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giovedì 26 novembre 2009

VOLANTINO BR AL GIORNALE DI GENOVA, SCRITTO DALLO STESSO GIORNALISTA MINACCIATO
Denunciato per procurato allarme

17 novembre 2009- Volantino dei Nuclei Armati Territoriali recapitato a molte redazioni di giornali ()

Genova, 25 novembre 2009.
È stato lo stesso destinatario delle minacce, un giornalista collaboratore del Giornale di Genova, a scrivere il falso volantino delle Brigate Rosse recapitato in redazione. E' quanto accertato dalla Digos di Genova che ha denunciato l'uomo per simulazione di reato e procurato allarme.

La lettera minatoria, scritta a mano, con stella a cinque punte, era stata trovata la settimana scorsa sotto la porta d'ingresso della redazione genovese del quotidiano. Conteneva minacce nei confronti della redazione, del capo della sede Massimiliano Lussana e del giornalista collaboratore Francesco Guzzardi, «colpevoli» di aver compiuto inchieste giornalistiche sulla Valbisagno. Immediatamente è stata presentata una denuncia in questura e sono state avviate le indagini che questa mattina hanno portato alla clamorosa soluzione.

Francesco Guzzardi
, 49 anni, avrebbe dichiarato agli agenti di aver agito per far uscire allo scoperto una vicenda di minacce gravi da parte di malavitosi e di nomadi della periferia genovese della quale lo stesso giornalista e la sua famiglia sarebbero stati oggetto nelle scorse settimane. Il capo della redazione genovese del Giornale, Lussana, nel dichiarare il proprio stupore per quanto emerso dall'indagine, ha voluto ringraziare «lettori ed istituzioni per la solidarietà e la vicinanza espresse in questi giorni al Giornale». (ANSA)

"Un uomo mi perseguitava da mesi fino a quando, mentre mi trovavo insieme a mia figlia di appena due anni e mezzo, mi ha puntato una pistola addosso minacciandomi di morte. Questo è successo in seguito alle mie denunce della sua attività criminale fatte sul Giornale, per cui lavoravo come collaboratore esterno. Non avendo ottenuto riscontri di polizia ho deciso di tutelarmi con questa lettera. Quest'uomo e' uno spacciatore - prosegue Guzzardi - Per mesi mi ha minacciato. Mia moglie non esce di casa da due mesi. Il 5 ottobre scorso ho sporto una denuncia dai carabinieri a suo carico, ma non c'e' stato alcun esito. Così ho pensato che una falsa lettera minatoria avrebbe spaventato l'uomo che mi perseguitava, inducendolo a smettere".

"[...] mi sono autodenunciato alla digos pur sapendo che gli inquirenti non avrebbero avuto alcuna possibilita' di scoprire la verità - ha concluso Francesco Guzzardi - Infatti per produrre la lettera ho usato per metà un normografo e per metà ho scritto con la sinistra e certamente sulla carta non ho lasciato impronte. Non cercavo alcun tornaconto personale, se non quello di garantire l'incolumità a me alla mia famiglia". (AGI)

Roma, 23 novembre 2009
«L'Ordine nazionale dei giornalisti, dandone notizia, sottolinea che «si tratta di un ennesimo atto intimidatorio rivolto a colleghi che adempiono puntualmente al loro lavoro al servizio del cittadino assolvendo al dovere costituzionale loro imposto di informare i lettori». «Anche questa intimidazione - continua l'Ordine - non riuscirà a imbavagliare la libertà di stampa e non impedirà alla testata di continuare ad esercitare puntualmente il diritto di cronaca.Ai colleghi e a tutta la redazione la sentita solidarietà del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e del presidente Lorenzo Del Boca». Un volantino contenente minacce, insulti e stelle a cinque punte era stato trovato sotto la porta della redazione genovese de «Il giornale» martedì scorso. Le minacce erano indirizzate alla redazione e più in particolare a Francesco Guzzardi, autore di un articolo in cui illustrava la crisi politica del municipio dell'alta Val Bisagno riferendo di veleni, minacce ed atti vandalici. La digos, subito avvertita dal caporedattore Massimiliano Lussana, era giunta in redazione ed aveva ritirato il volantino. Dalle prime valutazioni le minacce non sarebbero attendibili e non porterebbero a gruppi politici organizzati. (ANSA).

martedì 24 novembre 2009

TERROMOTO IN CORSO NELLA CASA DELLE LIBERTA'?
E se Graviano parla Berlusconi trema


"Le dichiarazioni del boss Filippo Graviano (foto a sinistra), durante il confronto col pentito Gaspare Spatuzza (foto in basso a destra), pur non essendo delle ammissioni, manifestano una comprensione della scelta del collaboratore che induce a pensare che sia in atto, da parte del capomafia, un percorso di dissociazione da Cosa nostra". Lo ha detto l'ex procuratore nazionale antimafia, Pierluigi Vigna, a margine della presentazione, a Palermo, del codice regionale antimafia e anticorruzione della pubblica amministrazione, commentando l'episodio in cui Graviano, messo a confronto col pentito, ha detto di rispettare la decisione di Spatuzza di collaborare con la giustizia.

Vigna, da procuratore nazionale antimafia, fu protagonista di una serie di colloqui investigativi, durati mesi con diversi capimafia tra cui Pietro Aglieri, che espressero al magistrato la volontà di dissociarsi da cosa nostra. "L'idea - ha spiegato - era quella di rompere con la mafia per dare un messaggio alle giovani leve". "Aglieri - ha raccontato - mi disse che se l'avessero dato da collaboratori, li avrebbero considerati infami invece il loro 'rompete le righe' lo diedero dal 41 bis, senza chiedere nulla in cambio". Fonte Ansa.

Da L'ESPRESSO (giovedì 19 novembre 2009):
Indagine esplosiva

di Lirio Abbate
I pm pronti a riaprire l'inchiesta sul premier per le stragi.
Mentre altri boss potrebbero parlare. E provocare un terremoto politico.

Da REPUBBLICA (venerdì 27 novembre 2009):
Mafia, perché i pentiti accusano Berlusconi
di Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo
Ad una svolta l'indagine di Firenze sulle stragi del 1993
. Il nome del presidente del Consiglio nei verbali degli uomini della cosca di Brancaccio

giovedì 19 novembre 2009

GRECIA: ATMOSFERA PESANTE. ANZI, ESPLOSIVA: 'La stagione storica più difficile per la gioventù greca' secondo il settimanale Attualità


ATENE
Travolta dalla disoccupazione e senza più fiducia nella politica, sprofondata in un generalizzato pessimismo e profondamente frustrata, la gioventù greca sarebbe al centro di una situazione sociale definita "esplosiva". Ad affermarlo è un'indagine del centro sondaggi Vprc, secondo cui la stragrande maggioranza della popolazione ritiene ''probabile'' che, in tali condizioni, si ripetano i gravi disordini che nel dicembre scorso seguirono all'uccisione del giovane studente Alexis Grigoropoulos per mano della polizia.

