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venerdì 7 agosto 2009

Le autorità israeliane chiudono il Nidal Centre a Gerusalemme Est


Di Filippo Balistreri per Radio Shabab FM

Il 15 luglio le forze di occupazione israeliane hanno chiuso il Nidal Centre for Community Development, a Gerusalemme est. Alle 8.30 di mattina, la polizia israeliana ed i servizi segreti sono entrati nella sua sede nel quartiere Al-Jabasheh della Città Vecchia, con un ordine emanato da un ispettore generale israeliano per la chiusura del centro. Quindi la polizia ha evacuato il centro forzandone il personale ad uscire, arrestato il suo direttore e sigillato la porta di entrata con la fiamma ossidrica. L’ordine di chiusura, firmato dall’Ispettore Generale Doodi Cohen, impone che il centro rimanga chiuso fino all' 11 agosto 2009. Secondo il documento, l’ufficiale basa la propria decisione sull’art. 6 della legge antiterrorismo del 1948, ritenendo che il Nidal Center rappresenti una minaccia alla sicurezza di Israele e ordinandone, quindi, la temporanea chiusura. Inoltre, in un ultimo paragrafo, l’ispettore informa che le Autorità israeliane stanno valutando la possibilità di emanare un ulteriore ordine per chiudere quel luogo per il periodo di un anno intero.

Il Nidal Centre è una o.n.g. palestinese registrata e ben conosciuta, che opera a Gerusalemme sin dal 1999. Situato nella Città Vecchia, il centro sostiene la comunità locale attraverso il suo lavoro con bambini, giovani e donne, e offre servizi e opportunità educative e culturali per la popolazione araba di Gerusalemme, realizzando attività formative e ricreative. Attraverso il suo operato basato sul volontariato, sui progetti socialie su attività volte al rafforzamento della società palestinese, il centro offre un apporto di incalcolabile valore alla comunità locale. Di recente ha anche collaborato con lo staff di Radio Shabab FM, mentre da anni lavora insieme a Medina, una o.n.g. toscana.

L’illegale e immotivata chiusura del Nidal Center, in quanto “minaccia alla sicurezza”, rappresenta solo un’ulteriore violazione nel quadro della sistematica occupazione della città. Dopo aver già preso di mira gli abitanti arabi della città con le sue violazioni razziste, negli ultimi anni l’occupazione israeliana ha minacciato le organizzazioni sociali di Gerusalemme. La chiusura del Nidal Center non rappresenta un incidente isolato di repressione socio-culturale nella Gerusalemme Est occupata: a partire dall’agosto 2001, infatti, 26 simili organizzazioni sono state chiuse, tra cui la famosa Orient House, la Jerusalem Chamber of Commerce e la Arab Studies Society. Sin dagli inizi del 2009, le Autorità di occupazione israeliane hanno anche bandito e prevenuto fisicamente numerose attività culturali ed educative pacifiche organizzate per la celebrazione di “Gerusalemme Capitale della Cultura Araba 2009”, come previstodall'Unesco. Di conseguenza, il Palestinian National Theatre, che ospitava festival di danze folkloristiche e mostre d’arte di artisti palestinesi, il Palestinian Literature Festival dello scorso maggio e il Palestine International Festival di questo mese hanno subito ripetute chiusure.

Queste iniziative erano state pubblicizzate dai media, talora sponsorizzate dalla Commissione Europea e legate allo sviluppo sociale, culturale ed economico della comunità palestinese. Le reiterate misure sottendono la politica israeliana volta a spingere fuori dalla città la popolazione palestinese, privandola dei propri diritti, compreso il diritto alla vita comunitaria. Gerusalemme Est è incontrovertibilmente riconosciuta dal diritto internazionale come parte integrante dei Territori Occupati Palestinesi, nei quali il popolo palestinese ha titolo per esercitare il suo diritto all’autodeterminazione. In quanto principio fondamentale delle leggi internazionali sui diritti umani, il diritto all’autodeterminazione include i diritti della popolazione di perseguire liberamente il suo sviluppo sociale, economico e culturale. Inoltre il diritto di espressione, di associazione e di assemblea pacifica costituiscono anch’essi fondamentali garanzie tutelate dalle leggi internazionali sui diritti umani, oltre che dalla stessa legislazione in Israele. Eppure sistematicamente questi diritti sono negati ai palestinesi residenti a Gerusalemme Est.L’obiettivo finale di queste azioni, quindi, sembra quello di far cessare ogni attività di sostegno alla popolazione palestinese di Gerusalemme, nell'ottica della drastica riduzione della popolazione stessa, per mantenere l’egemonia demografica degli israeliani e consolidare ulteriormente la sovranità di Israele sulla parte est della città. A questo scopo le Autorità di occupazione hanno intrapreso altre azioni, come la demolizione di case dei palestinesi, le evacuazioni forzate, la confisca di terre, la costruzione di insediamenti di coloni ebrei, come ampiamente dimostrano i report di OCHA, l'agenzia ONU attiva nei Territori Palestinesi, e l'organizzazione israeliana ICAHD. Basti pensare, ad esempio, che dal 2004 ad oggi sono già state demolite 420 case.

Oltre ad esprimere il più fermo rifiuto alla decisione israeliana di chiudere il Nidal Center, è necessario che le organizzazioni locali ed internazionali che lottano per i diritti umani agiscano immediatamente per fermare le prassi israeliane di azione contro le organizzazioni palestinesi a Gerusalemme. Inoltre, di fronte a questa drammatica situazione, è sempre più necessario che la comunità internazionale mantenga fede ai doveri e alle responsabilità assunti con la Road Map e i report della UE su Gerusalemme del 2005 e del 2008, condannando le misure illegali di Israele volte ad alterare lo status di Gerusalemme Est e agendo per far valere il diritto internazionale e le risoluzioni ONU, che ripetutamente hanno dichiarato illegittima l'occupazione militare israeliana in Palestina.

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    -LucavalicoEdizioni-
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1 commento:

Stanley's Blogging Site ha detto...

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