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martedì 28 dicembre 2010

UN SUDAFRICANO PER AMICO
II parte



"Invio l'elenco del Sudafricano che è molto interessato e contento di vedere questo interessamento Italia-Angola"
.

E' il 4 dicembre del 2004. Chi scrive è l'imprenditore Paolo Pasini, fino a tre anni prima capo dell'ufficio del presidente del Consiglio Berlusconi. Le poche righe, a margine dell'email intercettata dal Gico della Guardia di Finanza, sono indirizzate al rappresentante personale per l'Africa del presidente del Consiglio, Alberto Michelini, e commentano un elenco di potenziali investimenti in Angola suggeriti dal “Sudafricano”.

“Un cementificio, alcuni porti semi commerciali e per la pesca, qualunque infrastruttura nel quadro della pesca industriale e artigianale, costruzione di barche, [...] costruzione di vedette, elicotteri..."

L'elenco prosegue, insieme con le garanzie sullo stato di avanzamento dei progetti. Ma chi è il “Sudafricano”? L'intermediario che preme sul governo italiano per l'invio di una delegazione di imprenditori in Angola? Dietro il soprannome si cela un latitante eccellente: il tesoriere di Totò Riina e Bernardo Provenzano, Vito Roberto Palazzolo. Non certo uno sconosciuto don Vito, né il classico mafioso con la coppola: Palazzolo è dai tempi di Giovanni Falcone e dell'indagine "Pizza connection" un manager internazionale di Cosanostra, sul quale pende un mandato di cattura internazionale a firma Italia-Usa. Il boss ha importanti coperture nel paese sudafricano fin dentro il partito di Mandela, che non ne ha mai autorizzato l'estradizione. Possiede una miniera di diamanti in Angola e una fabbrica per il taglio in Sudafrica, oltre a fattorie, allevamenti di struzzi e un esercito privato di 140 mercenari russi, tedeschi e marocchini che dietro la sigla Pro-Security è sospettato di svolgere attività estorsive e fornire contractors dietro la copertura della sorveglianza agli impianti minerari.

Solo a inizio dicmbre 2010 si scopre che Pasini e Michelini sono indagati dalla Procura di Palermo per associazione a delinquere, ma le richieste del “Sudafricano” e la vicenda Angola fanno già capolino in un'altra telefonata intercettata nel 2004 tra Palazzolo e sua sorella Sara. Il boss chiede un intervento sul ministero della Giustizia perché vengano bloccate le rogatorie internazionali a suo carico. Chiede alla sorella di rivolgersi a Dell'Utri (“un 'professore' che ha la massima comprensione in merito) affichè intervenga sulla Cassazione per aggiustare il suo processo, (condanna confermata nel marzo 2009). Non dovrebbe essere difficile convincerlo visto che è già “convertito”, dice il boss alla sorella. Infine la telefonata passa all'organizzazione della delegazione di "tremila imprenditori" da portare in Angola.

Sara Palazzolo si rivolge quindi a Daniela Palli, un'altra mediatrice amica della moglie di Marcello, Miranda Dell'Utri. Quale miglior scenario, per decidere le sorti di un paese africano, se non la discoteca Isola di White di Buccinasco? Nel corso di una festa che vede tra i partecipanti Miranda Dell'Utri, la signora Previti e Veronica Berlusconi, Daniela Palli informa la moglie del premier del progetto Angola senza però fare il nome di Palazzolo.

Questo secondo il racconto della Palli, le cui telefonate sono intercettate. “Vogliamo unire le forze politiche con quelle imprenditoriali, il presidente deve appoggiarlo in qualche modo”, avrebbe detto la Palli a Veronica. “Bisogna fare qualcosa per impedire che l'Africa finisca in mano alla sinistra”. L'affare evidentemente va avanti, fino a coinvolgere Pasini e Michelini, ma le indagini si complicano perchè una talpa ha informato don Vito in Sudafrica che le utenze sono intercettate.

continua...

DALL'ANGOLA CON FURORE
III parte

 AGGIORNAMENTI:
- Giovedì 14 giugno 2012, "Boss in missione a Luanda. Finmeccanica, Palazzolo in Angola". Di Gabriela Colarusso per LETTERA43.

mercoledì 22 dicembre 2010

DALLA RUSSIA CON AMORE
I parte



Benedetto Assange, Wikileaks e i cablogrammi che riferiscono di diplomatici americani preoccupati per gli accordi sottobanco tra Berlusconi e l'amico Putin in materia di forniture energetiche! Un tornaconto personale nelle tasche del presidente più amato dagli italiani? Se lo chiedono gli americani, eppure, a far capolino dietro le manovre internazionali orchestrate dai più stretti collaboratori dell'entourage berlusconiano spuntano personaggi in gran confidenza con le cosche. Prima l'Angola, poi la Russia. Ma procediamo con ordine inverso.

Spunta un nome sul settimanale Espresso, un tessitore dietro le trame petrolifere con lo “stato-mafia” (nei cablogrammi) dell'amico Vladimir. Si chiama Marcello Dell'Utri, sette anni in appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Il “ragazzo” che tra il 2007 e il 2008, a soli 34 anni, è già vicepresidente dell'elvetica Avelar Energy (gruppo Renova) non sarebbe che un suo emissario. Si chiama Massimo de Caro, testa di ponte di una triangolazione per l'importazione di greggio venezuelano via Mosca. A mettere gli inquirenti in ascolto delle trattative, come rivela l'Espresso ("DELL'UTRI PETROL"), è la partecipazione agli accordi sul fronte venezuelano di un altro pezzo da novanta, l'ex politico Dc calabrese Aldo Miccichè, fuggito in Sud America per sottrarsi alla magistratura italiana e oggetto di intercettazioni internazionali per i suoi "strettissimi rapporti" con gli 'andranghetisti di Gioia Tauro del clan Piromalli. Ve lo ricordate Aldo? Quello che alla vigilia delle elezioni 2008 spiegava a Marcello come poteva bruciare e sostituire migliaia di schede con i voti degli italiani all'estero. Chiaro? "Chiaro", rispondeva Marcello.