L'indagine è stata pubblicata dal settimanale "Attualità" in occasione del 36° anniversario della rivolta studentesca del 17 novembre 1973, schiacciata nel sangue dal cosiddetto regime dei Colonnelli. Anniversario che ieri si è accompagnato a violenti scontri tra giovani radicali e polizia.

Gli incidenti sono avvenuti solo al termine della manifestazione pacifica con la partecipazione di 10-15.000 mila persone, tra cui esponenti politici e sindacali, all'insegna di slogan antimperialistici, a difesa della democrazia, della scuola e del lavoro ma anche degli immigrati e dei detenuti in protesta nelle prigioni. Mentre la marcia studentesca si concludeva, centinaia di giovani radicali hanno cominciato a lanciare sassi e bombe molotov contro gli agenti all'altezza della direzione generale di polizia, nel centro di Atene. Gli agenti hanno reagito con bombe lacrimogene e granate luminose, caricando, inseguendo e fermando gli attaccanti, che si sono dispersi soprattutto verso il quartiere anarchico di Exarchia.

Disordini e fermi anche a Salonicco dove si e' svolta una marcia parallela a quella nella capitale con la partecipazione di alcune migliaia di persone.


Lo studio definisce quella attuale "la stagione storica più difficile per la gioventù greca", mentre il Paese vive "un'esacerbazione tale dei problemi sociali, da disegnare un clima certamente esplosivo".

La stragrande maggioranza degli intervistati (81%) ritiene che la disoccupazione sia il principale problema giovanile e oltre il 70% crede che la nuova generazione vivrà in un ambiente economico e sociale assai peggiore di quelli precedenti. L'alienazione nei confronti della politica, dello stato e dei media è quasi totale: la fiducia nei partiti è appena al 12,5%, mentre il 67% ritiene che il governo si interessi ben poco ai giovani. Pochissima fiducia anche nei mezzi d'informazione (15%), nello Stato (18%), nel parlamento (22%) e nei sindacati (25%), mentre si salvano l'Università (64%), Chiesa (50%), polizia (49,5%) e giustizia (46%).

giovedì 12 novembre 2009

EQUITALIA PIGNORA L'ARCHIVIO VASARI. Gli eredi volevano vendere a ignoti magnati russi


Si sa: "pecunia non olet", neanche quando si baratta un Archivio Vasari con denaro sonante, anche se di ignoti magnati russi. Ecco quindi provvidenziale l'intervento del ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, a risolvere lo scandalo merceologico con un provvidenziale pignoramento dei beni degli eredi Vasari.

(ANSA) - ROMA, 11 NOVEMBRE - L'Archivio Vasari è stato pignorato da Equitalia per debiti degli eredi del proprietario della collezione nei confronti dell'erario.La Soprintenza archivistica della Toscana è stata nominata nel frattempo custode del bene. La situazione -assicura il ministro Bondi- è seguita con "grande attenzione" visto che la vicenda della presunta vendita dell'Archivio ha risvolti che "non sempre hanno la necessaria trasparenza nei confronti di un patrimonio culturale di indiscusso rilievo".

(ANSA) - FIRENZE, 12 NOVEMBRE - Non risulta nessun pignoramento dell'archivio Vasari: così il legale che assiste gli eredi Festari sulla presunta vendita dei documenti. L'avvocato Alberto Marchetti è a Mosca per un incontro organizzato dai compratori russi che hanno presentato alla stampa il contratto di vendita dell'archivio custodito ad Arezzo per 150 milioni di euro. L'avvocato riferisce che i russi hanno intenzione di valorizzare il patrimonio rappresentato dall'archivio favorendone la massima diffusione nei musei del mondo.

Vai all'articolo (di Carmelo Sobrera?) su Qui News

Comunicato del Ministero per i beni e le attività culturali:
Dubbi su compravendita Archivio Vasari

Pubblicato il 22 ottobre 2009

In riferimento alle notizie di agenzia e alle dichiarazione del Sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, il Ministero per i beni e le attività culturali rende noto che nei mesi scorsi è venuto a conoscenza di un presunto contratto di compravendita riguardante l’archivio Giorgio Vasari. A quanto risulta esso verrebbe alienato - al termine del periodo prescritto dal Codice per i beni culturali ed il paesaggio per l’esercizio del diritto di prelazione - per una cifra esorbitante ad una società russa.
Si tratta di un’operazione che ha evidentemente sollevato presso il Ministero numerose perplessità, non solo per l’eno
rmità della somma pattuita ma soprattutto perché l’archivio Vasari, chiunque ne sia il proprietario, è soggetto ad un vincolo pertinenziale e pertanto non può essere spostato dal luogo in cui attualmente è collocato ad Arezzo. A ciò si aggiunge il fatto che il proprietario dell’archivio è deceduto alcuni giorni fa.
Per questa ragione verrà informata l’Autorità giudiziaria.
Al di là di ogni allarmismo, la notifica dell’atto al Comune di Arezzo costituisce un semplice adempimento previsto dal Codice dei beni culturali, che non determina nella maniera più assoluta l’esito dell’operazione.



Aggiornamento del 20 gennaio 2011

Ahi, Ahi! Il russo Vassilij Stepanov si ritira dall'affare, annuncia il Frankfurter Allgemeine. Sfuma così la possibilità per i fratelli Festari, attuali proprietari, di vendere per 150 mln di euro l'Archivio Vasari. Secondo il magnate russo, rivela il quotidiano tedesco, obbiettivo della trattiva da parte degli eredi Vasari sarebbe stato di farlo acquistare dallo Stato italiano.

Replicano i due: "Non ci sembra verosimile che Stepanov abbia potuto avere dei dubbi sulla veridicità della transazione che si era avviata, in quanto anche quando venne ascoltato dalla magistratura confermò la volontà dell'acquisto dell'Archivio Vasari ed era certa la volontà da parte dei Festari a volerlo vendere".

mercoledì 28 ottobre 2009

SCIENTOLOGY: CONDANNA PER TRUFFA IN FRANCIA. Sei dirigenti sottraevano soldi ad anziani


PARIGI - Scientology non la spunta con la giustizia francese. Alain Rosenberg (foto), riconosciuto come il responsabile della chiesa di Scientology in Francia, è stato condannato per truffa a 2 anni di reclusione con la condizionale e a 30.000 euro di ammenda. Le due principali strutture, il Celebrity Center e la biblioteca, sono state condannate a ammende pari, rispettivamente, a 400.000 e 200.000 euro. Le accuse di truffa si basano sulle decine di migliaia di euro che sei dirigenti di Scientology avrebbero sottratto a quattro anziani adepti approfittando della loro vulnerabilità. Il tribunale ha stimato che ''un'ammenda molto forte'' sia ''più opportuna'' che l'interdizione di proseguire le attività. ''L'interdizione a esercitare - ha affermato Sophie-Helene Chateau, presidente della corte - rischiava di generare un proseguimento dell'attività per vie illegali''. Il tribunale ha però insistito che le due strutture di Scientology dovranno diffondere, in larga misura, la notizia della condanna su giornali francesi e stranieri.

