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lunedì 8 febbraio 2010

DISSENSO E PREOCCUPAZIONE DELLE ONG ITALIANE DOPO LE PAROLE DI BERLSCONI ALLA KNESSET



“Forte dissenso e preoccupazione” delle Ong italiane in Palestina per le parole del presidente del Consiglio Berlusconi. Nel suo viaggio in Israele il premier aveva definito l'operazione dell'esercito israeliano a Gaza, una "giusta reazione ai missili di Hamas".


La piattaforma delle ONG italiane per il Medio Oriente dichiara in un comunicato di sabato 6 febbraio, di "dissociarsi totalmente" dalle parole del premier.

L'aggressione militare israeliana - recita il comunicato - "ha provocato 1.400 vittime, tra cui molte donne e più di 340 bambini, e ha colpito la popolazione civile anche attraverso l'uso di armi proibite dalle Convenzioni Internazionali come il fosforo bianco, cosi come confermato nell'indagine avviata dalle Nazione Unite che ha portato alla redazione del Rapporto Goldstone le cui raccomandazioni sono state approvate in seno all'Assemblea Generale con 114 voti a favore, 44 astenuti e 18 contrari, tra cui quello dell'Italia".

L’operazione “Piombo fuso”, dispiegata tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, fu ufficialmente la reazione militare israeliana al lancio di missili Qassam dalla Striscia di Gaza sulle città israeliane di confine. Una presunta risposta a un’aggressione subita, spacciata all’opinione pubblica internazionale come salvacondotto per chiudere Gaza in una morsa di “piombo”, fuoco, fosforo bianco e altre armi non convenzionali che schiacciassero ogni resistenza e dimostrassero al mondo arabo tutta l’efficienza del potenziale militare israeliano dopo i clamorosi insuccessi della guerra in Libano del 2006,

"Le ONG italiane si dissociano totalmente dalle posizioni del Presidente del Consiglio ed esprimono il loro sconcerto per la scelta di normalizzare i rapporti commerciali e di cooperazione con Israele, mentre sono in corso operazioni militari su Gaza, mentre continua l’assedio e l’impossibilità di assistenza umanitaria a oltre un milione e mezzo di persone, mentre continuano gli espropri e le demolizioni di case a Gerusalemme, mentre assistiamo a repressione ed arresti di padri di famiglia ed attivisti palestinesi che protestano, in modo pacifico, contro la confisca dei propri terreni agricoli per la costruzione del Muro, violando gli stessi principi e norme di diritto alla vita ed alla libertà, alla base della nostra Costituzione e dell’ordinamento internazionale che regola le relazioni tra individui e tra stati". [...] (leggi il comunicato)

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