Dalla Russia all'Africa, tra faccendieri e intermediari, sono ancora personaggi ingombranti quelli che ricorrono nelle intercettazioni degli inquirenti su trattative e investimenti internazionali gestiti dai più stretti collaboratori dell'entourage presidenziale berlusconiano, come in quest'altra storia, dove tra massoni e boss spunta pure il progetto di fornire mercenari per una guerra di secessione. Tra comparse e prime donne il protagonista di quest'altra avventura da basso impero è niente po po di meno che il tesoriere di Riina e Provenzano. La gallina dalle uova d'ora è invece un paese africano: l'Angola.

continua...

UN SUDAFRICANO PER AMICO

martedì 14 dicembre 2010

KILLOUT presents: rappers in Torino

Finalmente qualcosa di nuovo: black rappers in italiano, quello che ci vuole quando ci vuole. Un video "made in Torino" da non perdere. Leghisti tremate: così neri e cattivi non li avevate mai sentiti! Una produzione KILLOUT per la regia di Alessandro Felice ft. Andrea Plenzich.
Godetevelo!

lunedì 6 settembre 2010

L'ETA AVANZA UNA TREGUA.
Gian Antonio Orighi delinea un ritratto del movimento indipendentista basco



Gian Antonio Orighi, La Stampa, 6 settembre 2010
vai all'articolo

[...]
Qual è stato il suo attentato più clamoroso?
Quello che ha cambiato la storia di Spagna avvenne nel '73, quando 500 chili di tritolo piazzato sotto una strada di Madrid fecero volare per aria, uccidendolo, Carrero Blanco, premier e principale delfino di Franco. Una perdita irreparabile per i franchisti ed immortalata dal film di Gillo Pontecorvo «Operación Ogro». Vari libri però sostengono che dietro l'attentato ci sia stata la mano della Cia, che avrebbe informato un dirigente dell'Eta del percorso dell'auto blindata di Carrero Blanco. Un generale della Guardia Civil dichiarò in tv che aveva localizzato la colonna «etarra» a Madrid ma dall'alto gli ordinarono di non arrestarla.

L'Eta ha avuto rapporti con l'Italia?
Sì. Prima con le varie organizzazioni della sinistra extraparlamentare negli anni '70, poi con gruppi terroristi rossi. Sergio Segio, nel suo libro «Una vita in Prima Linea», rivela che venne istruito all'uso dell'esplosivo proprio dall'Eta in un campo in Francia. Gli storici ufficiali dell'Eta sono italiani. Prima Luigi Bruni, di Lotta Continua, con il suo «Eta, storia politica dell'esercito di liberazione dei Paesi Baschi», poi Giovanni Giacopuzzi, di Trento, con «Eta historia politica de una lucha armada», testi entrambi pubblicati da Txalaparta, casa editrice legale navarra vicino alle tesi indipendentiste.

Ci sono differenze tra il suo braccio politico e la organizzazione militare Eta?
No. Fin dalla creazione di Herri Batasuna (Hb), il ruolo del braccio politico (che ha avuto rappresentanti sia nel parlamento nazionale che in quello regionale finché non è stato dichiarato illegale nel 2003) è sempre stato quello di fare da portavoce dei terroristi. Herri Batasuna prima, Batasuna poi, hanno sempre cercato per ovvie ragioni di nascondere un filo diretto indiscutibile, tanto che moltissimi «etarras» in carcere avevano prima militato in Hb, che non ha mai proibito la «doppia militanza».
[...]


Risorse da Multivisione Archivio Documenti

>Storia ed evoluzione dell'Eta, cronologia dalle origini al 2005 (in spagnolo).

giovedì 29 luglio 2010

IPNOSI DISCONTINUA
Non morte di una presenza informatica


Gentili lettori e gentili lettrici di Multivisione,
a dispetto delle apperenze sibilline del post, sono lieto di annunciare che l'attività del sito non è affatto finita. Nonostante le avversità e gli ormai quasi tre mesi di silenzio, il sito vive ancora. La nuova veste grafica a dimostrarlo, adesso seguiranno contenuti. Multivisione.info occupa e resiste.

Il perchè del prolungato silenzio è semplice: le vicissitudini hanno portato l'autore, fortunatamente, a lasciare la scrivania e riprendere per un po' la vanga in mano. Ma eccoci di nuovo qui ristorati, affilati e taglienti. Pronti a continuare il viaggio. Quindi buona navigazione a tutti e un augurio di cuore, in uno di questi giorni di mezz'estate, di poter partire davvero.
Lucavalico

venerdì 7 maggio 2010

PARLA CON ME: la satira che irrita Berlusconi



Ascanio Celestini a "Parla con me", di Serena Dandini, nella puntata del 6 maggio 2010. Lo show provoca la reazione odierna del cavalier B., che in Consiglio dei ministri dichiara: "Avete visto? E' veramente incredibile come un servizio pubblico possa continuare in queste aggressioni".

Una segnalazione di priorità seguita dall'intervento di Gaetano Quagliarello in merito alla presenza in contemporanea nei talk-show di politici Pdl e ex An: "I partiti all'interno hanno una loro vita, fatta di posizioni articolate e a volte contrastanti - spiega Quagliariello -. Si discute, si decide e alla fine la voce all'esterno è e deve essere unica. Altrimenti ci sarebbero due partiti".