Il movimento di Scientology, fondato nel 1954 dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard è considerato come una religione negli Stati Uniti, mentre in Francia è classificato come una setta da un rapporto parlamentare del 1995. Scientology conta 12 milioni di adepti nel mondo, tra cui molti volti noti dello spettacolo come gli attori Tom Cruise e sua moglie Katie Holmes, ma anche John Travolta e la cantante Lisa Marie Presley. Sono 45.000 gli affiliati in Francia. (ANSA).

CONTENUTI CORRELATI:

Multivisione - Blog d'informazione ON FACEBOOK
Scientology finisce nel mirino dell'Fbi per presunto traffico di esseri umani (17 febbraio 2011, da www.lettera43.it)
Al centro dell’inchiesta c'è la Sea org, vera e propria unità di élite dell’organizzazione, che obbliga gli adepti più devoti a firmare un contratto «per 1 miliardo di anni». Questa cellula di eletti prevede nel proprio regolamento «l’invio forzato in campi di rieducazione punitiva» nel caso in cui non si siano raggiunti gli obiettivi della missione «ecclesiastica» prefissata.

GRAPHIC NOVEL: Io e Scientology, la storia di Marion (14 marzo 2011, da www.linkiesta.it)
la storia vera di una giovane pubblicitaria francese in crisi, e del suo percorso in Scientology. Marion mostra dall’interno il graduale processo di seduzione degli adepti.

venerdì 16 ottobre 2009

LA CASSAZIONE ASSOLVE LO 'SPIONE' ANTIMAFIA
Nessuna violazione: era autorizzato

Chi ricorda l'ometto paffuto e sorridente ritratto nella foto? L'uomo che fece gridare all'ennesimo scandalo su presunte intercettazioni abusive ai danni di qualche decina di migliaia di utenze telefoniche, tra cui quelle intestate a politici, affaristi e colletti bianchi a vario titolo coinvolti nelle inchieste del pm Luigi De Magistris? Si trattava in realtà soltanto di tabulati, ma il linguaggio si presta a facili confondimenti, soprattutto quando travisare e disinformare torna utile a chi strumentalizza, calunnia, attacca per distruggere reputazioni e carriere. Un giochetto non nuovo, si direbbe adesso, ma allora, chi si curò della reputazione di uno 'sbirro' in aspettativa come Gioacchino Genchi, il super consulente informatico delle procure di mezza Italia? L'ex collaboratore di Giovanni Falcone, fu segato forse per le inchieste lucane di De Magistris, o forse, per essersi creato nemici importanti in tempi più lontani: nelle indagini sulla strage di Via D'Amelio, dove persero la vita Paolo Borselino e gli uomini di scorta.

Anche Genchi passò per la forca mediatica dei vari Porta a Porta e programmi di regime vari, da solo a difendersi in processi sommari imbastiti da uomini di governo - e opposizione - per lo più estranei a qualunque competenza al di là della capacità di inebetire un pubblico televisivo opportunamente addomesticato con accuse generiche quanto sommarie. L'obbiettivo viene raggiunto in poche puntate: una carriera compromessa, una persona tacciata di crimini indimostrati, un'opinione pubblica terrorizzata dal pensiero di un nerd in ascolto.

Ieri la cassazione ha assolto lo "spione" Genchi. Tutto legale, nessuna violazione della privacy, nessuna attività abusiva, si legge nella sentenza con cui gli ermellini hanno respinto il ricorso della procura di Roma,dopo la richiesta di dissequestro dell'archivio informatico di Genchi da parte del Tribunale del Riesame.

La conclusione è che Genchi era autorizzato dal Comune di Mazzara del Vallo. Poteva "consultare i dati presenti nel sistema informatico dell'agenzia delle entrate, non e' ipotizzabile una volontà contraria del titolare dello 'ius excludendi'". Il reato dunque per i supremi giudici "non sussiste in caso di mancata dimostrazione che la violazione della normativa sulla tutela dei dati personali, abbia prodotto un 'vulnus' significativo alla persona offesa". Sostenere, infatti, che questa condizione di punibilità sia "implicita e intrinsecamente connessa - conclude la Cassazione - equivale ad asserire un capovolgimento dei principi in tema dell'onere della prova, assolutamente non giustificata dalla fase iniziale delle indagini".

Guarda il videoblog di Byoblu sul convegno di Fano del 17 ottobre 2009:
"Gioacchino Genchi e Claudio Messora: la droga televisiva"

giovedì 8 ottobre 2009

BERLUSCONI a "Porta a Porta" dopo la bocciatura del LODO ALFANO



Febbraio 2011
Ci accorgiamo, per motivi di ordinaria manutenzione del sito, che il seguente video è stato rimosso da Youtube. Riproponiamo quindi un nuovo collegamento di questo indimenticabile intervento telefonico in diretta a "Porta a Porta" del presidente Berlusconi. La magistratura, la Corte Costituzionale, perfino il presidente della Repubblica Napolitano sono tutti di "sinistra". Rosi Bindi, naturalmetne "più bella che intelligente", si difende dagli insulti dichiarando di essere una donna non a "sua disposizione". Ne è passata d'acqua sotto i ponti della seconda Repubblica dal settembre 2009, eppure il dibattito politico italiano non sembra essersi discostato molto dai soliti temi di allora. Auguri per il 2011, seconda Repubblica!!

venerdì 7 agosto 2009

Le autorità israeliane chiudono il Nidal Centre a Gerusalemme Est


Di Filippo Balistreri per Radio Shabab FM

Il 15 luglio le forze di occupazione israeliane hanno chiuso il Nidal Centre for Community Development, a Gerusalemme est. Alle 8.30 di mattina, la polizia israeliana ed i servizi segreti sono entrati nella sua sede nel quartiere Al-Jabasheh della Città Vecchia, con un ordine emanato da un ispettore generale israeliano per la chiusura del centro. Quindi la polizia ha evacuato il centro forzandone il personale ad uscire, arrestato il suo direttore e sigillato la porta di entrata con la fiamma ossidrica. L’ordine di chiusura, firmato dall’Ispettore Generale Doodi Cohen, impone che il centro rimanga chiuso fino all' 11 agosto 2009. Secondo il documento, l’ufficiale basa la propria decisione sull’art. 6 della legge antiterrorismo del 1948, ritenendo che il Nidal Center rappresenti una minaccia alla sicurezza di Israele e ordinandone, quindi, la temporanea chiusura. Inoltre, in un ultimo paragrafo, l’ispettore informa che le Autorità israeliane stanno valutando la possibilità di emanare un ulteriore ordine per chiudere quel luogo per il periodo di un anno intero.

Il Nidal Centre è una o.n.g. palestinese registrata e ben conosciuta, che opera a Gerusalemme sin dal 1999. Situato nella Città Vecchia, il centro sostiene la comunità locale attraverso il suo lavoro con bambini, giovani e donne, e offre servizi e opportunità educative e culturali per la popolazione araba di Gerusalemme, realizzando attività formative e ricreative. Attraverso il suo operato basato sul volontariato, sui progetti socialie su attività volte al rafforzamento della società palestinese, il centro offre un apporto di incalcolabile valore alla comunità locale. Di recente ha anche collaborato con lo staff di Radio Shabab FM, mentre da anni lavora insieme a Medina, una o.n.g. toscana.

