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venerdì 16 ottobre 2009

LA CASSAZIONE ASSOLVE LO 'SPIONE' ANTIMAFIA
Nessuna violazione: era autorizzato

Chi ricorda l'ometto paffuto e sorridente ritratto nella foto? L'uomo che fece gridare all'ennesimo scandalo su presunte intercettazioni abusive ai danni di qualche decina di migliaia di utenze telefoniche, tra cui quelle intestate a politici, affaristi e colletti bianchi a vario titolo coinvolti nelle inchieste del pm Luigi De Magistris? Si trattava in realtà soltanto di tabulati, ma il linguaggio si presta a facili confondimenti, soprattutto quando travisare e disinformare torna utile a chi strumentalizza, calunnia, attacca per distruggere reputazioni e carriere. Un giochetto non nuovo, si direbbe adesso, ma allora, chi si curò della reputazione di uno 'sbirro' in aspettativa come Gioacchino Genchi, il super consulente informatico delle procure di mezza Italia? L'ex collaboratore di Giovanni Falcone, fu segato forse per le inchieste lucane di De Magistris, o forse, per essersi creato nemici importanti in tempi più lontani: nelle indagini sulla strage di Via D'Amelio, dove persero la vita Paolo Borselino e gli uomini di scorta.

Anche Genchi passò per la forca mediatica dei vari Porta a Porta e programmi di regime vari, da solo a difendersi in processi sommari imbastiti da uomini di governo - e opposizione - per lo più estranei a qualunque competenza al di là della capacità di inebetire un pubblico televisivo opportunamente addomesticato con accuse generiche quanto sommarie. L'obbiettivo viene raggiunto in poche puntate: una carriera compromessa, una persona tacciata di crimini indimostrati, un'opinione pubblica terrorizzata dal pensiero di un nerd in ascolto.

Ieri la cassazione ha assolto lo "spione" Genchi. Tutto legale, nessuna violazione della privacy, nessuna attività abusiva, si legge nella sentenza con cui gli ermellini hanno respinto il ricorso della procura di Roma,dopo la richiesta di dissequestro dell'archivio informatico di Genchi da parte del Tribunale del Riesame.

La conclusione è che Genchi era autorizzato dal Comune di Mazzara del Vallo. Poteva "consultare i dati presenti nel sistema informatico dell'agenzia delle entrate, non e' ipotizzabile una volontà contraria del titolare dello 'ius excludendi'". Il reato dunque per i supremi giudici "non sussiste in caso di mancata dimostrazione che la violazione della normativa sulla tutela dei dati personali, abbia prodotto un 'vulnus' significativo alla persona offesa". Sostenere, infatti, che questa condizione di punibilità sia "implicita e intrinsecamente connessa - conclude la Cassazione - equivale ad asserire un capovolgimento dei principi in tema dell'onere della prova, assolutamente non giustificata dalla fase iniziale delle indagini".

Guarda il videoblog di Byoblu sul convegno di Fano del 17 ottobre 2009:
"Gioacchino Genchi e Claudio Messora: la droga televisiva"

1 commento:

Anonimo ha detto...

Da una parte sono contento che abbiano questo strumento per portare avanti le indagini, dall'altra mi scoccia un po' sapere che possono tenermi sotto controllo.
MS

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