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venerdì 22 agosto 2008

Giuseppe Cascini (Anm): "Politica nel Csm è ritorno a un modello autoritario"



Giuseppe Cascini, segretario dell'Associazione nazionale magistrati (Anm, il sindacato delle toghe), risponde in un'intervista su YouTube alle domande di Klaus Davi in merito all'annunciata riforma del Consiglio superiore della magistratura da parte del governo. "La politica nel Csm, come programmaticamente annunciato, è un ritorno a un modello autoritario".


Dall'intervista di Repubblica del 21 agosto a Federica Guidi, presidente dei Giovani industriali:

"Per formazione io penso che il dissenso sia il sale della democrazia, ma mai direi che oggi corriamo i rischi di regime solo perchè si parla di provvedimenti semplici e di buon senso. Quanto alla memoria negletta, Veltroni pensa forse che nella storia recente di questo paese ci siano molte cose da ricordare? Io no. Qui si tratta di rimettere in piedi un sistema ferito, pensando al futuro dei giovani e del paese".
Ma si può fare anche calpestando alcune regole basilari della democrazia come, come il varo a colpi di maggioranza di leggi ad personam, di istituzionalizzazione dei conflitti d'interesse, che dovrebbero essere la bestia nera degli imprenditori?
"Questi sono aspetti che non interessano un granché a gran parte dell'opinione pubblica".
Appunto, un'opinione pubblica devastata, prona, anzi docile.
"Io dico che oggi tutto occorre tranne il dissenso a tutti i costi. A noi interessa l'economia di mercato con meno ingerenze dello Stato. Chiediamo uno Stato leggero, efficiente, alcune regole, ma che siano poche e chiare. Tutto il resto viene dopo".
Vuol dire che i conflitti d'interesse non riguardano gli imprenditori, soprattutto quelli giovani che dovrebbero ricostruire l'Italia?
"Il conflitto d'interessi di cui parla lei non mi riguarda direttamnte, su queste cose non do giudizi politici generali. Noi imprenditori, soprattutto piccoli e medi, siamo occupati a girare per il mondo tutti i giorni., non viviamo negli yacht e nelle ville, ma a fare il check-in agli aereoporti, siamo impegnati a trovare il modo di affrontare una competizione globale drammatica, di creare ricchezza per il paese, per le nostre aziende e per i nostri dipendenti".

domenica 10 agosto 2008

OLIMPIADI SUL MAXISCHERMO
Chinatown fa festa nel parco



PRATO - Jinchuan e Jinjing hanno 23 anni, taglio alla moda, gloss sulle labbra e magliette sopra l'ombelico. «Vi interessa lo sport?». «Abbastanza, ma a queste Olimpiadi ci teniamo particolarmente perché siamo cinesi». Sono tanti i ragazzi e le ragazze come loro venuti all' ex ippodromo per assistere alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. L'affluenza ha colto di sorpresa tutti. E' la prima volta che la comunità cinese di Prato partecipa così numerosa a un evento organizzato da Comune e Provincia. Duemila persone e un' evidente aria di festa, la loro festa, visto che non c' è quasi nessun italiano. Il maxi-schermo montato sul camion trasmette su Rai 2 la diretta da Pechino e proprio loro, i ragazzi della seconda generazione di emigrati dall' Oriente, sono i più indaffarati tra i gazebo con i rinfreschi e le pubbliche relazioni con gli organizzatori italiani.

Ma il sole del primo pomeriggio non ha fermato neanche gli anziani e le mamme con i bambini piccoli. Sorridono tutti, gli occhi incollati allo schermo mentre sfilano le squadre delle delegazioni internazionali. L'appuntamento è stato organizzato da diverse associazioni cinesi in collaborazione con le istituzioni pratesi e il Consolato cinese di Firenze. «Ma non solo», dice Bai Jungi, dell'associazione giovanile Associna, «lo spirito di questa festa era di coinvolgere la realtà multietnica di Prato, per questo siamo molto contenti che abbiano partecipato anche le associazioni senegalesi, camerunensi e del Centro America». Anche Cile, 26 anni, un altro di questi ragazzi che a differenza degli adulti parla senza timidezza in perfetto italiano, non nasconde la sua soddisfazione: «Io non sono neanche mai stato a Pechino, solo a Shanghai. Sono venuto in Italia quando avevo quattro anni e ho delle difficoltà a capire il cinese. Per noi queste Olimpiadi sono un momento di orgoglio». E per quanto riguarda la censura in Cina? Cile non si scompone, risponde gentilmente: «Penso che ci vorrà del tempo, come per tutte le grandi democrazie».