L’illegale e immotivata chiusura del Nidal Center, in quanto “minaccia alla sicurezza”, rappresenta solo un’ulteriore violazione nel quadro della sistematica occupazione della città. Dopo aver già preso di mira gli abitanti arabi della città con le sue violazioni razziste, negli ultimi anni l’occupazione israeliana ha minacciato le organizzazioni sociali di Gerusalemme. La chiusura del Nidal Center non rappresenta un incidente isolato di repressione socio-culturale nella Gerusalemme Est occupata: a partire dall’agosto 2001, infatti, 26 simili organizzazioni sono state chiuse, tra cui la famosa Orient House, la Jerusalem Chamber of Commerce e la Arab Studies Society. Sin dagli inizi del 2009, le Autorità di occupazione israeliane hanno anche bandito e prevenuto fisicamente numerose attività culturali ed educative pacifiche organizzate per la celebrazione di “Gerusalemme Capitale della Cultura Araba 2009”, come previstodall'Unesco. Di conseguenza, il Palestinian National Theatre, che ospitava festival di danze folkloristiche e mostre d’arte di artisti palestinesi, il Palestinian Literature Festival dello scorso maggio e il Palestine International Festival di questo mese hanno subito ripetute chiusure.

Queste iniziative erano state pubblicizzate dai media, talora sponsorizzate dalla Commissione Europea e legate allo sviluppo sociale, culturale ed economico della comunità palestinese. Le reiterate misure sottendono la politica israeliana volta a spingere fuori dalla città la popolazione palestinese, privandola dei propri diritti, compreso il diritto alla vita comunitaria. Gerusalemme Est è incontrovertibilmente riconosciuta dal diritto internazionale come parte integrante dei Territori Occupati Palestinesi, nei quali il popolo palestinese ha titolo per esercitare il suo diritto all’autodeterminazione. In quanto principio fondamentale delle leggi internazionali sui diritti umani, il diritto all’autodeterminazione include i diritti della popolazione di perseguire liberamente il suo sviluppo sociale, economico e culturale. Inoltre il diritto di espressione, di associazione e di assemblea pacifica costituiscono anch’essi fondamentali garanzie tutelate dalle leggi internazionali sui diritti umani, oltre che dalla stessa legislazione in Israele. Eppure sistematicamente questi diritti sono negati ai palestinesi residenti a Gerusalemme Est.L’obiettivo finale di queste azioni, quindi, sembra quello di far cessare ogni attività di sostegno alla popolazione palestinese di Gerusalemme, nell'ottica della drastica riduzione della popolazione stessa, per mantenere l’egemonia demografica degli israeliani e consolidare ulteriormente la sovranità di Israele sulla parte est della città. A questo scopo le Autorità di occupazione hanno intrapreso altre azioni, come la demolizione di case dei palestinesi, le evacuazioni forzate, la confisca di terre, la costruzione di insediamenti di coloni ebrei, come ampiamente dimostrano i report di OCHA, l'agenzia ONU attiva nei Territori Palestinesi, e l'organizzazione israeliana ICAHD. Basti pensare, ad esempio, che dal 2004 ad oggi sono già state demolite 420 case.

Oltre ad esprimere il più fermo rifiuto alla decisione israeliana di chiudere il Nidal Center, è necessario che le organizzazioni locali ed internazionali che lottano per i diritti umani agiscano immediatamente per fermare le prassi israeliane di azione contro le organizzazioni palestinesi a Gerusalemme. Inoltre, di fronte a questa drammatica situazione, è sempre più necessario che la comunità internazionale mantenga fede ai doveri e alle responsabilità assunti con la Road Map e i report della UE su Gerusalemme del 2005 e del 2008, condannando le misure illegali di Israele volte ad alterare lo status di Gerusalemme Est e agendo per far valere il diritto internazionale e le risoluzioni ONU, che ripetutamente hanno dichiarato illegittima l'occupazione militare israeliana in Palestina.

LINK CORRELATI:
  1. Claudio Pagliara, Israele e l'informazione deformata (VIDEO): Venerdì 9 maggio 2008, secondo giorno della Fiera del Libro di Torino. Prosegue la campagna di boicottaggio contro l'invito di Israele come Paese ospite d'onore della kermesse del libro, nel Rettorato dell'Università di via Verdi l'inviato della Rai a Gerusalemme, Claudio Pagliara, partecipa a un incontro con gli studenti del Master in giornalismo.
    -LucavalicoEdizioni-
  2. SPECIALE MEDIO-ORIENTE - AMNESTY ACCUSA ISRAELE: ACQUA DEI PALESTINESI AI COLONI. MA IL GOVERNO ISRAELIANO CONTESTA IL RAPPORTO

mercoledì 15 luglio 2009

AFGHANISTAN: L'INCUBO DEL RITORNO
Rischio suicidi tra i reduci britannici

Soldati britannici di guardia in un campo di papaveri in Musa Qala, Afghanistan, 28 marzo 2009, foto REUTERS - Omar Sobhani

Previsioni allarmanti sugli effetti post-traumatici da stress dei soldati inglesi di ritorno dall'Afghanistan

LONDRA - Sette anni di guerra. Sette anni di combattimenti in Afghanistan per l'esercito di sua maestà. E la guerra adesso presenta il conto alla patria Inghilterra. Un conto salato: le lacrime di una generazione di giovani soldati mandati al fronte spesso poco più che ventenni, e oggi reduci psicologicamente provati. E' preoccupante l'allarme relativo all'aumento dei casi di suicidio lanciato da una recente ricerca della Università di Manchester (una sintesi in Inglese). I giovani reduci sotto i 24 anni risultano essere tre volte piu' inclini al suicidio rispetto ai coetanei in patria.

Anche sulla base di questi dati, il leader tory David Cameron e il ministro ombra per la Difesa, Liam Fox, sostengono che non si faccia abbastanza per assistere i militari che rientrano in patria. I due membri dell'opposizione sottolineano inoltre che, sia per la guerra delle Falkland sia per la Guerra del Golfo, furono di più i militari che si sono tolti la vita al rientro dal fronte, che quelli caduti durante i conflitti.

Si calcola che 264 reduci delle Falkland si siano suicidati, dalla fine della guerra, mentre gli uomini morti sul campo furono 255, rende noto un'associazione di veterani. Nel 1991, durante la Guerra del Golfo, morirono 24 soldati britannici, ma 169 reduci da quel conflitto sono morti per ''atti autolesivi intenzionali''. David Hill, responsabile di un'associazione benefica che opera nell'assistenza ai reduci, sostiene che ''sono dovuti passare in media 14 anni prima che molti reduci si convincessero a chiedere aiuto per disturbi legati a sindrome da stress post-traumatico''. ''Le cifre sono molto preoccupanti - ha detto Fox al quotidiano Independent - temo che, data l'intensita' delle operazioni in corso in Afghanistan, si stia costruendo una bomba ad orologeria''.

