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domenica 10 agosto 2008

OLIMPIADI SUL MAXISCHERMO
Chinatown fa festa nel parco



PRATO - Jinchuan e Jinjing hanno 23 anni, taglio alla moda, gloss sulle labbra e magliette sopra l'ombelico. «Vi interessa lo sport?». «Abbastanza, ma a queste Olimpiadi ci teniamo particolarmente perché siamo cinesi». Sono tanti i ragazzi e le ragazze come loro venuti all' ex ippodromo per assistere alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. L'affluenza ha colto di sorpresa tutti. E' la prima volta che la comunità cinese di Prato partecipa così numerosa a un evento organizzato da Comune e Provincia. Duemila persone e un' evidente aria di festa, la loro festa, visto che non c' è quasi nessun italiano. Il maxi-schermo montato sul camion trasmette su Rai 2 la diretta da Pechino e proprio loro, i ragazzi della seconda generazione di emigrati dall' Oriente, sono i più indaffarati tra i gazebo con i rinfreschi e le pubbliche relazioni con gli organizzatori italiani.

Ma il sole del primo pomeriggio non ha fermato neanche gli anziani e le mamme con i bambini piccoli. Sorridono tutti, gli occhi incollati allo schermo mentre sfilano le squadre delle delegazioni internazionali. L'appuntamento è stato organizzato da diverse associazioni cinesi in collaborazione con le istituzioni pratesi e il Consolato cinese di Firenze. «Ma non solo», dice Bai Jungi, dell'associazione giovanile Associna, «lo spirito di questa festa era di coinvolgere la realtà multietnica di Prato, per questo siamo molto contenti che abbiano partecipato anche le associazioni senegalesi, camerunensi e del Centro America». Anche Cile, 26 anni, un altro di questi ragazzi che a differenza degli adulti parla senza timidezza in perfetto italiano, non nasconde la sua soddisfazione: «Io non sono neanche mai stato a Pechino, solo a Shanghai. Sono venuto in Italia quando avevo quattro anni e ho delle difficoltà a capire il cinese. Per noi queste Olimpiadi sono un momento di orgoglio». E per quanto riguarda la censura in Cina? Cile non si scompone, risponde gentilmente: «Penso che ci vorrà del tempo, come per tutte le grandi democrazie».

E' una domanda alla quale questi ragazzi rispondono senza troppi dubbi: la censura esiste anche negli altri paesi. Ed è la stessa risposta che dà anche il Console cinese Gu Honglin, che parlando dei diritti umani invece riconosce che «la Cina presenta dei problemi, ma la questione non riguarda solo i paesi in via di sviluppo, riguarda anche quelli avanzati. I diritti umani partono da una realtà che non ha a che fare solo con l' economia ma con la società, la cultura e le tradizioni. Per questo non possiamo misurare con lo stesso metro l' Africa, l'Europa e la Cina». Parlando di censura il primo pensiero del console non va alla censura interna alla Repubblica Popolare Cinese, ma alla censura dei giochi olimpici da parte degli altri paesi: «E' ingiusta perché le Olimpiadi e lo sport portano messaggi di pace, quindi non devono essere mescolate con la politica. Io mi oppongo perché per parlare di politica ci sono altre occasioni». A Prato non era l'appuntamento delle polemiche quello di ieri, ma di festa per la cerimonia d' inaugurazione di Pechino 2008. E tuttavia qualche dimostrazione di protesta c' è stata. A Firenze alcune bandiere del Tibet sono comparse sul ponte di fronte al Consolato cinese e a Palazzo Vecchio, due bandiere con i colori della pace e la scritta «Tutti i diritti umani per tutti» hanno sventolato accanto a quelle di Firenze, dell'Italia e dell'Europa.

Pubblicato su Repubblica Firenze il 9 agosto 2008, pagina 6 sezione: FIRENZE

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