedente. Se si analizzando attentamente i dati forniti dal SIPRI Arms Transfers Database – i paesi dell’Unione Europea superano ampiamente gli Stati Uniti e la Russia nel commercio mondiale di armamenti...

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mercoledì 16 gennaio 2008

AFGHANISTAN: DALLA RICOSTRUZIONE ALLA CONTROINSURREZIONE


“Guerra segreta degli italiani in Afghanistan”, titola lo scoop di ieri del quotidiano online Peacereporter. “Dal 2006 – all’insaputa del popolo italiano e in aperta violazione della nostra Costituzione –“, prosegue l’articolo, “le forze speciali della ‘Task Force 45’ combattono i talebani nell’ambito dell’operazione segreta ‘Sarissa’” (vedi foto). Operazioni a scopo offensivo e violazione delle regole d'ingaggio, denuncia il sito. Il dispiegamento di circa 200 soldati delle forze speciali dell’esercito italiano tra alpini, paracadutisti e incursori di marina, sarebbe stato quindi disposto nella massima segretezza al fine di contenere l’escalation di violenza innescata dai talebani, che l'altro ieri hanno assaltato l’Hotel Serena di Kabul, sede delle delegazioni internazionali. Niente kamikaze ma un vero e proprio commando, a dimostrazione delle capacità operative degli insorti nella capitale.

La situazione, nonostante il silenzio, sembra ormai allarmante. “Verso il caos: Afghanistan sull’orlo del precipizio”, è il titolo di un recente rapporto del noto think-tank internazionale Senlis Council: i talebani controllano ormai stabilmente il 54% del territorio afgano, sono attivi in un altro 38% (compresa la provincia ‘italiana’ di Herat) e stanno accerchiando la stessa capitale Kabul(ora a responsabilità di difesa del comando della Brigata Alpini Taurinense, di stanza a Torino, il cui contingente è partito lo scorso novembre). “Ormai la questione non è più se i talebani torneranno al potere a Kabul ma quando lo faranno”, prosegue il rapporto. La Nato deve aumentare mezzi e uomini, e prontamente ieri la Casa Bianca ha annunciato che invierà altri 3200 soldati.

Sono di oggi invece altre due notizie: il ministero degli esteri olandese ha convocato l’ambasciatore americano per avere chiarimenti sul richiamo della Casa Bianca agli alleati. Washington chiede di non sottrarsi alle operazioni di combattimento, ma soprattutto di adottare le tecniche anti-guerriglia sperimentate dal generale Paetreus in Iraq. La ricostruzione riconsegna il testimone alla guerra, e tre senatori di Rifondazione: Lidia Menapace, Francesco Martone, José Luiz Del Roio hanno inoltrato oggi un’interrogazione parlamentare sui fatti denunciati da Peacereporter.



18 gennaio
Il Presidente Nicolas Sarkozy, a margine di un discorso al corpo diplomatico dell'Eliseo (sarà a Parigi la prossima conferenza internazionale a sostegno dell'Afghanistan) ha dichiarato che la Francia "aumenterà il suo impegno" per l'Afghanistan.

8 febbraio
VILNIUS (LITUANIA), Francia e Canada hanno cominciato oggi a esaminare le questioni logistiche relative al possibile invio di contingenti francesi in rinforzo alle truppe canadesi nel sud dell'Afghanistan. Lo ha riferito il ministro canadese della Difesa, Peter Mackav, a margine del vertice interministeriale dei paesi membri della Nato a Vilnius. Il Canada, presente nella provincia di Kandahar con 2.500 truppe, aveva minacciato di ritirare i propri soldati nel febbraio 2009 se gli alleati Nato non invieranno un rinforzo di mille uomini.
Il malumore tra i membri della missione Isaf è forte, le accuse sono rivolte a una Alleanza a due velocità: una combattente in prima linea ("Solo britannici, canadesi, australiani, olandesi e danesi sono con noi sulla linea del fuoco", segretario alla Difesa americano Robert Gates) e una di alleati non preparati ad inviare soldati pronti a "combattere e morire". Ieri Morin ha lasciato intendere che la Francia potrebbe accogliere l'appello canadese, ma ha invitato il Canada ad essere "paziente".

domenica 13 gennaio 2008

OGGI SU REPUBBLICA: "IL GOLPE INGLESE", 1976


Non essendo più disponibile l'audiogallery di Repubblica proponiamo questo booktrailer del libro "Il golpe inglese" di Mario Josè Cereghino e Giovanni Fasanella, edito da Chiarelettere: "Da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e dell'Italia".

Da Repubblica: "Il Golpe inglese" (Pdf), di Filippo Ceccarelli.