Un problema, questo, con il quale si sono dovuti confrontare gia' gli Stati Uniti che a più riprese hanno attivato e aggiornato programmi di assistenza per i militari di rientro da guerre, dall'intervento in Iraq in particolare. Il governo britannico risponde oggi all'opposizione affermando che ''sono stati fatti grandi progressi, sia rispetto ai trattamenti per i disturbi mentali che per ridurre il disagio associato alla richiesta di aiuto'', ha detto il sottosegretario per i reduci, Nav Kapur. (fonte ANSA).

Altri articoli (in Inglese):
- dal Belfast Telegraph
- da The Independent

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  1. LA GUERRA AI DISTURBI POST TRAUMATICI DA COMBATTIMENTO NELL'ESERCITO USA - Aljazeera intervista la psichiatra Barbara Van Dahlen 
  2. SCEMI DI GUERRA. LA FOLLIA NELLE TRINCEE
  3. I PILOTI DI DRONI AFFETTI DA STRESS POST-TRAUMATICO COME I PILOTI IN COMBATTIMENTO

Da Repubblica - inchieste-:
FOLLIA DA GUERRA - Il calvario degli eroi dimenticati, una vita nell'ombra dopo Nassiriya ----------------------------------
Washington, 22:27
USA: SUICIDI RECORD NELL'ESERCITO USA, 140 DA INIZIO 2009

Il dramma dei suicidi nelle forze armate Usa continua ad aggravarsi. Fino al 16 novembre si sono tolti la vita 140 soldati, tanti quanti in tutto il 2008. Un terzo delle vittime non era mai stata al fronte. Se la tendenza dovesse confermarsi anche nell'ultimo mese e mezzo, il 2009 sarebbe un anno record.
(17 novembre 2009)

lunedì 6 luglio 2009

SCIOPERO DEI BLOGGER
Il 14 luglio i blogger aderiscono allo sciopero dei giornalisti contro la legge bavaglio di internet prevista nel ddl Alfano


Multivisione.info aderisce allo sciopero dei blogger contro il ddl intercettazioni del ministro della giustizia Angelino Alfano; nello specifico rispetto alle disposizioni volte a limitare la libertà d'espressione in rete.

Uno sciopero che avverrà in contemporanea con quello dei giornalisti (successivamente rimandato per lo slittamento a settembre del Ddl Alfano), pesantemente colpiti - insieme agli editori - dalle sanzioni previste in quest'ultima legge vergogna del governo Berlusconi.


Carcere per i giornalisti e multe in grado di far chiudere i giornali agli editori


Diverrà quasi impossibile pubblicare notizie attinenti a indagini e processi fino alla chiusura delle indagini preliminari, cioè a distanza di anni sufficienti a far decadere l'interesse pubblico rispetto ai reati contestati. La cosiddetta "cronaca giudiziaria", ovvero l'informazione attinente ai procedimenti penali, sarà imbavagliata a tutto vantaggio di una particolare categoria di reati, quelli commessi dai cosiddetti "colletti bianchi": amministratori, politici e potenti la cui REPUTAZIONE rappresenta un "capitale" che non deve essere intaccato, da tutelare oltre il pubblico interesse alla conoscenza di reati, comportamenti sanzionabili e costumi di una società dove corruzione e collusione con la malavita sono all'ordine del giorno.

Una giornata di silenzio quindi, per esprimere il più netto dissenso nei confronti di un provvedimento scellerato, che non risparmia - nel suo disegno illiberale e autoritario - di colpire anche l'"arena" pubblica rappresentata dalla rete: dai blog (con l'obbligo di rettifica entro 48 ore) ma anche da youtube e facebook, già al centro di vari fuochi di fila parlamentari. Uno spazio dove la libera circolazione delle idee e delle opinioni rappresenta evidentemente una minaccia agli occhi di chi intende imbrigliare la possibità d'informarsi e d'informare.

Per saperne di più: http://dirittoallarete.ning.com/

mercoledì 1 luglio 2009

Gherardo Colombo contestato a Prato
Una pagliacciata organizzata?



Le doti teatrali dei quattro attori fanno sorgere il dubbio che si sia trattato di una pagliacciata organizzata, visto che almeno quello con la barba non è un povero operaio tessile disoccupato ma, a quanto pare, uno stipendiato della regista Cristina Pezzoli, coautrice con la drammaturga Letizia Russo, del progetto di Officina Giovani PPP: "Pagliacciate Porci e Purulenza" (mai nome fu più appropriato). La signora Pezzoli potrà sciogliere il dubbio di averci fatto assistere a una pagliacciata a sfondo razzista?

2 luglio 2009
La pagliacciata è confermata. Questa la risposta dello staff di Officina Giovani:

"Confermo, i provocatori della serata erano tutti attori della compagnia. Non conosco le ragioni di questa messa in scena, ma ho visto le immagini e ho riconosciuto i ragazzi. Non sono però in grado di sapere se anche Gherardo Colombo era a conoscenza della cosa...".

Per una volta lo staff che gestisce gli eventi dei cantieri culturali Ex macelli a Prato si sarà felicitato di avere avuto un pubblico superiore alle trenta persone. Ma sorvoliamo sulla gestione dello spazio e lasciamo spazio al commento dell'utente YouTube "Bruttocomunista":

"Beh qui ormai ognuno è disposto a qualunque cosa per apparire. Le stronzate che potrebbero pure avere un fondamento sono poste in maniere semplicistica e quindi sfociano nel razzismo".

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VAI ALLA playlist CON L'ITERVENTO COMPLETO (su Youtube)
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> OLIMPIADI SUL MAXISCHERMO: chinatown fa festa nel parco - sabato 9 agosto 2008
> BERLUSCONI A PRATO: "Militari contro i cinesi" - mercoledì 3 giugno 2009
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mercoledì 3 giugno 2009

Berlusconi a Prato: "militari contro i cinesi"


APCOM: BERLUSCONI: A PRATO I MILITARI CONTRO INVASIONE CINESE
Pattuglieranno la città per rilevare eventuali infrazioni
Prato, 2 giugno. (Apcom) - Prato sarà una delle prime dieci città in cui verranno inviati i militari per sostenere il lavoro delle forze dell'ordine. A prometterlo è lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi oggi in visita alla città toscana per sostenere al candidatura a sindaco di Roberto Cenni e alla presidenza della Provincia, Cristina Astucci. "Prometto al futuro sindaco e al presidente della Provincia - dice Berlusconi - di venire qui a cena a festeggiare la vittoria ma, soprattutto, di avviare con il ministero dell'Interno una particolare azione di indagine per verificare l'attuale situazione della vostra città" che è colpita - secondo gli esponenti del Pdl locale - da una scorretta competizione da parete di imprenditori cinesi nel settore tessile. "Con il ministero dell'Economia - continua il premier - lavoreremo per rilevare e quindi sanzionare eventuali infrazioni alla legge italiana". Questo lavoro verrà svolto anche con l'ausilio "dei militari che ora stiamo nella direzione di usarli in aiuto alle forze dell'ordine. Ci sarà un aumento di militari che pattuglieranno a piedi la vostra città. Prometto che Prato sarà tra le prime dieci città in cui decideremo di impiegarli".