A chi tocca decidere chi ospitare in tv?

Per Quagliariello "chi si deve adeguare non siamo noi politici. Noi possiamo e dobbiamo declinare qualche invito. Devono essere gli editori e i conduttori dei talk show televisivi a tornare a rispettare le regole della comunicazione politica: un esponente per un partito". E su questo punto si focalizza la replica del finiano Carmelo Briguglio, vicepresidente dei deputati del Pdl. "L'amico Quagliarello vorrebbe imporre che nei talk-show il Pdl sia rappresentato da un solo esponente. Che vogliamo fare? Mandare un documento del partito alle redazioni perché si uniformino?".

Si prepara lo show-down per i dissidenti finiani? Sicuramente molti presentatori 'del mestiere' risponderanno all'appello, ma resta una piaga aperta e inguaribile: la satira vera e viva, ispirata e insinuosa. Si chiama Ascanio Celestini, è una narratore dei nostri tempi, godetevelo!

mercoledì 14 aprile 2010

GIALLO A MILANO, un film di Sergio Basso sulla comunità cinese di Via Sarpi e dintorni



In distribuzione nelle sale italiane da febbraio a maggio, intanto godetevi il trailer dal canale youtube dell'autore SergioBassoClips

... e in esclusiva per Corriere.it l'interessante "webdoc del film: Made in Chinatown", come lo definiscono loro de La Sarraz Pictures che l'hanno prodotto. Vale la pena di soffermarcisi.

lunedì 12 aprile 2010

Conferenza stampa di Emergency sul rapimento dei tre medici italiani in Afghanistan



Altro materiale video sulla vicenda dei medici di Emergency arrestati in Afghanistan sul canale Youtube "Cioccolatoevaniglia":

- Emergency, Frattini: piena fiducia alle indagini afghane
- Conferenza stampa di Emergency sul rapimento dei tre operatori italiani 4

Da Repubblica.it:

- Gli Afghani: "I tre italiani hanno confessato". Ed è polemica tra Frattini e Gino Strada"

Per il quotidiano del Gruppo Espresso si susseguono notizie confuse e in qualche caso prive di riscontro. Falso il coinvolgimento degli operatori nel rapimento Mastrogiacomo. Il reporter parla di una mistificazione.

Da Peacereporter:

Intervento: Le bufale su Emergency, di Fabio Mini
VIDEO: l'intervento del Presidente della Ong, Cecilia Strada
VIDEO: l'intervento di Gino StradaVIDEO: Le domande dei giornalisti : 1 2 AUDIO della conferenza stampa


Per firmare l'appello "io sto con Emergency"

vai al sito www.emergency.it


martedì 6 aprile 2010

DANNI COLLATERALI, Wikileaks on Iraq.
Sul sito d'informazione anonima il video dell'assassinio di due report Reuters e vari civili in Iraq


(Doppio click sul player video per passare all'interfaccia Youtube)

Il 5 aprile 2010, alle 10;44 EST WikiLeaks*, il famoso sito d'informazione anonima, diffonde il video di un'indiscriminata strage di civili da parte di un elicottero Apache dell'esercito americano in un sobborgo di Baghdad. Tra i morti sono inclusi due report dell'agenzia Reuters, i cui teleobbiettivi delle macchine fotografiche sono stati scambiati per armi dai piloti dell'Apache.

Una dozzina le vittime, tra cui due bambini feriti ai quali i comandi militari americani rifiuteranno il soccorso negli ospedali militari statunitensi per dirottarli invece nelle fatiscenti strutture iraqene.

I militari non avevano fin'ora rivelato come erano stati uccisi i reporter della Reuters, e avevano aggiunto di non sapere come i due bambini erano rimasti coinvolti. Dopo le richieste dell'agenzia stampa, fu aperta un'inchiesta sull'incidente e l'esercito americano concluse che i soldati avevano agito secondo le leggi di guerra e in accordo con le "regole d'ingaggio".

Di conseguenza WikiLeaks ha pubblicato le norme relative alle "regole d'ingaggio" del 2006, 2007 e 2008, rivelando queste regole prima, dopo e durante l'episodio adesso documentato dal video girato direttamente dall'elicottero d'assalto.

Il sito ha pubblicato la versione originale di 38 minuti e una versione ridotta di 17 con una breve analisi iniziale e i sottotitoli delle trasmissioni radio intercorse tra i comandi e l'equipaggio dell'Apache.
(da www.collateralmurder.com)

* Wikileaks (da leak, "fuga di notizie" in inglese) è un sito internet che dà spazio all'invio di materiale classificato e riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale, da parte di fonti coperte dall'anonimato. Il progetto si occupa di preservare l'anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella "fuga di notizie".
Wikileaks vuole essere "una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l'analisi di massa di documentazione confidenziale". Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica, di una più forte democrazia.
Il sito è curato da dissidenti del governo cinese, scienziati, attivisti, giornalisti; i suoi obiettivi primari sono le nazioni dell'ex Unione Sovietica, dell'Africa sub-sahariana e del Medio Oriente. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono e sono invitati ad inviare materiale "che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende".
Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimangono per ora anonimi.
(Fonte Wikipedia)

giovedì 18 marzo 2010

VALENCIA, FESTA DE "LAS FALLAS", 18-19 MARZO 2010

Valencia, Spagna - Festa del "Las Fallas" nel giorno di San José

Valencia, Spagna - Festa del "Las Fallas" nel penultimo giorno del 18 e nel gran finale del 19 marzo, per la notte di San José, quando si bruciano i grandi pupazzi di plastica nelle piazze della città.

