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mercoledì 12 novembre 2008

A PRATO MONUMENTO AI CADUTI DI NASSIRIYA
Ma quali operatori di pace


E' stato inaugurato oggi pomeriggio, ai giardini di via Papa Giovanni XXIII presso la chiesa Sacra famiglia di Prato, il monumento ai caduti di Nassiriya e a tutte le vittime del terrorismo. La stele in marmo, alta circa tre metri e raffigurante un bassorilievo con un tralcio di vite con uva, è stata scolpita da Beatrice Fineschi su incarico della consigliera del quartiere est Marisa Cacialli (Pdl). Un'iniziativa promossa da una petizione popolare molto sentita dalla destra pratese, a giudicare dalla nutrita partecipazione di oggi nonostante la pioggia.

Con la benedizione del parroco della Sacra famiglia e l'intervento dell'assessore alla Cultura, Andrea Mazzoni (Pd), che ha dedicato la celebrazione alle "nuove giovani generazioni affinché possano vivere nella pace", adesso i bambini potranno giocare accanto al monumento in memoria delle vittime della "strage di Nassirya", pensando alle caramelle e al divertimento che i nostri "operatori di pace" hanno portato ai loro coetanei iraqeni.

Una definizione assai ben congeniata quella di "operatori di pace", che vorrebbe in due parole rassicurare le coscienze sul vero motivo di quelle morti italiane e coprire con un manto di retorica una guerra di occupazione illegale. Nascondere nell'amor di patria e nel falso cordoglio per i militari caduti la vera strage di vite iraqene che prosegue nella quotidiana mattanza dell'Iraq "liberato". Quasi 100mila vittime di morte violenta accertate in cinque anni secondo l'Iraq body count. Cinque anni di una guerra che, passate le opportunità politiche del momento e venute meno le ragioni del consenso alla crociata contro l'Islam, i media italiani dopo aver avvallato hanno ormai praticamente dimenticato.

Cinque anni di guerra, di morte e devastazione che niente hanno a che vedere con la pace, la democrazia o la difesa della sicurezza nazionale, italiana come americana. Altri sono gli interessi, anch'essi taciuti per salvare il buon nome di vittime e carnefici. Interessi noti anche ai bambini, dal colore nero come l'oro del sottosuolo iraqeno che le 35 compagnie internazionali, tra cui l'Eni, hanno cominciato a spartirsi a Londra il 13 ottobre scorso. Si sa, Baghdad non è un luogo molto sicuro per decidere sul dafarsi di un piatto ricco come il petrolio iraqeno: 115 miliardi di dollari in grado di garantire estrazioni per altri cento anni a ritmi di quattro milioni di barili al giorno.

video
Il significato del monumento secondo Beatrice Fineschi


2 marzo 2009
Scajola a Nassiriya
ENI IN POLE POSITION PER AGGIUDICARSI IL PETROLIO IRACHENO


L'Eni è in pole position per aggiudicarsi il contratto per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Nassiriya, nel sud dell'Iraq. Un campo petrolifero che, secondo le stime irachene, vanta riserve per 4,4 miliardi di barili, con un potenziale di produzione di 300mila barili al giorno. Secondo l'Italia si può invece arrivare a 1 milione di barili. La conferma del prossimo buon esito della gara è venuta dal ministro Claudio Scajola, partito ieri per Baghdad. Scajola ha annunciato che firmerà "un accordo che ci permetterà di avere in Italia un'altissima percentuale del petrolio estratto" in Iraq.

"La nuova frontiera che vogliamo aprire è l'Iraq, che è un po' la Mecca del petrolio - ha detto in un'intervista a Domenica In, l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni - Ho l'ambizione che Eni sia la prima compagnia internazionale che sbarchi in quel Paese".

Ma la "nuova frontiera" non si è aperta sei anni di guerra fa, nel marzo 2003? Una domanda che naturalmente Domenica In non ha posto all' a.d. Eni.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La memoria di questo sacrificio deve essere mantenuta così come la solidarietà ai soldati inviati in missione.
Certo, difendere la Patria non è come attaccare un altro Stato, a meno di non condivedere l'ideologia dell'attacco preventivo in funzione difensiva.
Interessi privati difesi dal pubblico cittadino che alla fine paga il conto in termini di vite e finanziamenti e riceve in cambio una nuova promessa. Il domani.
Mi domando se, alla fine, davvero il costo sarà minore.
MS

"e Lei che aspettava il ritorno di un soldato vivo, di un eroe morto...che ne farà?" Faber

"Beato il popolo che non ha bosogno di eroi" B.B.

Anonimo ha detto...

la patria la si difende quando si è attaccati.ma l'iraq che c'entra con l'italia? è una guerra questa o un'aggressione? e non hanno diritto gli eracheni a difendersi e difendere il loro unico prodotto ...il petrolio? e siamo sicuri che il terrorismo è la causa della guerra? è l'iraq la centrale del terrorismo?

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