Ansa: BERLUSCONI, PRATO NON CE LA FA PIU', LA CINA E' IN CASA

''C'è una città che da 60 anni sopporta il governo della sinistra, una città che non ne può più. Qui non si dice che la Cina è vicina perchè la Cina è in casa''. Parola del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, oggi all'anfiteatro del museo Pecci a Prato per la chiusura della campagna elettorale del Pdl. E mentre parlava, tra il pubblico, forse da un esponente della comunità cinese, è stato alzato uno striscione con la scritta "Silvio, salva Plato". Berlusconi ha raccontato di essere venuto su richiesta del coordinatore Denis Verdini il quale - ha detto - ''mi ha parlato di Cristina, candidata alla Presidenza della Provincia, sapendo che a me piacciono le belle donne, e di un imprenditore bravissimo Roberto Cenni''. ''Al contrario di quello che fanno i signori della sinistra - ha precisato Berlusconi - che non vengono dal mondo del lavoro, dell'imprenditoria, dell'università, ma che hanno sempre e solo fatto i professionisti, i mestieranti della politica. Non sanno fare altro, ma quando si siedono su una sedia approfittano di tutti i vantaggi e non la mollano piu". ''Qui a Prato - ha proseguito Berlusconi - ci sono i figli, i nipoti dei nonni del Pci, che hanno trattato la politica come membri di una dinastia, secondo i quali si poteva dare la politica in eredità''.

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martedì 19 maggio 2009

dal Corriere.it del 19 maggio 2009
"Mills fu corrotto da Berlusconi"



[...] Duro scontro tra il premier e la cronista dell'Unità Claudia Fusani. La giornalista chiede a Berlusconi se, dopo le motivazioni della sentenza Mills, non sia il caso di farsi processare e quindi di congelare il lodo Alfano.


«Con questi giudici non si può fare» esplode. «Il processo c'è ed è a Mills. Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice ed io sono sereno. Quando il processo riprenderà ci sarà una assoluzione assoluta».


La Fusani insiste: si faccia processare. Berlusconi alza moltissimo la voce: «Su questa cosa mi infurio. Lo posso giurare sui miei figli. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado o sennò se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi».

giovedì 23 aprile 2009

PIRATE BAY,CONFLITTO D'INTERESSI PER UN GIUDICE SVEDESE?


Potrebbe trattarsi di "conflitto d'interessi", è la sgradevole posizione in cui si è venuto a trovare uno dei giudici svedesi del processo a Pirate Bay, il popolarissimo sito di file sharing. Secondo la radio nazionale svedese, infatti,Tomas Norstrom, questo il nome del magistrato, è membro di un'associazione svedese per la tutela del copyright. La sentenza di primo grado dello scorso 17 aprile ha condannato ad un anno di reclusione e al pagamento di un maxi-risarcimento i quattro fondatori del sito Pirate bay, il motore di ricerca di file-sharing (condivisione di contenuti) nemico numero uno delle major dell'intrattenimento, consultato da milioni di utenti (nella foto: Gottfrid Svartholm Warg, a sinistra, e Peter Sunde). Secondo l'edizione online del Wall Street Journal, Peter Althin, l'avvocato di Peter Sunde, uno dei fondatori di Pirate Bay, dopo che lo stesso giudice Nostrom avrebbe confermato la notizia, ha parlato di chiaro conflitto di interessi e ha annunciato che nell'appello alla sentenza chiederà anche che il processo sia rifatto. "L'imparzialità e l'indipendenza dei magistrati sono uno strumento di garanzia fondamentale perché le sentenze siano corrette e accettate da tutte le parti - ha detto Andrea Monti, avvocato ed esperto di diritto della Rete -. Nel caso di Pirate Bay, l'evidente conflitto di interessi di uno dei giudicanti proietta una luce inquietante sull'andamento dell'intero processo. Sarebbe importante capire esattamente in che modo gli interessi del magistrato abbiano potuto influenzare il verdetto".


CONTENUTI CORRELATI:
- CONDANNATA LA "BAIA DEI PIRATI". Esulta la Fimi, l'associazione dei discografici.

venerdì 17 aprile 2009

CONDANNATA LA "BAIA DEI PIRATI"
Esulta la Fimi, l'associazione dei discografici

Video-intervista ai proprietari di "The Pirate Bay", la baia dei pirati, celebre sito di condivisione file in modalità bit-torrent.



Segue l'articolo presentato lo scorso 6 febbraio all'esame di Stato da giornalista, che ripercorre anche la vicenda di "Pirate Bay".

INTERNET E IL DIRITTO D'AUTORE
Giro di vite sull'informazione online

Il termine è di sessanta giorni. Sessanta giorni per la conclusione dei lavori del neo-nato “Comitato tecnico per la lotta alla pirateria digitale e multimediale”. E’ quanto si legge nel testo, reso noto da “Altroconsumo” lo scorso 26 gennaio, della proposta di legge per regolamentare la diffusione delle opere dell’ingegno attraverso le reti telematiche. Un intervento legislativo a sostegno della attuale legge del 1941 e successive modifiche.
Che qualcosa stesse cambiando nella babele del “download” illegale è apparso evidente già dalla scorsa estate, con il sequestro preventivo, il 10 agosto scorso, del sito svedese Pirate Bay, la “baia dei pirati”, uno dei più noti servizi di condivisione file attraverso il sistema peer to peer, letteralmente “da nodo a nodo” di una rete informatica paritaria in cui ogni computer agisce come server, scambiando informazioni. Con l'ordinanza del 1 agosto, il gip di Bergamo, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, ha imposto ai fornitori di servizi internet italiani, i cosiddetti “provider”, di impedire l'accesso al sito svedese. Gli utenti venivano così reindirizzati inizialmente a una pagina in cui compariva l’annuncio del sequestro del sito da parte della guardia di finanza e, dopo alcuni giorni, alla homepage del sito www.pro-music.org, di proprietà della britannica Ifpi, una delle maggiori associazioni internazionali di discografici. Una procedura definita da molti “inquietante”, dal momento che gli utenti italiani consegnavano il proprio Ip identificativo a un sito gestito da un'associazione di discografici estranea alla legislazione italiana. La sollevazione del cosiddetto “popolo della rete” non si è fatta attendere e gli stessi gestori del servizio Pirate Bay non hanno risparmiato pesanti accuse al governo italiano e alla federazione dei discografici Italiani.

Il caso Pirate Bay rappresenta il primo tentativo da parte delle autorità italiane di bloccare un servizio di condivisione file tra i più popolari della rete, ma si inserisce in un’offensiva ormai internazionale. Un’iniziativa analoga è stata intentata tre anni fa negli Stati Uniti dalla stessa Ifpi e approderà nelle aule giudiziarie il prossimo 16 febbraio. Quattro gestori del sito svedese sono accusati di aver cooperato nella violazione dei diritti d’autore per un ammontare di 100 milioni di dollari richiesti come risarcimento danni da varie aziende detentrici di copy-rigth. A metà gennaio anche, Tdc, il più grande provider danese, ha deciso di bloccare Pirate Bay per non subire iniziative giudiziarie analoghe a quella toccata a Tele2, denunciata dall’Ifpi per non aver impedito ai suoi utenti di collegarsi a Pirate Bay. A giorni dovrebbe pronunciarsi la Corte Suprema danese, che dovrà decidere se seguire l’esempio svedese, dove un’analoga iniziativa dell’Ifpi è stata giudicata in contrasto con la normativa europea sulla cosiddetta “net-neutrality”, la possibilità di scaricare liberamente dalla rete.