Vai alla gallery fotografica su Mutivisione WebAlbum

domenica 21 febbraio 2010

CAPODANNO CINESE: DANZA DEL DRAGONE A PRATO



Prato, sabato 20 febbraio 2010, anno cinese della tigre.
L'Associazione Buddista della Comunità Cinese in Italia e Dryphoto Arte Contemporanea organizzano come di consueto la celebrazione del nuovo anno secondo il calendario cinese.

Non più di 150, 200 persone animano il corteo. Sotto un cielo che minaccia pioggia la sfilata parte da via Toscana, nell'hinterland industriale pratese, per percorre due isolati di capannoni, asfalto bucato, furgoni e rottami.

Due dragoni, uno sorretto da ragazzi cinesi e uno da italiani, percorrono di corsa i piazzali delle fabbriche per portare l'agurio del nuovo anno fin dentro i luoghi di lavoro.

I cittadini cinesi che con il vestito buono escono sorridenti dalle fabbriche ne sono molto probabilmente i proprietari, solo qualche decina. Molti hanno letteralmente cosparso i piazzali antistanti ai capannoni con petardi che inondano l'aria umida di zolfo.

E' questo che identifica quasi interamente la comunità: l'industria tessile, il lavoro nei capannoni. E vi è un innegabile slancio, e un ritmo, nel vedere una cerimania come questa, seppur esclusivamente di rappresentanza in quanto priva di partecipazione popolare.

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Post correlati:

> OLIMPIADI SUL MAXISCHERMO: chinatown fa festa nel parco - sabato 9 agosto 2008
> GHERARDO COLOMBO CONTESTATO A PRATO. Una pagliacciata organizzata? - 1 luglio 2009
> Berlusconi a Prato: "Militari contro i cinesi", mercoledì 3 giugno 2009
> PRATO E IL "PATTO PER LA SICUREZZA": i soldati sono arrivati, 54 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri se ne sono andati - 13 gennaio 2010


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Incorporamenti da siti esterni:
www.mein-italien.info

martedì 16 febbraio 2010

LA GUERRA AI DISTURBI POST TRAUMATICI DA COMBATTIMENTO NELL'ESERCITO USA
Aljazeera intervista la psichiatra Barbara Van Dahlen

da Aljazeera.net, traduzione di Luca Ciambellotti
Si chiama Post traumatic stress disorder (PTSD), “sindrome post traumatica da stress", e l’esercito americano, dopo aver evitato per anni di affrontare il problema, si trova adesso alle prese con un allarmante numero di reduci che ne soffrono. Il tasso di suicidi tra i soldati impiegati in azioni di combattimento è a livelli senza precedenti, e continua a crescere. I veterani si portano a casa la guerra: nelle loro famiglie, dentro la comunità, sotto forma di tossico-dipendenze, abusi e perfino omicidi. Si calcola una media di 18 suicidi al giorno.
Il programma della tv araba Aljazeera: The war within, “La guerra dentro”, indaga gli effetti del ripetuto utilizzo dei battaglioni sul fronte iraqeno e afghano. Per capire i sintomi e le cause del PTSD da un punto di vista medico, Aljazeera ha intervistato Barbara Van Dahlen, una psichiatra presidente e fondatrice di Give An Houer (GAH), un’organizzazione no-profit che fornisce assistenza psicologica al personale militare americano e alle famiglie di chi è stato contagiato dalla patologia in Iraq e Afghanistan.

Al Jazeera: "Cos’è il PTSD?"

Barbara Van Dahlen: “Spesso è un sintomo che si manifesta con forme d’ansia generiche: quando ci si trova in posti affollati, al supermercato, in un grande centro commerciale, o in un ristorante molto rumoroso e le persone diventano ansiose perché non riescono a esaminare efficacemente l’ambiente circostante, non si sentono al sicuro. Per i soldati coinvolti in esplosioni sui blindati lungo le strade, in Afghanistan e Iraq, le mogli riferiscono spesso che guidano al centro della strada, che è chiaramente molto pericoloso qui negli Usa. Ma lo fanno perché le bombe erano spesso collocate ai lati della strada e non riconoscono né realizzano che si stanno spostando verso il centro della strada, ma il cervello sta esaminando una potenziale minaccia nell’ambiente circostante. Lo stato di allerta continuo è dovuto alla paura che ci sia un pericolo, perché chi ha subito un trauma è stato colpito da un evento che non ha potuto controllare, fortemente terrificante, distruttivo, pericoloso, o tutte queste cose insieme. Così il cervello è in allerta continua per la paura di un altro attacco o di un altro evento incontrollabile.

La società ha sempre saputo di soldati tornati dal fronte psicologicamente cambiati o anche distrutti. Ci può parlare dei cambiamenti negli anni e nelle guerre?
La PTSD è sempre stata parte della condizione umana. Non l’abbiamo semplicemente chiamata così fino a dopo la guerra del Vietnam. Ma basta guardare indietro, alla Guerra civile e prima ancora a qualunque guerra, per trovarne testimonianze. Credo che ai tempi della Guerra civile fosse chiamata “il cuore del soldato”, noi l’abbiamo chiamata psicosi traumatica e in vari altri modi che indicano come i soldati che ne siano affetti e non sono più gli stessi dopo le esperienze di combattimento. E non riguarda solo soldati ma persone coinvolte in incidenti aerei, d’auto; ogni tipo di evento fortemente traumatico - stupri, aver assistito a crimini violenti - lascia uno shock che può durare anni, anche tutta la vita se viene rimosso.

