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domenica 13 gennaio 2008

OGGI SU REPUBBLICA: "IL GOLPE INGLESE", 1976


Non essendo più disponibile l'audiogallery di Repubblica proponiamo questo booktrailer del libro "Il golpe inglese" di Mario Josè Cereghino e Giovanni Fasanella, edito da Chiarelettere: "Da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e dell'Italia".

Da Repubblica: "Il Golpe inglese" (Pdf), di Filippo Ceccarelli.

Dopo trent'anni decade il segreto di Stato e il governo inglese apre gli archivi del Foreign Office, il ministero degli Esteri britannico. Nell'archivio gli scenari e i piani per un teorico golpe in Italia in caso di vittoria del Pci alle elezioni del 1976.
"Berlinguer è una figura attraente, ispira fiducia con la sua oratoria. Ciò che dice è credibile e lui lo afferma in modo convincente. [...] Il suo ingresso nel governo porrebbe la Nato e la Comunità europea dinanzi a un problema serio e potrebbe rivelarsi un evento dalle conseguenze catastrofiche".
Ambascisatore britannico a Roma Sir Guy Millard.
"Il Pci è ormai parte integrante del sistema politico, che sta andando in pezzi. L'unica speranza è che sia contaminato dal potere come gli altri partiti.[...] La polizia è insoddisfatta e il 40% degli agenti sarebbe pronto a partecipare a un colpo di Stato di sinistra. I carabinieri invece sono molto più affidabili".
Ex ministro dei Beni Culturali Giovanni Spadolini.



"Option number four": "Subversive or military intervention against the Pci".
"Questa azione copre una serie di possibilità: dalle operazioni di basso profilo al supporto attivo delle forze democratiche (finanziario o di altro tipo) con l'obbiettivo di dirigere un intervento a sostegno di un colpo di Stato incoraggiato dall'esterno". Vantaggi: "Tali misure possono contribuire a rimuovere il Pci dal governo". Svantaggi: "Vi sono immense difficoltà pratiche per portare a compimento questo tipo di operazione. Vista la situazione italiana, è estremamente improbabile che un'operazione coperta rimanga segreta a lungo. La sua rivelazione può danneggiare gli interessi dell'occidente e aiutare il Pci a giustificare in maniera più decisa il suo controllo sulla macchina di governo. Inoltre, la pubblica opinione dei paesi occidentali potrebbe prenderla male col risultato di creare tensioni all'interno della Nato, soprattutto fra Usa e alleati europei, nel caso gli americani assumano il comando dell'iniziativa. Anche se l'intervento servisse a rimuovere il Pci dal potere, la situazione politica italiana rimarrebbe instabile, rafforzando così l'influenza comunista e quella dell'Urss nel lungo periodo".

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