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venerdì 14 marzo 2008

UN SILENZIO CHE UCCIDE
I telegiornali e le guerre dimenticate



Non rinuncia alla corrosiva ironia tipica delle sue campagne di comunicazione l'ultimo report di Medici senza frontiere sulle guerre dimenticate. L'unico modo forse per chi opera sul campo di guardare ai dati della ricerca dell'Osservatorio di Pavia sullo spazio che la televisione italiana riserva agli scenari di crisi.
Il quarto rapporto di Msf parla di una tv che informa soprattutto se sono coinvolti italiani o personaggi famosi. Che torna a occuparsi di Somalia in occasione di aggiornamenti sul caso Ilaria Alpi; di Sri Lanka - dove da mesi infuria la guerra tra governativi e Tigri Tamil - solo se viene ferito l'ambasciatore italiano Pio Mariani. Stessa sorte per la Colombia, fatta eccezione per la vicenda del rapimento di Ingrid Betancourt.

Presentato il 12 marzo a Roma presso l'Associazione della Stampa estera, il rapporto traccia il quadro di un'informazione televisiva (Rai e Mediaset) che assegna il primo posto nella 'top ten' delle crisi dimenticate del 2007 alla Repubblica Centrafricana: nessuna notizia. Secondo e terzo posto alla Repubblica Democratica del Congo e allo Zimbabwe, rispettivamente con cinque e dodici lanci in un anno, poco distante lo Sri Lanka, con 15. Per quanto riguarda i network considerati nel dossier, il tg di Rai 3 si conferma quello che ha dedicato maggior attenzione alle crisi 'dimenticate', mentre Studio Aperto, col 3%, è ancora il "fanalino di coda".
Come dire che lo scenario globale è in realtà assai parziale. Alcuni paesi dove si consumano epidemie, esodi per fame, siccità o guerre sono praticamente ignorati dai telegiornali, inesistenti per la maggiornaza dell'opinione pubblica italiana.

Così come alcune constatazioni suonano sempre meno sorprendenti: come quella di Mirella Marchese, dell'Osservatorio di Pavia, sui i 2 miliardi di dollari spesi per la ricerca sull'aviaria (che ha provocato 80 morti) contro i 200 milioni impiegati per la tubercolosi, che ha causato il decesso di 2 milioni di persone nel 2007. Un test, quello della tubercolosi, che risale al 1882 e, come ha detto a Roma il direttore di Medici senza frontiere, Kostas Moschochoritis: "non ne è stato creato un altro, perché nessuno lo reclama a voce alta e le compagnie farmaceutiche non hanno interesse a fare ricerche in merito".

Da Multivisione alla televisione ce ne corre, e non saranno certo i blog a fare la differenza. Ma pubblichiamo nella sezione

ArchivioDocumenti

il primo Speciale Africa di una serie che speriamo possa continuare sulle aree di crisi. Per motivi pratici e di tempo il metodo sarà molto quello del collage. Ci auguriamo che nessuno se ne lamenti, cercando di indicare accuratamente la fonte ed eventualmente l'autore, e confidando nel fatto che un contributo alla visibilità del lavoro di molti corrispondenti possa essere più utile se rilanciato in rete che non nelle memorie delle agenzie o mai tradotto dai media di paesi stranieri meglio informati di noi.
Buona navigazione.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Bell'articolo.
La notizia delle speculazioni delle case farmaceutiche sulle paure future mentre le precedenti
sono ormai virtualmente dimenticate
mi ha lasciato perplesso.
E' una triste realtà che su di una bilancia la paura di un abbiente (occidentale o maggior ragione,per chi ha la vista lunga,asiatico) conti quanto una decina di vite di non abbienti.

MR

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