Qual è la differenza con le guerre in Iraq e Afghanistan?Sentiamo parlare spesso di questi conflitti come scenari di guerra differenti, dove non c’è un fronte, dove è difficile dire chi sia amico e chi no. Abbiamo parlato con soldati tornati a casa che dicono di essere stati in allerta per tutti i 12 mesi di missione, e ciò crea di per sé un elevato senso di vigilanza. Le persone vivono “sottovuoto” dal primo momento in cui posano piede a terra, un senso di inquietudine. E questo è certamente diverso dalla Seconda e dalla Prima guerra mondiale, dove c’era una linea del fronte e, quando i soldati partivano e combattevano, sapevano poi che le retrovie erano una zona relativamente sicura. Non c’è mai una zona realmente sicura nelle guerre odierne.

E’ un notevole cambiamento nella cultura militare americana...
Prima di queste guerre i politici avrebbero parlato di tali conseguenze sul personale militare in termini di “ferite di guerra”. Al momento al Pentagono stanno lavorando per cambiare questa cultura. E’ un compito enorme ma a differenza di ogni guerra precedente i vertici militari riconoscono che è un problema per l’efficienza dei soldati. Questa gente non può continuare a servire l’esercito se non ci prendiamo cura di loro. Ma c’è anche un cambiamento nella comprensione del PTSD: che è un problema reale e non soltanto un' autocommiserazione da parte dei soldati, affligge le loro menti. Quindi sì, ci sono differenze rispetto al passato, e l’ho sperimentato negli ultimi cinque anni che ho lavorato al problema con l’esercito.

Esiste per caso nella “cultura militare” dei soldati qualcosa che rende difficile accettare di avere a che fare con il PTSD?
Sfortunatamente i soldati spesso percepiscono come un segno di debolezza dire: “Sono teso, non mi sento bene, ho problemi a dormire, sono ansioso, in stato di allerta continuo”, perché la mentalità militare dei nostri soldati, e di tutto il mondo, è di essere dei “duri”. Te ne freghi, vai avanti, non ti piangi addosso. E c’è anche un sentimento che riguarda la responsabilità nei confronti dei compagni: “devo coprire loro le spalle, devo essere pronto, allerta, e mi aspetto altrettanto da loro”. Stiamo lavorando molto per spiegare che non si tratta di debolezza, che non significa che non puoi operare, che non sei un buon soldato, ma se non rielabori e superi il problema non sarai in grado di essere d’aiuto ai tuoi compagni. Ma è un enorme cambiamento nella mentalità e nella cultura.

Chi è affetto da PTSD? Solo i soldati?
No, e questo è iI vero problema che si pone nella cura dello stress post traumatico. Non riguarda solo i soldati che tornano a casa ma anche le loro famiglie. Abbiamo anche coniato una termine: “trauma secondario”, riferito al fenomeno dei familiari di soggetti affetti da stress post traumatico che sviluppano gli stessi sintomi se le persone che hanno in casa non vengono curate. Così colpisce mogli e bambini, e chiunque passi molto tempo a stretto contatto con i reduci. Ha un potente effetto a catena che successivamente travalica il nucleo familiare e si estende ai colleghi di lavoro, al sistema educativo quando si torna nei campus universitari. E’ a causa di questo consistente effetto a catena che noi operatori lo percepiamo come una vera emergenza sanitaria pubblica. E dobbiamo farvi fronte.

Quanto sono importanti intervalli di congedo tra gli impieghi al fronte?Sappiamo che i soldati impiegati frequentemente sono ad alto rischio di sviluppare disturbi post traumatici. Quindi è molto importante che possano tornare a casa per qualche tempo e ristabilire i contatti con le loro famiglie, con la loro vita prima dell’impiego in battaglia. Ciò è utile, in qualche caso essenziale, nel permettere il processo di rielaborazione. Ma direi che è anche molto importante che il tempo di congedo sia vissuto con la consapevolezza di che cosa occorre fare. Alcuni soldati tornano e non vogliono avere a che fare con ciò che hanno vissuto sui campi di battaglia, lo rifuggono e lo evitano. In quei casi affrontare momenti di depressione non ha gli stessi effetti rispetto a chi riconosce il problema: “bene, sono passato attraverso un’esperienza difficile, adesso devo ripulire quella parte di me che ne è stata contaminata, ho bisogno di rielaborare e ho bisogno di aiuto per farlo”. In questo secondo caso il momento di depressione può essere incredibilmente utile. Ci sono molte variabili in termini di necessità. Sappiamo che un mese non è abbastanza. Un anno lo è? Ancora, dipende da cosa si fa durante quell’anno. Quindi, tanti più programmi elaboriamo per educare i soldati alla consapevolezza di cosa occorre fare durante i periodi di congedo, tanto meglio – credo – saremo in grado di dire quanto tempo occorre per superare la patologia.
Naturalmente più tempo intercorre tra gli impieghi al fronte e meglio è. Se ci sono limiti dovuti alla necessità di turnazione delle truppe, dobbiamo mettere a frutto al meglio il tempo di congedo, ma questo è il motivo per cui i vertici militari stanno cambiando la politica delle lunghe missioni. Sappiamo che 15 mesi sono troppi, quindi il ricambio frequente è utile per consentire ai soldati di riposarsi, permettere loro di venire via dal luogo in cui sono costantemente in uno stato critico di iper vigilanza.

La PTSD può essere curata?