E' una domanda alla quale questi ragazzi rispondono senza troppi dubbi: la censura esiste anche negli altri paesi. Ed è la stessa risposta che dà anche il Console cinese Gu Honglin, che parlando dei diritti umani invece riconosce che «la Cina presenta dei problemi, ma la questione non riguarda solo i paesi in via di sviluppo, riguarda anche quelli avanzati. I diritti umani partono da una realtà che non ha a che fare solo con l' economia ma con la società, la cultura e le tradizioni. Per questo non possiamo misurare con lo stesso metro l' Africa, l'Europa e la Cina». Parlando di censura il primo pensiero del console non va alla censura interna alla Repubblica Popolare Cinese, ma alla censura dei giochi olimpici da parte degli altri paesi: «E' ingiusta perché le Olimpiadi e lo sport portano messaggi di pace, quindi non devono essere mescolate con la politica. Io mi oppongo perché per parlare di politica ci sono altre occasioni». A Prato non era l'appuntamento delle polemiche quello di ieri, ma di festa per la cerimonia d' inaugurazione di Pechino 2008. E tuttavia qualche dimostrazione di protesta c' è stata. A Firenze alcune bandiere del Tibet sono comparse sul ponte di fronte al Consolato cinese e a Palazzo Vecchio, due bandiere con i colori della pace e la scritta «Tutti i diritti umani per tutti» hanno sventolato accanto a quelle di Firenze, dell'Italia e dell'Europa.

Pubblicato su Repubblica Firenze il 9 agosto 2008, pagina 6 sezione: FIRENZE

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domenica 3 agosto 2008

LONDRA, IL RADUNO DI FACEBOOK
SI TRASFORMA IN UNA MEGA RISSA

Si erano dati appuntamento su Facebook per una battaglia a colpi di fucili ad acqua. Ritrovo ad Hide Park, nel centro di Londra, giovedì 31 luglio. Una 250ina di internauti, utenti del celebre social network, avevano pensato di passare dalle identità virtuali a quelle reali in un pomeriggio di canicola estiva. Niente di meglio che conoscersi durante una sfida a gavettonate nel parco, ma nessuno pensava che dai liquidator si sarebbe passati ai coltelli.



Non è chiaro se tutto si sia originato dall’episodio ritratto nella foto sequenza pubblicata dal The Sun, ma evidentemente gli “amiconi” online nella realtà non si devono essere piaciuti troppo. Il raduno è improvvisamente degenerato in una maxi rissa, con scazzottate, minacce e poi anche le lame dei coltelli. Nove ragazzi, tutti sulla ventina, sono finiti dentro per turbativa dell'ordine pubblico e resistenza a pubblico ufficiale.

Per sedare la rissa, durata circa un'ora, è servito l’intervento di diversi “bobbies”, i famosi poliziotti inglesi. Un uomo è stato stordito con una pistola elettrica dopo aver minacciato un agente con il suo pitbull. Tre bambini di età compresa tra i cinque e i dodici anni sono caduti dai cavalli su cui stavano facendo una lezione di equitazione riportando fratture (gli animali, imbizzarriti dal lancio di alcuni gavettoni, hanno deciso di prendere parte anche loro alla rissa).

Scotland Yard era al corrente dell’evento, organizzato e ampiamente reclamizzato sulle pagine di Facebook e di diverse chat pubbliche. Due settimane prima, in un’altra azzuffata di massa, avvenuta in un altro parco di Londra, Holland Park, un teenager era stato accoltellato a morte.
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