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giovedì 23 aprile 2009

PIRATE BAY,CONFLITTO D'INTERESSI PER UN GIUDICE SVEDESE?


Potrebbe trattarsi di "conflitto d'interessi", è la sgradevole posizione in cui si è venuto a trovare uno dei giudici svedesi del processo a Pirate Bay, il popolarissimo sito di file sharing. Secondo la radio nazionale svedese, infatti,Tomas Norstrom, questo il nome del magistrato, è membro di un'associazione svedese per la tutela del copyright. La sentenza di primo grado dello scorso 17 aprile ha condannato ad un anno di reclusione e al pagamento di un maxi-risarcimento i quattro fondatori del sito Pirate bay, il motore di ricerca di file-sharing (condivisione di contenuti) nemico numero uno delle major dell'intrattenimento, consultato da milioni di utenti (nella foto: Gottfrid Svartholm Warg, a sinistra, e Peter Sunde). Secondo l'edizione online del Wall Street Journal, Peter Althin, l'avvocato di Peter Sunde, uno dei fondatori di Pirate Bay, dopo che lo stesso giudice Nostrom avrebbe confermato la notizia, ha parlato di chiaro conflitto di interessi e ha annunciato che nell'appello alla sentenza chiederà anche che il processo sia rifatto. "L'imparzialità e l'indipendenza dei magistrati sono uno strumento di garanzia fondamentale perché le sentenze siano corrette e accettate da tutte le parti - ha detto Andrea Monti, avvocato ed esperto di diritto della Rete -. Nel caso di Pirate Bay, l'evidente conflitto di interessi di uno dei giudicanti proietta una luce inquietante sull'andamento dell'intero processo. Sarebbe importante capire esattamente in che modo gli interessi del magistrato abbiano potuto influenzare il verdetto".


CONTENUTI CORRELATI:
- CONDANNATA LA "BAIA DEI PIRATI". Esulta la Fimi, l'associazione dei discografici.

venerdì 17 aprile 2009

CONDANNATA LA "BAIA DEI PIRATI"
Esulta la Fimi, l'associazione dei discografici

Video-intervista ai proprietari di "The Pirate Bay", la baia dei pirati, celebre sito di condivisione file in modalità bit-torrent.



Segue l'articolo presentato lo scorso 6 febbraio all'esame di Stato da giornalista, che ripercorre anche la vicenda di "Pirate Bay".

INTERNET E IL DIRITTO D'AUTORE
Giro di vite sull'informazione online

Il termine è di sessanta giorni. Sessanta giorni per la conclusione dei lavori del neo-nato “Comitato tecnico per la lotta alla pirateria digitale e multimediale”. E’ quanto si legge nel testo, reso noto da “Altroconsumo” lo scorso 26 gennaio, della proposta di legge per regolamentare la diffusione delle opere dell’ingegno attraverso le reti telematiche. Un intervento legislativo a sostegno della attuale legge del 1941 e successive modifiche.
Che qualcosa stesse cambiando nella babele del “download” illegale è apparso evidente già dalla scorsa estate, con il sequestro preventivo, il 10 agosto scorso, del sito svedese Pirate Bay, la “baia dei pirati”, uno dei più noti servizi di condivisione file attraverso il sistema peer to peer, letteralmente “da nodo a nodo” di una rete informatica paritaria in cui ogni computer agisce come server, scambiando informazioni. Con l'ordinanza del 1 agosto, il gip di Bergamo, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, ha imposto ai fornitori di servizi internet italiani, i cosiddetti “provider”, di impedire l'accesso al sito svedese. Gli utenti venivano così reindirizzati inizialmente a una pagina in cui compariva l’annuncio del sequestro del sito da parte della guardia di finanza e, dopo alcuni giorni, alla homepage del sito www.pro-music.org, di proprietà della britannica Ifpi, una delle maggiori associazioni internazionali di discografici. Una procedura definita da molti “inquietante”, dal momento che gli utenti italiani consegnavano il proprio Ip identificativo a un sito gestito da un'associazione di discografici estranea alla legislazione italiana. La sollevazione del cosiddetto “popolo della rete” non si è fatta attendere e gli stessi gestori del servizio Pirate Bay non hanno risparmiato pesanti accuse al governo italiano e alla federazione dei discografici Italiani.

