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mercoledì 16 gennaio 2008

AFGHANISTAN: DALLA RICOSTRUZIONE ALLA CONTROINSURREZIONE


“Guerra segreta degli italiani in Afghanistan”, titola lo scoop di ieri del quotidiano online Peacereporter. “Dal 2006 – all’insaputa del popolo italiano e in aperta violazione della nostra Costituzione –“, prosegue l’articolo, “le forze speciali della ‘Task Force 45’ combattono i talebani nell’ambito dell’operazione segreta ‘Sarissa’” (vedi foto). Operazioni a scopo offensivo e violazione delle regole d'ingaggio, denuncia il sito. Il dispiegamento di circa 200 soldati delle forze speciali dell’esercito italiano tra alpini, paracadutisti e incursori di marina, sarebbe stato quindi disposto nella massima segretezza al fine di contenere l’escalation di violenza innescata dai talebani, che l'altro ieri hanno assaltato l’Hotel Serena di Kabul, sede delle delegazioni internazionali. Niente kamikaze ma un vero e proprio commando, a dimostrazione delle capacità operative degli insorti nella capitale.

La situazione, nonostante il silenzio, sembra ormai allarmante. “Verso il caos: Afghanistan sull’orlo del precipizio”, è il titolo di un recente rapporto del noto think-tank internazionale Senlis Council: i talebani controllano ormai stabilmente il 54% del territorio afgano, sono attivi in un altro 38% (compresa la provincia ‘italiana’ di Herat) e stanno accerchiando la stessa capitale Kabul(ora a responsabilità di difesa del comando della Brigata Alpini Taurinense, di stanza a Torino, il cui contingente è partito lo scorso novembre). “Ormai la questione non è più se i talebani torneranno al potere a Kabul ma quando lo faranno”, prosegue il rapporto. La Nato deve aumentare mezzi e uomini, e prontamente ieri la Casa Bianca ha annunciato che invierà altri 3200 soldati.

Sono di oggi invece altre due notizie: il ministero degli esteri olandese ha convocato l’ambasciatore americano per avere chiarimenti sul richiamo della Casa Bianca agli alleati. Washington chiede di non sottrarsi alle operazioni di combattimento, ma soprattutto di adottare le tecniche anti-guerriglia sperimentate dal generale Paetreus in Iraq. La ricostruzione riconsegna il testimone alla guerra, e tre senatori di Rifondazione: Lidia Menapace, Francesco Martone, José Luiz Del Roio hanno inoltrato oggi un’interrogazione parlamentare sui fatti denunciati da Peacereporter.



18 gennaio
Il Presidente Nicolas Sarkozy, a margine di un discorso al corpo diplomatico dell'Eliseo (sarà a Parigi la prossima conferenza internazionale a sostegno dell'Afghanistan) ha dichiarato che la Francia "aumenterà il suo impegno" per l'Afghanistan.

8 febbraio
VILNIUS (LITUANIA), Francia e Canada hanno cominciato oggi a esaminare le questioni logistiche relative al possibile invio di contingenti francesi in rinforzo alle truppe canadesi nel sud dell'Afghanistan. Lo ha riferito il ministro canadese della Difesa, Peter Mackav, a margine del vertice interministeriale dei paesi membri della Nato a Vilnius. Il Canada, presente nella provincia di Kandahar con 2.500 truppe, aveva minacciato di ritirare i propri soldati nel febbraio 2009 se gli alleati Nato non invieranno un rinforzo di mille uomini.
Il malumore tra i membri della missione Isaf è forte, le accuse sono rivolte a una Alleanza a due velocità: una combattente in prima linea ("Solo britannici, canadesi, australiani, olandesi e danesi sono con noi sulla linea del fuoco", segretario alla Difesa americano Robert Gates) e una di alleati non preparati ad inviare soldati pronti a "combattere e morire". Ieri Morin ha lasciato intendere che la Francia potrebbe accogliere l'appello canadese, ma ha invitato il Canada ad essere "paziente".

1 commento:

Anonimo ha detto...

Meno male che esistono ancora dei Giornalisti che cercano di indagare
oltre l'apparenza della banalità e della notizia da prima pagina!
Quel che mi stupisce non è tanto il segreto militare,che reputo comprensibile,ma la distorsione dell'informazione circa tutta quella che è stata la campagnia contro il suddetto "Asse del Male".
Ancora una volta gli interessi delle grandi compagnie petrolifere,
con il supporto delle lobby ad esse collegate, riescono ad influenzare le operazioni,perfino militari,di una nazione.

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