Seguici su Google+

venerdì 12 settembre 2008

L'UFFICIALE ALGERINO
L'angolo letterario inaugura la pausa lavori
Previsti temporali su Torino
Probabile aumento del flusso informatico


Iblis lo incontrai di ritorno dalla Spagna. Dopo aver guidato tutta la notte ci fermammo a dormire all’alba, sotto un cavalcavia tra Saint Tropez e Saint Maxim. La strada provinciale si srotolava in una serie di rotonde, fino a costeggiare la foce di un fiume che incontrava il mare a qualche centinaio di metri.
Iblis lo incontrai nei panni d’un borseggiatore algerino, colto alle spalle mentre osservava, chino sopra Marta che dormiva, la sua borsa appena scostata oltre la nuca. Colto di sorpresa, sul momento Iblis non seppe che fare, si tirò su barcollante e intimidito, bofonchiò qualcosa e se ne andò con ritrovata disinvoltura.

Tornai da dove ero venuto, sull’argine del fiume, riprendendo la conversazione che avevo interrotto con Francesca prima di scattare in direzione degli altri che dormivano. Dopo pochi minuti vidi oltre Francesca Iblis che ci veniva incontro decisamente alterato. Rimasi seduto ostentando calma, anche se la prima cosa che guardai furono le mani. Non sembravano stringere niente. Lo scambio di sguardi durò poco. Inaspettatamente Iblis si calmò e mi si sedette accanto: “Mi chiamo Said”.

Ci presentammo. Masticava tre lingue e Francesca traduceva dal francese, visto che più che altro era lui a parlare. Disse di essere un ex-ufficiale dell’esercito algerino, emigrato in Spagna e poi in Francia. Con un dito mi fece i segni dei gradi sulla spalla, intendeva dire che anch’io avrei potuto fare il soldato. Un modo per farmi capire che avevo avuto coraggio ad affrontarlo in quel modo. In realtà non avevo valutato i rischi.

Si portò gli indici delle mani sopra la testa, a formare delle corna, per farmi capire di essere stato tentato da Iblis, il diavolo dell’Islam. Io ero arrivato da dietro, quasi volando, e come un angelo lo avevo salvato dalla tentazione di rubare. In breve il discorso cominciò a prendere una strana piega: si domandava se quanto accaduto dimostrava che gli italiani erano migliori degli algerini. La buttai sullo scherzo e accettai di ripetere con lui “vive la France” per non essere entrata in guerra contro l’Iraq.

Ricominciò ad alzare troppo il tono della voce in una serie di ingiurie contro Bush e gli americani. Continuò dicendo che gli italiani erano ok perchè pregavano Gesù e la Madonna. Poi cominciò a mimare un’altra rappresentazione. Vi erano uomini che pregavano con le mani al cielo chiedendo qualcosa. Subito dopo faceva con le dita il gesto di contare soldi. Espresse la propria concezione del denaro con lo stesso gesto di preghiera di prima ma, chiudendo gli occhi, lanciò in aria col pollice una moneta da due euro presa da un marsupio alla cintura. Poi un’altra moneta da due e infine un euro. Cinque euro sulla ghiaia dell’argine. Continuò. Faceva il gesto di pregare e trovava un euro. Ringraziava, tornava a pregare e trovava la prima monte da due. La seconda la lasciò a terra, Allah l’avrebbe fatta trovare a qualcun altro.
Luca Ciambellotti

1 commento:

Anonimo ha detto...

Intrigante questa storia sul confronto religioso.
MS

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...