Il caso Pirate Bay rappresenta il primo tentativo da parte delle autorità italiane di bloccare un servizio di condivisione file tra i più popolari della rete, ma si inserisce in un’offensiva ormai internazionale. Un’iniziativa analoga è stata intentata tre anni fa negli Stati Uniti dalla stessa Ifpi e approderà nelle aule giudiziarie il prossimo 16 febbraio. Quattro gestori del sito svedese sono accusati di aver cooperato nella violazione dei diritti d’autore per un ammontare di 100 milioni di dollari richiesti come risarcimento danni da varie aziende detentrici di copy-rigth. A metà gennaio anche, Tdc, il più grande provider danese, ha deciso di bloccare Pirate Bay per non subire iniziative giudiziarie analoghe a quella toccata a Tele2, denunciata dall’Ifpi per non aver impedito ai suoi utenti di collegarsi a Pirate Bay. A giorni dovrebbe pronunciarsi la Corte Suprema danese, che dovrà decidere se seguire l’esempio svedese, dove un’analoga iniziativa dell’Ifpi è stata giudicata in contrasto con la normativa europea sulla cosiddetta “net-neutrality”, la possibilità di scaricare liberamente dalla rete.

Entro i confini nazionali anche altri colossi della rete sono stati chiamati in causa negli ultimi mesi per violazione della legge sul copyright. Il 30 luglio il gruppo Mediaset ha citato in giudizio Google e Youtube per “illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del gruppo”, quantificando i danni in 325 ore di programmazione perduta e 500 milioni di euro. Le reazioni nella “blogosfera” sono diventate furiose dopo la comparsa di un video, proprio su Youtube, in cui il vicepresidente della Commissione per le Telecomunicazioni, Luca Barbareschi, annunciava un ordine del giorno per proporre “una direttiva europea per limitare il monopolio che è accaduto in questo periodo con Youtube”. Anche in questo caso il principale aggregatore dell’indignazione è stato il blog di Beppe Grillo, che a distanza di pochi giorni ha rilanciato, sempre su Youtube, un’intervista della Abc australiana al senatore del Pdl, Gianpiero Cantoni, in cui ribadiva la necessità di un intervento legislativo per “responsabilizzare” i curatori dei blog. Un intervento legislativo che tornerà a girare nelle aule del parlamento a novembre, nella forma del Ddl Levi-Prodi, ribattezzato subito dai suoi detrattori nella pagina dedicata sul noto social-network Facebook: “legge ammazza-bolg”.

Sempre su Facebook è stato il capo dell’opposizione, Walter Veltroni, a tornare sulla causa Mediaset-YouTube, con un intervento in cui affermava: "Per prima cosa mi viene da pensare a quale idea di media sia giusto ispirarsi. Guardo a questa polemica come a un discrimine tra il vecchio e il nuovo mondo, tra un’idea chiusa e regressiva ed una aperta ed avanzata”.
Concezioni diverse sulla tutela del diritto d’autore e le piattaforme di diffusione o mancati accordi commerciali con i grandi operatori della rete? Una domanda alla quale la Warner Bros ha risposto, in via non ufficiale, confermando che l’interruzione della trattativa con YouTube sarebbe naufragata a fronte di un’offerta economica della società californiana "incredibilmente bassa".
Esistono dunque posizione divergenti, come ha dimostrato l’accordo siglato il 14 ottobre scorso tra Rai.net, la consociata dell’azienda radiotelevisiva italiana, e Youtube. Una collaborazione che segue quella dell’americana Cnn e della britannica Bbc. Secondo l'Ad di RaiNet e direttore di Rai Nuovi Media, Piero Gaffuri: "La conclusione di questo accordo va nella direzione indicata dal nostro piano editoriale, che prevede la diffusione dei contenuti RAI su più piattaforme e partnership con operatori web di alto profilo internazionale". Chad Hurley, co-fondatore e CEO di YouTube, ha aggiunto: "Siamo davvero soddisfatti che un player europeo importante come la Rai abbia deciso di abbracciare la nostra piattaforma e di usare il nostro strumento VideoID per gestire e proteggere i propri contenuti”.
Dunque anche la Rai avrà un proprio canale su Youtube e l’azienda potrà essere informata dei file-video di sua proprietà caricati dagli utenti sul sito. Deciderà in seguito se rimuoverli o utilizzare gli spazi pubblicitari a disposizione nelle pagine che segnalano violazioni.