Potrà sentire molte persone parlare di come l’hanno affrontata. Avrà notato che di solito non parlo di disturbi post traumatici da stress perché non diventa una sindrome fin tanto che la ignoriamo e non l’affrontiamo. Se aiutiamo le persone a comprenderla e rielaborarla – perché si tratta di un processo di rielaborazione – insegniamo loro a indirizzarla e superarla, i sintomi sono molto meno violenti, molto più affrontabili. Ma molte persone che abbiano avuto seri disordini post traumatici le diranno che convivono con essi […].
Quindi gestendola, evitando situazioni che possano causare forti reazioni emotive, eventi di per sé critici, ma questo non significa che la patologia sia disabilitante. Ma sappiamo che prima la si affronta, prima si fornisce aiuto, tanto meno i sintomi saranno gravi.Quanto è alto il rischio di suicidio tra le persone che soffrono di PTSD?
Sappiamo che le persone che soffrono di disturbi post traumatici sono ad alto rischio di propositi suicidi. Diventano ansiose, agitate, e quando ti trovi in un simile stato psicologico, in cui il mondo viene percepito come insicuro e spaventoso, il tuo giudizio è condizionato e diventa difficile prendere le giuste decisioni. Ciò mette a rischio di azioni impulsive. Molti soldati che si sono suicidati però non avevano storie di depressione o ansia tali da ritenerli soggetti ad alto rischio di suicidio. Ciò cosa ci insegna? Che sono le circostanze nelle quali si sono venuti a trovare. [..] Voglio dire che ci sono casi di persone che si sono suicidate con alle spalle lunghe storie di depressione e tentativi di suicidio. In questi casi, tra i militari, si tratta spesso di azioni impulsive. Conosco soldati che oggi, fortunatamente perché sono ancora vivi, mi raccontano: “Sedevo sul mio letto con la pistola sulle ginocchia pensando a quando l’avrei fatta finita”. Ma molti di quelli che si sono suicidati hanno pensato al suicidio a lungo e questa è una realtà di oggi terribile.

Può parlarci della sua organizzazione 'Give an houer'?
[...]

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  2. SCEMI DI GUERRA. LA FOLLIA NELLE TRINCEE - Un documentario racconta su History Channel i sintomi da shock da combattimento
  3. I PILOTI DI DRONI AFFETTI DA STRESS POST-TRAUMATICO COME I PILOTI IN COMBATTIMENTO

Da Repubblica - inchieste-:
FOLLIA DA GUERRA - Il calvario degli eroi dimenticati, una vita nell'ombra dopo Nassiriya 


sabato 13 febbraio 2010

PARTITA L'OPERAZIONE MUSTHARAK
Mezzi pesanti muovono su Marjia per ingresso fanteria

10 febbraio
Marines in fila per cena in una base del sud dell'Afghanistan. Le truppe USA prendono posizione intorno alla città di Marja, obbiettivo dell'offensiva in preparazione da una settimana nel sud dell'Afghanistan (provincia di Helmand).

L'operazione è in corso. Secondo il Washingtonpost, che da la notizia dell'attacco a firma di Rajiv Chandrasekaran, l'offensiva sarebbe scattata alle 2;00 di mattina di ieri ora, locale.

Washington Post Staff Writer
Friday, February 12, 2010; 7:14 PM


Come a Falluja è stato chiesto ai civili di abbandonare la città. Alcuni lo hanno fatto a bordo di auto e trattori, non si sa se anche a piedi e in asino, di sicuro l'inverno Afghano non aiuterà i profughi. Difficile dire quanti siano rimasti. Secondo alcune fonti anche i talebani tratterrebbero la popolazione.

La città di Marija, nel sud dell'Afghanistan, conta tra i 50.000 e gli 80.000 abitanti. Quello che è certo è che la fanteria entrerà in città scortata dai mezzi corazzati, che per raggiungere il centro abitato riceveranno l'appoggio dei famosi ponti mobili trasportati da camion. Dovranno infatti superare i canali d'irrigazione di sovietica memoria a difesa dell'abitato.


lunedì 8 febbraio 2010

DISSENSO E PREOCCUPAZIONE DELLE ONG ITALIANE DOPO LE PAROLE DI BERLSCONI ALLA KNESSET



“Forte dissenso e preoccupazione” delle Ong italiane in Palestina per le parole del presidente del Consiglio Berlusconi. Nel suo viaggio in Israele il premier aveva definito l'operazione dell'esercito israeliano a Gaza, una "giusta reazione ai missili di Hamas".


La piattaforma delle ONG italiane per il Medio Oriente dichiara in un comunicato di sabato 6 febbraio, di "dissociarsi totalmente" dalle parole del premier.

L'aggressione militare israeliana - recita il comunicato - "ha provocato 1.400 vittime, tra cui molte donne e più di 340 bambini, e ha colpito la popolazione civile anche attraverso l'uso di armi proibite dalle Convenzioni Internazionali come il fosforo bianco, cosi come confermato nell'indagine avviata dalle Nazione Unite che ha portato alla redazione del Rapporto Goldstone le cui raccomandazioni sono state approvate in seno all'Assemblea Generale con 114 voti a favore, 44 astenuti e 18 contrari, tra cui quello dell'Italia".