Entro i confini nazionali anche altri colossi della rete sono stati chiamati in causa negli ultimi mesi per violazione della legge sul copyright. Il 30 luglio il gruppo Mediaset ha citato in giudizio Google e Youtube per “illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del gruppo”, quantificando i danni in 325 ore di programmazione perduta e 500 milioni di euro. Le reazioni nella “blogosfera” sono diventate furiose dopo la comparsa di un video, proprio su Youtube, in cui il vicepresidente della Commissione per le Telecomunicazioni, Luca Barbareschi, annunciava un ordine del giorno per proporre “una direttiva europea per limitare il monopolio che è accaduto in questo periodo con Youtube”. Anche in questo caso il principale aggregatore dell’indignazione è stato il blog di Beppe Grillo, che a distanza di pochi giorni ha rilanciato, sempre su Youtube, un’intervista della Abc australiana al senatore del Pdl, Gianpiero Cantoni, in cui ribadiva la necessità di un intervento legislativo per “responsabilizzare” i curatori dei blog. Un intervento legislativo che tornerà a girare nelle aule del parlamento a novembre, nella forma del Ddl Levi-Prodi, ribattezzato subito dai suoi detrattori nella pagina dedicata sul noto social-network Facebook: “legge ammazza-bolg”.

Sempre su Facebook è stato il capo dell’opposizione, Walter Veltroni, a tornare sulla causa Mediaset-YouTube, con un intervento in cui affermava: "Per prima cosa mi viene da pensare a quale idea di media sia giusto ispirarsi. Guardo a questa polemica come a un discrimine tra il vecchio e il nuovo mondo, tra un’idea chiusa e regressiva ed una aperta ed avanzata”.
Concezioni diverse sulla tutela del diritto d’autore e le piattaforme di diffusione o mancati accordi commerciali con i grandi operatori della rete? Una domanda alla quale la Warner Bros ha risposto, in via non ufficiale, confermando che l’interruzione della trattativa con YouTube sarebbe naufragata a fronte di un’offerta economica della società californiana "incredibilmente bassa".
Esistono dunque posizione divergenti, come ha dimostrato l’accordo siglato il 14 ottobre scorso tra Rai.net, la consociata dell’azienda radiotelevisiva italiana, e Youtube. Una collaborazione che segue quella dell’americana Cnn e della britannica Bbc. Secondo l'Ad di RaiNet e direttore di Rai Nuovi Media, Piero Gaffuri: "La conclusione di questo accordo va nella direzione indicata dal nostro piano editoriale, che prevede la diffusione dei contenuti RAI su più piattaforme e partnership con operatori web di alto profilo internazionale". Chad Hurley, co-fondatore e CEO di YouTube, ha aggiunto: "Siamo davvero soddisfatti che un player europeo importante come la Rai abbia deciso di abbracciare la nostra piattaforma e di usare il nostro strumento VideoID per gestire e proteggere i propri contenuti”.
Dunque anche la Rai avrà un proprio canale su Youtube e l’azienda potrà essere informata dei file-video di sua proprietà caricati dagli utenti sul sito. Deciderà in seguito se rimuoverli o utilizzare gli spazi pubblicitari a disposizione nelle pagine che segnalano violazioni.


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martedì 14 aprile 2009

AFGHANISTAN: L'AMMINISTRAZIONE OBAMA FA APPELLO SUI DETENUTI DI BAGRAM


L'amministrazione Obama ha deciso di fare appello contro la decisione di un giudice che ha riconosciuto ai prigionieri nel carcere americano di Bagram, in Afghanistan, il diritto di contestare la loro detenzione. In attesa del giudizio, il Dipartimento della Giustizia ha chiesto alla magistratura di sospendere la decisione del 2 aprile in cui i diritti dei prigionieri di Bagram venivano equiparati a quelli di Guantanamo a patto che "non fossero cittadini afghani, non fossero stati catturati in Afghanistan e fossero stati incarcerati per un tempo irragionevole senza processo". Hanno chiesto alla giustizia americana il diritto di contestare la detenzione quattro prigionieri: due yemeniti, un afghano e un tunisino. Il giudice federale John Bates del tribunale di Washington aveva dato ragione a tre dei quattro.

martedì 7 aprile 2009

ITALIA-USA: OBAMA, GRANDE STIMA PER BERLUSCONI



Agenzia ANSA 2009-04-07 10:29

ISTANBUL - La Casa Bianca ha detto oggi che il presidente Barack Obama "ha grande stima" per il premier italiano Silvio Berlusconi. "Non è stato possibile organizzare un incontro bilaterale durante questo viaggio del presidente Obama - ha detto oggi a Iastanbul il vice-consigliere per la sicurezza nazionale Denis McDonough - semplicemente perché non è stato possibile conciliare le rispettive agende di Obama e Berlusconi".
"Non è stato possibile trovare durante questo viaggio un momento che conciliasse i rispettivi impegni dei due leader - ha detto il funzionario della Casa Bianca Denis McDonough - E' stata una semplice questione di agende. Ma il presidente Obama ha grande stima per il premier italiano Berlusconi". "Non è stata ancora fissata una data per l'incontro alla Casa Bianca tra il presidente Obama e il premier Berlusconi - ha detto, nella stessa occasione, in margine ad un briefing della Casa Bianca a Istanbul, il consigliere presidenziale David Axelrod - Obama e Berlusconi si sono incrociati comunque più volte ai vertici di questi ultimi giorni e sono in contatto". ANSA

FIRENZE: REVOCATA LA CITTADINANZA ONORARIA A MUSSOLINI



ANSA - ROMA - Revocata La cittadinanza onoraria a Benito Mussolini (nella foto all'Istituto Datini di Prato). Lo ha deciso il consiglio comunale a maggioranza. Mussolini non è più cittadino onorario di Firenze. L'onorificenza decisa dal consiglio comunale nel 1923 è stata revocata oggi a maggioranza. Compatto il centrosinistra e l'opposizione di sinistra, contrario il centrodestra. La cittadinanza onoraria di Mussolini era riemersa durante il dibattito, nelle scorse settimane, su quella proposta e poi concessa a maggioranza a Beppino Englaro, padre di Eluana.

martedì 3 marzo 2009

AUSTRALIA: TORNA NELLE SALE IL FILM SU SCONTRI RAZZIALI DEL 2005
Ritirato per disordini 'The Combination' sarà proiettato in 'sicurezza'



SYDNEY - Niente surf per quel giorno. I ragazzoni abbronzati di Sydney avevano altri programmi. Era il dicembre del 2005 e i cosiddetti "locals", i surfisti locali, insorsero per non ben precisati motivi contro la minoranza libanese. Il passa parola si diffuse nella spiaggia di Cronulla via sms e una folla sbronza, inferocita e divertita al tempo stesso si scatenò nella caccia al 'libanese' nei sobborghi intorno alla spiaggia.