Dopo trent'anni decade il segreto di Stato e il governo inglese apre gli archivi del Foreign Office, il ministero degli Esteri britannico. Nell'archivio gli scenari e i piani per un teorico golpe in Italia in caso di vittoria del Pci alle elezioni del 1976.
"Berlinguer è una figura attraente, ispira fiducia con la sua oratoria. Ciò che dice è credibile e lui lo afferma in modo convincente. [...] Il suo ingresso nel governo porrebbe la Nato e la Comunità europea dinanzi a un problema serio e potrebbe rivelarsi un evento dalle conseguenze catastrofiche".
Ambascisatore britannico a Roma Sir Guy Millard.
"Il Pci è ormai parte integrante del sistema politico, che sta andando in pezzi. L'unica speranza è che sia contaminato dal potere come gli altri partiti.[...] La polizia è insoddisfatta e il 40% degli agenti sarebbe pronto a partecipare a un colpo di Stato di sinistra. I carabinieri invece sono molto più affidabili".
Ex ministro dei Beni Culturali Giovanni Spadolini.



"Option number four": "Subversive or military intervention against the Pci".
"Questa azione copre una serie di possibilità: dalle operazioni di basso profilo al supporto attivo delle forze democratiche (finanziario o di altro tipo) con l'obbiettivo di dirigere un intervento a sostegno di un colpo di Stato incoraggiato dall'esterno". Vantaggi: "Tali misure possono contribuire a rimuovere il Pci dal governo". Svantaggi: "Vi sono immense difficoltà pratiche per portare a compimento questo tipo di operazione. Vista la situazione italiana, è estremamente improbabile che un'operazione coperta rimanga segreta a lungo. La sua rivelazione può danneggiare gli interessi dell'occidente e aiutare il Pci a giustificare in maniera più decisa il suo controllo sulla macchina di governo. Inoltre, la pubblica opinione dei paesi occidentali potrebbe prenderla male col risultato di creare tensioni all'interno della Nato, soprattutto fra Usa e alleati europei, nel caso gli americani assumano il comando dell'iniziativa. Anche se l'intervento servisse a rimuovere il Pci dal potere, la situazione politica italiana rimarrebbe instabile, rafforzando così l'influenza comunista e quella dell'Urss nel lungo periodo".

martedì 8 gennaio 2008

L'ECCIDIO DI VIA ACCA LARENTIA A ROMA. NON SOLO SKORPION


Il 7 gennaio 1978, a Roma, verso le sei del pomeriggio, due giovani militanti missini Franco Bigonzetti, di 19 anni, e Francesco Ciavatta, di 18 escono dalla sede di via Acca Larentia e vengono abbattuti dal fuoco di una mitraglietta skorpion. La stessa arma che anni dopo tornerà a sparare, a firma Brigate rosse, su ben altri obbiettivi: l'economista del lavoro Ezio Tarantelli (1985), l'ex sindaco di Firenze, Lando Conti (1986), e il senatore consigliere per gli affari costituzionali Roberto Ruffili (1988).

Tornando a fatti tragici del passato i media rischiano di non porsi domande, limitandosi a accostamenti e suggestioni. Il rischio è la retorica senza domande, senza sforzo di approfondire fatti e circostanze.
A Tg2 Punto di vista di lunedì 7 gennaio, il deputato Gianni Alemanno e il giornalista Luca Telese, autore del libro "Cuori neri. Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli, 21 delitti dimenticati": hanno convenuto che di alcuni fatti di sangue si è parlato meno che di altri. E Telese che, se per certi aspetti è più facile parlarne oggi, per altri è forse maggiore il rischio di manipolazione. Ma di caduti e di omicidi di quegli anni, se ne sono dimenticati tanti. Due erano magistrati, il primo, Vittorio Occorsio, ucciso nel 1976 da Pierluigi Concutelli, irriducibile di Ordine nuovo, indagava solo a Roma sul terrorismo nero. Il secondo, Mario Amato, subentrò al collega, dal ‘77 per i tre anni successivi, anche lui rimarrà l’unico magistrato a indagare sulla destra eversiva romana. Verrà ucciso dai Nar il 23 giugno del 1980. A Sparare è Gilberto Cavallini. Condannato all’ergastolo, nel 2001 ottiene la semilibertà. Trovato in possesso di arma da fuoco è stato nuovamente arrestato nel 2002.

Per la ricostruzione della vicenda di Mario Amato, rimando al bel documentario di La storia siamo noi, Perché Mario Amato?. La puntata è visibile integralmente dal sito della trasmissione di Rai2. Vale decisamente la pena.