L’operazione “Piombo fuso”, dispiegata tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, fu ufficialmente la reazione militare israeliana al lancio di missili Qassam dalla Striscia di Gaza sulle città israeliane di confine. Una presunta risposta a un’aggressione subita, spacciata all’opinione pubblica internazionale come salvacondotto per chiudere Gaza in una morsa di “piombo”, fuoco, fosforo bianco e altre armi non convenzionali che schiacciassero ogni resistenza e dimostrassero al mondo arabo tutta l’efficienza del potenziale militare israeliano dopo i clamorosi insuccessi della guerra in Libano del 2006,

"Le ONG italiane si dissociano totalmente dalle posizioni del Presidente del Consiglio ed esprimono il loro sconcerto per la scelta di normalizzare i rapporti commerciali e di cooperazione con Israele, mentre sono in corso operazioni militari su Gaza, mentre continua l’assedio e l’impossibilità di assistenza umanitaria a oltre un milione e mezzo di persone, mentre continuano gli espropri e le demolizioni di case a Gerusalemme, mentre assistiamo a repressione ed arresti di padri di famiglia ed attivisti palestinesi che protestano, in modo pacifico, contro la confisca dei propri terreni agricoli per la costruzione del Muro, violando gli stessi principi e norme di diritto alla vita ed alla libertà, alla base della nostra Costituzione e dell’ordinamento internazionale che regola le relazioni tra individui e tra stati". [...] (leggi il comunicato)

domenica 7 febbraio 2010

AFGHANISTAN: OPERAZIONE MUSTHARAK
La Nato prepara la più grande offensiva dal 2001


La Repubblica: domenica 7 febbraio 2010, 19:12

AFGHANISTAN: NATO PREPARA LA PIU' GRANDE BATTAGLIA DAL 2001

Lashkar Gah, Afghanistan - La battaglia campale fra i soldati della Nato e i miliziani talebani, la più grande dall'inizio della guerra, avverrà nelle prossime ore attorno a Mariah, ultima roccaforte dei guerriglieri nella provincia di Helmand. La Nato ha ammassato circa 15.000 militari nell'area per quello che si annuncia come il banco di prova per il "surge" militare con cui Barack Obama il mese scorso decise di aumentare la presenza militare nel paese asiatico.

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LONDRA, Inghilterra - Le truppe britanniche hanno intrapreso operazioni militari terra-aria in preparazione della "major offensive" (grande offensiva) nel sud dell'Afghanistan, ha detto il ministro della Difesa inglese, Bob Ainsworth, giovedì.

Reparti dei Royal Welsh Guards, Grenadier Guards and Scots Guards sono coinvolti nelle operazioni a sud del distretto di Nad Ali, in Afghanistan, provincia di Helmand. a proseguito il ministro [...]

I marines americani ci stanno dando dentro con i piani per un'offensiva in grande stile contro i guerriglieri Taliban che controllano Marjah (da Cnn) , una cittadina di 80.000 / 100.000 abitanti nel distrtto di Nad Ali. Il loro sforzo si appunta su un'area di territorio considerata tra le più solide roccaforti Taliban nella provincia di Helmand.

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Afghanistan, Usa non coinvolti
in colloqui diretti con i talebani


Reuters: domenica 7 febbraio 2010, 15:50







MONACO, Germania - Il rappresentante speciale Usa Richard Holbrooke ha detto oggi che gli Usa non sono coinvolti in colloqui diretti con i ribelli talebani in Afghanistan.

"Il nostro Paese non è coinvolto in alcun colloquio diretto con i talebani, ha detto parlando alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, aggiungendo che un dialogo di questo tipo dovrebbe andare di pari passo con "i successi militari".


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Contenuti extra:

> Vai alla gallery fotografica sulla guerra in Afghanistan (Picasa Multivisione WebAlbum)

> AFGHANISTAN: L'INCUBO DEL RITORNO - Rischio suicidi tra i reduci britannici

mercoledì 27 gennaio 2010

PRATO: I SINDACATI DI POLIZIA INFORMANO IL MINISTRO DELL'INTERNO MARONI:
"Senza risorse la sicurezza diventa uno spot"


Nota dei sindacati di polizia Siulp, Siap, Coisp e Silp per la Cgil a margine della conferenza sul "Patto per la sicurezza" firmato alla presenza del Ministro dell'Interno Roberto Maroni:

PRATO, 26 GENNAIO - Le segreterie dei sindacati di polizia "hanno denunciato più volte le condizioni in cui versa la questura evidenziando la propensione della classe dirigente nell'attuare politiche mirate a fornire nuovi servizi alla cittadinanza attraverso un' "ottimizzazione" delle risorse (uomini e mezzi) a disposizione, che si sono dimostrate, oggettivamente, non sufficienti ad attuare politiche aggiuntive di sicurezza

Quindi abbiamo assisito fino ad ora allo spostamento delle citate risorse per soddisfare nuovi progetti a danno di altri... non servizi aggiuntivi ma diversi ed a volte meno efficaci sotto l'aspetto operativo..."

"Il risultato reale è sotto gli occhi di tutti. Il poliziotto di quartiere non esiste più; la sezione criminalità diffusa, incorporata alla squadra mobile, non è mai stata istituita; il posto di polizia Prato Centro è stato sospeso temporaneamente ed anche il posto di polizia dell'ospedale funzionano ad orario ridotto.

Al di là dei proclami propagandistici, avuti in occasione dell'impiego dei militari e degli "uffici mobili" (leggi i camper senza generatore elettrico, riscaldamento e computer), occorre dare un segnale chiaro ai pratesi circa il cambiamento di tendenza rispetto al passato attraverso investimenti reali sulla sicurezza".

mercoledì 13 gennaio 2010

PRATO E IL "PATTO PER LA SICUREZZA": i soldati sono arrivati, 54 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri se ne sono andati


Rispetto al protocollo 2007 del "Patto per la sicurezza" i soldati - richiesti a gran voce in campagna elettorale dal centro-destra e da alcune associazioni di categoria - sono arrivati, mentre le forze dell'ordine in servizio sono diminuite di qualche unità: 34 poliziotti, 10 carabinieri e 10 finanzieri. Sarà che le mimetiche funzionano meglio come deterrente...?

