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martedì 8 gennaio 2008

L'ECCIDIO DI VIA ACCA LARENTIA A ROMA. NON SOLO SKORPION


Il 7 gennaio 1978, a Roma, verso le sei del pomeriggio, due giovani militanti missini Franco Bigonzetti, di 19 anni, e Francesco Ciavatta, di 18 escono dalla sede di via Acca Larentia e vengono abbattuti dal fuoco di una mitraglietta skorpion. La stessa arma che anni dopo tornerà a sparare, a firma Brigate rosse, su ben altri obbiettivi: l'economista del lavoro Ezio Tarantelli (1985), l'ex sindaco di Firenze, Lando Conti (1986), e il senatore consigliere per gli affari costituzionali Roberto Ruffili (1988).

Tornando a fatti tragici del passato i media rischiano di non porsi domande, limitandosi a accostamenti e suggestioni. Il rischio è la retorica senza domande, senza sforzo di approfondire fatti e circostanze.
A Tg2 Punto di vista di lunedì 7 gennaio, il deputato Gianni Alemanno e il giornalista Luca Telese, autore del libro "Cuori neri. Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli, 21 delitti dimenticati": hanno convenuto che di alcuni fatti di sangue si è parlato meno che di altri. E Telese che, se per certi aspetti è più facile parlarne oggi, per altri è forse maggiore il rischio di manipolazione. Ma di caduti e di omicidi di quegli anni, se ne sono dimenticati tanti. Due erano magistrati, il primo, Vittorio Occorsio, ucciso nel 1976 da Pierluigi Concutelli, irriducibile di Ordine nuovo, indagava solo a Roma sul terrorismo nero. Il secondo, Mario Amato, subentrò al collega, dal ‘77 per i tre anni successivi, anche lui rimarrà l’unico magistrato a indagare sulla destra eversiva romana. Verrà ucciso dai Nar il 23 giugno del 1980. A Sparare è Gilberto Cavallini. Condannato all’ergastolo, nel 2001 ottiene la semilibertà. Trovato in possesso di arma da fuoco è stato nuovamente arrestato nel 2002.

Per la ricostruzione della vicenda di Mario Amato, rimando al bel documentario di La storia siamo noi, Perché Mario Amato?. La puntata è visibile integralmente dal sito della trasmissione di Rai2. Vale decisamente la pena.

Nelle sue indagini Mario Amato si convince che i vari gruppi neo-fascisti romani obbediscano a un’unica regia, e lo ribadisce davanti al CSM il 15 marzo del 1980:
«Qui a Roma si cercano i famosi NAR, che hanno rivendicato numerosi omicidi e attentati, e che ora sono divenuti ancora più virulenti. Recentemente sono state arrestate persone trovate in possesso di pistole e bombe a mano. Esaminando il fascicolo rilevai, utilizzando i miei appunti personali, ma anche un po’ di schedario, che le bombe a mano trovate a dette persone avevano lo stesso numero di altre bombe a mano usate da altri, come quelle usate nell’attentato dei NAR alla sede del PCI, in cui rimasero ferite 22 persone. È evidente che non può essere una coincidenza. Resta il fatto che tale elemento l’ho evidenziato io in base a una serie di appunti che mi sono andato formando nel corso della mia attività, mentre nel rapporto della Digos non era indicato. Lavorare in tal modo è inconcepibile, siamo in pratica alle soglie della guerra civile e ci troviamo ancora in queste condizioni».

Le bombe in questione sono le SRCM, date in dotazione all’esercito per l’addestramento. Nella primavera del ’78 ne viene trovata una cassa della caserma di Tauriano di Spilimbergo, Pordenone, dove Valerio Fioravanti aveva svolto il servizio militare. Altre, lo stesso Fioravanti, era riuscito a farle arrivare a Roma, dove finiscono nelle mani di molti gruppi che rivendicano le loro azioni con la sigla NAR, ma anche in quelle della criminalità organizzata: una bomba di questo tipo, infatti, viene trovata addosso a un esponente della ‘banda della Magliana’.

Aggiornamenti:
 "Roma, i ‘camerati’ ricordano Acca Larentia. Polemica sulla targa e l’”odio comunista", da Il Fatto quotidiano, 7 gennaio 2012:

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