Domani "The Combination", film indipendente ispirato a quei fatti, torna sugli schermi di una grande catena di cinema a Sydney, ma con misure di sicurezza rafforzate. Acclamato dalla critica, il film scritto da George Basha e diretto da David Field, sulle bande giovanili di origine libanese dei sobborghi di Sydney, era stato ritirato dopo alcuni tafferugli durante le proiezioni di giovedì e sabato. La Greater Union aveva cancellato le proiezioni nei suoi quattro cinema della capitale australiana dopo gli incidenti. La decisione aveva indignato i produttori e i distributori del film, che stava registrando ottimi incassi. Oggi il direttore della Greater Union, Robert Flynn, ha annunciato che le proiezioni riprenderanno da domani nei quattro cinema, con un numero addizionale di agenti di sicurezza a cui dovranno provvedere i distributori dell'Australian Film Syndicate. Il film è stato girato nei sobborghi multiculturali a ovest di Sydney, sullo sfondo degli scontri di Cronulla, ed è montato con brani di telegiornale sulle violenze commesse da surfisti e bagnanti contro chiunque avesse aspetto mediorientale e sulle rappresaglie di giovani libanesi accorsi dai sobborghi.

lunedì 26 gennaio 2009

MENO MALE CHE C'E' BIDEN
Afghanistan: "Bush ci ha lasciato un casino"


WASHINGTON - Il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha parlato della situazione in Afghanistan. "L' amministrazione Bush ci ha lasciato in eredita' un vero casino", ha detto il vice di Barack Obama in un' intervista alla Cbs. "L'eccessiva attenzione dedicata all'Iraq ha portato i talebani a riconquistare una parte significativa del territorio e ha fatto decollare la produzione di droga", ha spiegato Biden. (Agr)

17 febbraio
Per l'ONU oltre 2.000 i civili uccisi nel 2008
+40% rispetto allo scorso anno

KABUL - Circa 2.118 civili sono stati uccisi in Afghanistan nel 2008, il 40% in piu' rispetto al 2007. Lo rivela un rapporto dell'Onu secondo il quale le forze filogovernative sono responsabile del 39% di queste perdite. ''La missione delle Nazioni unite in Afghanistan (Unama) ha registrato la morte di 2.118 civili, quasi il 40% in piu' rispetto alle 1.523 vittime del 2007. Questi dati sono fonte di grande preoccupazione per l'Onu'', ha detto l'Unama. Il 2008 è stato il più sanguinoso per i civili dalla caduta del regime dei taleban nel 2001. ''Delle 2.118 vittime, il 55% (1.160 persone) è stato ucciso da forze antigovernative, il 39% da quelle governative e il restante 3% di morti non può essere attribuito né alle une, né alle altre'', ha aggiunto l'Unama.

lunedì 19 gennaio 2009

domenica 18 gennaio 2009

Come rimediai un faretto per telecamera da una torcia al led


In tempi di crisi è bene ingegnarsi e visto che il faretto in dotazione per la Panasonic Nvgs 500, il VW LDC 10 alimentato dalla telecamera (come se le batterie durassero a lungo) è fuori commercio (al modico prezzo di 100 euro), ho pensato di arrangiarmi con quello che avevo in casa. Ho rimediato la staffa del mirino di un vecchio telescopio giocattolo, guarda caso con una modellatura dello stesso diametro del corpo macchina della Pana. Poi ho usato due elastici a fettucia per fissarlo sulla parte anteriore dell'obbiettivo. La torcia si fissa e regola nella sede cilindrica della staffa con tre viti che bloccano acciaio su acciaio. Infine ho ritagliato un pezzetto di carta da forno che ho avvitato sopra la lente della torcia come diffusore. Il tutto è stabile e ben bilanciato (manco a dirlo!). Le soluzioni più semplici sono sempre le migliori...

Ecco il kit da ripresa:


  1. staffa di un telescopio giocatolo
  2. due elastici a fettuccia + torcia al led con due batterie (10 euro)
  3. microfono di Mattia
  4. cavalletto tre piedi mini cinese da usare anche chiuso come impugnatura (7 euro)
  5. Panasonic NvGS 500

LA ZONA, di Rodrigo Plá



La "Zona" è un quartiere bene di Città del Messico. Dentro ci vive gente "per bene", gente con i soldi, che ha ottenuto dal giudice la concessione a innalzare muri e reti per difendersi dalla ferocia della miseria urbana. In una notte di vento il ponteggio di un'insegna pubblicitaria crolla su un muro di cinta e tre ragazzi si arrampicano per entrare nella "Zona" a rubare. Il furto finisce male: una donna muore, suona un'allarme, segue una sparatoria in cui vengono uccisi due dei ragazzi e un sorvegliante. Comincerà la caccia al terzo intruso, perchè una delle condizioni per continuare a godere dei privilegi della "Zona" è che al suo interno non avvengano fatti di sangue. Tutti devono tacere, tutto deve tornare ad avere l'aspetto decoroso e ordinato di sempre. Neanche la polizia deve sospettare ma a Città del Messico con i soldi si può comprare qualunque cosa, soprattutto la polizia.

Un film crudo, a tratti surreale, l'opera prima del regista Rodrigo Plà, vincitrice del Premio della Critica al Toronto Film festival è un capolavoro allucinato in cui il "dentro" e il "fuori", la Zona e i quartieri circostanti di Città del Messico, sono lo specchio di una disuguaglianza sociale che garantisce la sicurezza personale e la propietà privata soltanto in una condizione d'assedio. Muri e telecamere sono il prezzo da pagare per le villette a schiera e i suv in cortile. I ladri, gli "intrusi", gli esterni non hanno cittadinanza, gli abitanti della Zona sono tutti armati e sparano a vista. Non conta se chi resta "intrappolato" nel perimetro è un ragazzino di 16 anni, l'assemblea dei residenti ha deciso a maggioranza: far sparire i cadaveri, tenere fuori la polizia e far fuori l'ultimo testimone.

martedì 6 gennaio 2009

Anno nuovo, sito nuovo

Salve a tutti!! Dopo più di un mese di silenzio e a un anno esatto dall'apertura del blog 'Multivisione' il progetto iniziale - come annunciato - ha mosso il primo passo verso la costruzione del sito www.multivisione.info, quindi non preoccupatevi se nei prossimi mesi sarete reindirizzati qui invece che su 'blogspot'.

Per inaugurare il nuovo anno è in corso di riorganizzazione e ampliamento l'Archivio Documenti, già esistente ma non facilmente accessibile. Adesso la pagina dedicata e in continuo aggiornamento ne costituirà l'indice, che rimanderà direttamente ai documenti google che ne costituiscono le pagine. Quindi felice 2009 e buona navigazione!
Luca Ciambellotti
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