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martedì 14 aprile 2009

AFGHANISTAN: L'AMMINISTRAZIONE OBAMA FA APPELLO SUI DETENUTI DI BAGRAM


L'amministrazione Obama ha deciso di fare appello contro la decisione di un giudice che ha riconosciuto ai prigionieri nel carcere americano di Bagram, in Afghanistan, il diritto di contestare la loro detenzione. In attesa del giudizio, il Dipartimento della Giustizia ha chiesto alla magistratura di sospendere la decisione del 2 aprile in cui i diritti dei prigionieri di Bagram venivano equiparati a quelli di Guantanamo a patto che "non fossero cittadini afghani, non fossero stati catturati in Afghanistan e fossero stati incarcerati per un tempo irragionevole senza processo". Hanno chiesto alla giustizia americana il diritto di contestare la detenzione quattro prigionieri: due yemeniti, un afghano e un tunisino. Il giudice federale John Bates del tribunale di Washington aveva dato ragione a tre dei quattro.

martedì 7 aprile 2009

ITALIA-USA: OBAMA, GRANDE STIMA PER BERLUSCONI



Agenzia ANSA 2009-04-07 10:29

ISTANBUL - La Casa Bianca ha detto oggi che il presidente Barack Obama "ha grande stima" per il premier italiano Silvio Berlusconi. "Non è stato possibile organizzare un incontro bilaterale durante questo viaggio del presidente Obama - ha detto oggi a Iastanbul il vice-consigliere per la sicurezza nazionale Denis McDonough - semplicemente perché non è stato possibile conciliare le rispettive agende di Obama e Berlusconi".
"Non è stato possibile trovare durante questo viaggio un momento che conciliasse i rispettivi impegni dei due leader - ha detto il funzionario della Casa Bianca Denis McDonough - E' stata una semplice questione di agende. Ma il presidente Obama ha grande stima per il premier italiano Berlusconi". "Non è stata ancora fissata una data per l'incontro alla Casa Bianca tra il presidente Obama e il premier Berlusconi - ha detto, nella stessa occasione, in margine ad un briefing della Casa Bianca a Istanbul, il consigliere presidenziale David Axelrod - Obama e Berlusconi si sono incrociati comunque più volte ai vertici di questi ultimi giorni e sono in contatto". ANSA

FIRENZE: REVOCATA LA CITTADINANZA ONORARIA A MUSSOLINI



ANSA - ROMA - Revocata La cittadinanza onoraria a Benito Mussolini (nella foto all'Istituto Datini di Prato). Lo ha deciso il consiglio comunale a maggioranza. Mussolini non è più cittadino onorario di Firenze. L'onorificenza decisa dal consiglio comunale nel 1923 è stata revocata oggi a maggioranza. Compatto il centrosinistra e l'opposizione di sinistra, contrario il centrodestra. La cittadinanza onoraria di Mussolini era riemersa durante il dibattito, nelle scorse settimane, su quella proposta e poi concessa a maggioranza a Beppino Englaro, padre di Eluana.
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