Nelle sue indagini Mario Amato si convince che i vari gruppi neo-fascisti romani obbediscano a un’unica regia, e lo ribadisce davanti al CSM il 15 marzo del 1980:
«Qui a Roma si cercano i famosi NAR, che hanno rivendicato numerosi omicidi e attentati, e che ora sono divenuti ancora più virulenti. Recentemente sono state arrestate persone trovate in possesso di pistole e bombe a mano. Esaminando il fascicolo rilevai, utilizzando i miei appunti personali, ma anche un po’ di schedario, che le bombe a mano trovate a dette persone avevano lo stesso numero di altre bombe a mano usate da altri, come quelle usate nell’attentato dei NAR alla sede del PCI, in cui rimasero ferite 22 persone. È evidente che non può essere una coincidenza. Resta il fatto che tale elemento l’ho evidenziato io in base a una serie di appunti che mi sono andato formando nel corso della mia attività, mentre nel rapporto della Digos non era indicato. Lavorare in tal modo è inconcepibile, siamo in pratica alle soglie della guerra civile e ci troviamo ancora in queste condizioni».

Le bombe in questione sono le SRCM, date in dotazione all’esercito per l’addestramento. Nella primavera del ’78 ne viene trovata una cassa della caserma di Tauriano di Spilimbergo, Pordenone, dove Valerio Fioravanti aveva svolto il servizio militare. Altre, lo stesso Fioravanti, era riuscito a farle arrivare a Roma, dove finiscono nelle mani di molti gruppi che rivendicano le loro azioni con la sigla NAR, ma anche in quelle della criminalità organizzata: una bomba di questo tipo, infatti, viene trovata addosso a un esponente della ‘banda della Magliana’.

mercoledì 2 gennaio 2008

Rai international: onde corte addio


Niente più onde corte Rai nell’etere. La Radio Italiana, dopo 70 anni di trasmissioni intercontinentali, il 30 settembre 2007 ha interrotto il servizio, compresi i notiziari in 27 lingue straniere oltre all'italiano. Le onde corte Rai tacciono nel silenzio dei media, eccezioni a parte, e della stessa Rai International che preferisce non commentare per non compromettere le “delicate” trattative sindacali in corso con l’azienda per il ricollocamento di alcune decine tra redattori, traduttori e tecnici precari e non.

La convenzione con la Presidenza del Consiglio del luglio scorso, a firma del sottosegretario con delega per l’informazione, la comunicazione e l’editoria Riccardo Franco Levi, conferma la convinzione del precedente Governo, che aveva approntato la chiusura con la legge Gasparri nel 2004: “Lo strumento delle onde corte in sé è diventato totalmente desueto e superato”, i 18 milioni di euro di bilancio devono essere destinati altrove: digitale e televisivo. Fine delle trasmissioni quindi, le frequenze Rai Khz, questa la sigla delle onde corte, tornano al silenzio interrotto dal primo segnale via etere di Guglielmo Marconi, che creò il primo trasmettitore al mondo per la Uri, l’Unione radiofonica italiana, futura Rai.

“La dismissione delle onde corte è ormai una tendenza comune con la diffusione di internet e del satellitare”, dice Andrea Borgnino, dipendente di RaiNet e curatore della rivista Radiorama, mensile dell’Associazione italiana radioascolto, Air-radio. “Ma solitamente ci si muove in direzione di una razionalizzazione, non di un’interruzione totale”.
Chi per lavoro, chi per passione ha a che fare con le onde corte, insiste su un punto: a differenza di internet e dei satelliti, le onde corte non possono essere oscurate. “Passare a internet o al satellite può essere complementare”, prosegue Borgnino, ”ma non è sostituivo, sono due cose diverse”. E infatti le onde corte si sono imposte durante la Guerra fredda, quando entrambi i blocchi ricorrevano alla radio per superare la censura e comunicare con la sponda opposta.

E non tutti hanno internet. Un rapporto della Bbc del 2006, ”Shortwave Radio: alive and all-important”, stima in 107 milioni, con un incremento di 7 milioni nell’ultimo anno, gli ascoltatori del notiziario Bbc World Service, definendo le onde corte un mezzo “cruciale” per informare e istruire le persone nel mondo. Darfur, Ciad, Repubblica Centro-aficana, sono alcuni dei Paesi dove è stato attivato il “Lifeline Programme” per la ricerca di persone scomparse e rifugiati. O il servizio Kimasomaso, in lingua Swahili per l’Africa orientale, in cui si discute di aids e salute sessuale. E per concludere la Somalia, che la Rai contribuisce ad abbandonare definitivamente a se stessa.

Per l’Occidente, si tratta di capire se siamo di fronte a un cambiamento tecnologico che segna la fine di un 70ennio di radiofonia in onde corte. “Di quale superamento tecnologico si parla quando si abbandonano le lingue estere?”, si chiede Luigi Cobisi, direttore di Italradio, “la scelta della Rai è molto limitativa: è stata privilegiata la televisione in un Paese che ha dato i natali alla radio. L’Italia non è più all’avanguardia, osserva l’innovazione in altri Paesi”.

Pubblicato su Futura, novembre 2007
Luca Ciambellotti
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