PRATO - Erano stati annunciati a gran voce dallo stesso presidente del Consiglio Berlusconi (Berlusconi a Prato: "militari contro i cinesi"), e infatti i 'pattuglioni' misti fino a 5-6 militari + ausiliario, inconfondibili a passeggio per il centro, non sono certo passati inosservati. Più difficile invece accorgersi che rispetto a quei bellicosi pronostici ad oggi mancano all'appello 54 unità tra poliziotti, carabinieri e finanzieri.

A dire il vero sembra che non se ne fossero accorti neanche molti degli amministratori del distretto laniero, almeno fino a ieri, quando il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza si è riunito per definire i termini del nuovo patto per la sicurezza che verrà sottoscritto alla presenza del ministro dell'Interno Maroni il 26 gennaio prossimo.

Le politiche d'integrazione
"Prato è una città tollerante e accogliente", aveva salmodiato il sindaco Cenni in occasione dell'incontro sull'integrazione tenuto al teatro Politeama il 7 gennaio scorso, alla presenza del campione dell'integrazione Magdi 'Cristiano' Allam. Alla solita manfrina sugli italiani brava gente il sindaco aveva aggiunto: "Il peso dell'integrazione però non deve ricadere sui cittadini, ma sulle istituzioni: gli assessori e i ministeri". Uno strano modello d'integrazione calata per così dire 'dall'alto', e infatti lo stesso sindaco Cenni ha proposto ieri che le istituzioni, cioè il Governo a livello nazionale, si faccia carico del problema emanando leggi che forniscano canali privilegiati agli italiani nell'erogazione di servizi come le iscrizioni a scuola, i contributi pubblici o le case popolari.

All'intervento del sindaco era poi seguito quello dell'assessore ai rapporti con l'Unione Europea, alle relazioni con il pubblico e alle politiche d'integrazione Giorgio Silli (foto a destra): "Impossibile fare politiche (d'integrazione) senza un dialogo con i rappresentanti delle comunità migranti" - di cui infatti all'incontro non c'era neanche l'ombra - quindi la ricetta: "Integrazione obbligatoria per le seconde generazioni".
Cosa stia a significare quell' 'obbligatorio' nelle intenzioni dell'assessore Silli non è ancora chiaro, ma di sicuro se, come dice lui: "Prato è la capitale europea dell'integrazione", il lavoro non dovrà essere troppo arduo, se lo soccorrerà il ministro della tolleranza zero Maroni.

CONTENUTI EXTRA:
> Vai al VIDEO dell'incontro del 16 aprile 2009 a Prato con MAGDI ALLAM, ospitato dall'Udc pratese all'Art Hotel per la presentazione della sua lista "Protagonisti per l'Europa cristiana".

>Carceri in Toscana: 61 agenti in meno, 1300 detenuti in piu'
20/01/2010 - La situazione nelle carceri toscane e' drammatica.
da www.ilpunto-online.it


Nelle carceri toscane solo nel 2009 sono usciti 61 agenti di polizia penitenziaria mentre sono complessivamente 1.300 i detenuti in piu' rispetto ai limiti di tolleranza degli istituti penitenziari della regione, che assomigliano sempre piu' a ''container'' o ''lager'': i reclusi ormai ''vengono stipati nelle sale adibite a colloqui o addirittura nei sottoscala''. E' quanto afferma in una nota la Fp Cgil della polizia penitenziaria toscana. Il sindacato regionale denuncia l'assenza di una politica seria e attenta ai bisogni del pianeta carcere'.

giovedì 7 gennaio 2010

COME TI SUICIDO NEL SOCIAL-NETWORK
Un servizio facile e veloce per cancellarsi, ma Facebook lo blocca e lo diffida

web 2.0 suicide machine promotion from moddr_ on Vimeo.

"Suicide Machine è un intelligente sito olandese. Una volta che ti sei sporto oltre il Golden Gate Bridge, che hai fatto l'ultimo passo e hai cliccato per iniziare il processo di 'Suicide Machine', non puoi più fermarlo!"

Los Angeles Times, Gennaio 2010

"Il sito olandese creato dal vostro ostile vicino medialab moddr_ è concepito per mettere fine alla vita sociale dell'utente su Facebook, Twitter, MySpace and LinkedIn in un modo spettacolare".

The Guardian, Gennaio 2010
Finalmente qualcosa di utile sul fronte dei social-network. Un sito semplice ed efficace per cancellarsi. Si chiama WEB 2.0 SUICIDE MACHINE e il nome già ammicca con ironia al desiderio di tanti di farla finita - una volta per tutte - con l'esasperante ubiquità telematica creata dai social-network. Un attimo per iscriversi e una lunga trafila per cancellarsi. Da adesso però il simpatico sito olandese verrà in soccorso di chi, dopo l'iniziale leggerezza di mettere sulla pubblica piazza vita, morte e miracoli, desidera tornare a un dolce e rassicurante anonimato.

Basta un click e Suicide Machine fa il resto. L'eutanasia virtuale del proprio profilo pubblico cancella la presenza dai princiali social-network: Twitter, MySpace e LinkedIn con un solo click. Il procedimento deve essere sembrato troppo facile e veloce ai gestori del diabolico Facebook, che infatti hanno pensato bene di bloccarlo e di inviare una lettera di diffida (in pdf) per intimare ai gestori di Suicide Machine la rimozione di qualunque tipo di collegamento che associasse Suicide Machine a Facebook.

Attenzione però, una volta avviato il processo di cancellazione è irreversibile! E soprattutto non bisogna dimenticare che il profilo non necessariamente viene cacellato ma semplicemente reso "invisibile", problema persistente, che insegna: ciò che è immesso in rete ci rimane!
Godetevi il tutorial...
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