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mercoledì 19 gennaio 2011

PIRATI SOMALI vs
MERCENARI YANKEE
Aumentano gli attacchi e il business dei contractors. La Blackwater sbarca in Somalia



Non è un romanzo di Salgari ma le coste della Somalia infestate di pirati. Dopo vent'anni di ininterrotta guerra civile e un'economia nazionale a livelli di emergenza umanitaria, le bande criminali somale hanno scoperto da almeno quattro anni il business della moderna pirateria. E altrettanto hanno fatto le agenzie di sicurezza private come l'americana Blackwater o la sudafricana Saracen International, ingaggiate in difesa dei carghi ma adesso destinate a un ruolo crescente nell'area, sempre più instabile sul fronte della guerriglia islamica degli Shabab. Quello che accade sotto i cieli lividi del Corno d'Africa rimane avvolto nella nebbia che per anni ha coperto traffici e interessi di ogni tipo: armi, scorie tossiche, lontano da media e osservatori internazionali, un po' più vicino invece alle rotte commerciali marittime.

Ma torniamo ai pirati. Qualche nome dalla lunga lista di navi assaltate? Jolly Smeraldo, una portacontainer italiana attaccata il 30 aprile scorso. Due attacchi respinti con gli idranti e qualche manovra spericolata. O la Samho Jewelry, soccorsa dalle forze speciali sudcoreane la settimana scorsa con un blitz che ha portato all'uccisione di otto corsari somali (video).
Sono 28 le navi e 638 gli ostaggi attualmente detenuti in Somalia dai pirati, per un complessivo più 10% di marinai catturati nel 2010 (1.181 su 53 navi sequestrate) rispetto all'anno precedente. Sono i dati pubblicati nei giorni iscorsi a Londra nel rapporto della Camera di Commercio Internazionale e dell'International Maritime Bureau, attivo dal 1992 attraverso l' IMB Piracy Reporting Centre.

La task force mandata a largo del Corno d'Africa durante il sequestro della nave Buccaneer ha richiesto 20 milioni di euro, più altri 10 per la fregata in forza Nato, alla quale si aggiunge l'operazione Atlanta dell'Unione Europea. Costi troppo elevati e l'analisi condivisa è che l'unico modo per risolvere la questione è intervenire a terra. I campi di detenzione, ad eccezione di alcune strutture francesi, sono praticamente inesistenti e, se proprio non si vuol dubitare delle affermazioni rilasciate all'Espresso dal generale Vincenzo Camporini, capo di Stato maggiore della Difesa: "Noi catturiamo i pirati e li rimandiamo a casa con viveri e acqua, in modo che possano continuare tranquillamente la loro attività", c'è da credere che le suddette agenzie private abbiano regole d'ingaggio assai meno vincolanti.

E' quanto emerge peraltro da un cablogramma dell'ambasciata statunitense a Gibuti del dicembre 2009 diffuso da Wikileaks. La Blackwater opererebbe nell'area dal marzo 2010 con l'autorizzazione del governo di Gibuti. Lo scopo però non sarebbe tanto di supportare le forze di polizia nella cattura dei pirati, ma di usare "forze letali contro [di loro], se necessario". Ma il cablogramma segnala anche come "La presenza della Blackwater potrebbe costituire uno dei più ampi business americani in zona".

Ecco allora una cornice alle rivelazioni di ieri del New York Times, secondo cui Erik Prince, fondatore della Blackwater Worldwide (foto a sinistra), starebbe trattando per l'ingaggio della sua agenzia di mercenari direttamente in territorio somalo, con funzioni di protezione dei leader governativi, addestramento delle truppe somale e ovviamente contrasto della pirateria e della guerriglia islamica da terra. In altre parole la Blackwater andrebbe a supportare la già dislocata Saracen International, su cui sempre il New York Times di ieri ha aperto qualche squarcio di luce. I tempi passano ma la musica non cambia: quando c'è del lavoro sporco da fare sai chi chiamare.

Per saperne di più:

- L'inchiesta di Fabrizio Gatti per L'Espresso (5 dicembre 2011): "Tra i cacciatori di pirati".

Sono professionisti addestrati, con esperienze in tutti i principali teatri di guerra. Ora lavorano per agenzie internazionali incaricate di assicurare la sicurezza nelle zone più a rischio. Si chiamano 'security consultant', e al largo della Somalia proteggono le navi cargo dall'assalto dei banditi del mare.


- Vai all' articolo di Roberto Palma "Rapporto sulla Pirateria in Somalia e negoziazione operativa" sul sito CrimeList - Approfondimenti di itelligence 
 

- Vai alla sezione SOMALIA dello SPECIALE AFRICA in Archivio Documenti per la cronologia storica dell'ex-colonia italiana.


Fonti di questo articolo:

1 commento:

Anonimo ha detto...

come sempre un ottimo lavoro !
Massi P.

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