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venerdì 23 dicembre 2011

Havel na hrad: "Havel nel Castello"


Solenni funerali oggi per il leader della Rivoluzione di velluto.

PRAGA - Sono suonate a lutto le campane oggi a mezzogiorno in Repubblica Ceca. Sono i funerali di Vaclav Havel, il "dissidente", il "Nelson Mandela d'Europa", l'ex presidente della Repubblica della Cecoslovacchia prima e Ceca poi, scomparso lo scorso 18 dicembre a 75 anni.

Scrittore, drammaturgo fu il grande oppositore al regime comunista sovietico, il perseguitato politico sbattuto in carcere, piantonato ma mai ammutolito. Fu in seguito il "visionario" (come lo definisce papa Benedetto XVI in un telegramma di cordoglio) che transitò il Paese dal regime alla democrazia. A rendergli omaggio, oggi, nella sua Praga, il segretario di Stato americano Hillary Clinton con marito Bill al seguito; l'ex segretario di Stato Madelaine Albright, Nicolas Sarkozy e Alain Delon, Josè Baroso, David Cameron, 50 delegazioni straniere e 15 capi di Stato in tutto.

Scrive Wlodek Goldkorn, giornalista polacco e responsabile culturale de L'Espresso: "L'idea che guidava la sua vita, politica e di scrittore - tra le due attività non c'era soluzione di continuità - era semplice. Il dissidente è colui che dice cose risapute, ma che gli altri hanno paura di affermare. Havel è sempre stato convinto che esista "Il potere dei senza potere" come recita il titolo di un suo saggio. Questo potere sta nel rifiuto di un linguaggio opaco e violento, e nella scelta invece di un lessico trasparente. Nel chiamare le cose con il loro nome". In apertura del suo scritto, del 1978, pochi mesi prima di finire in carcere, Havel pone alcune domande:
«Ma chi sono veramente questi "dissidenti"? Da dove nasce la loro opposizione e che senso ha? In che cosa consiste il senso di quelle "iniziative indipendenti" su cui i "dissidenti" si aggregano e che reali chances hanno queste iniziative? E' opportuno, riferendosi alla loro azione, usare il concetto di "opposizione"? Se sì, che cosa è veramente - nell'ambito di questo sistema - una simile "opposizione", come opera, che ruolo giuoca nella società, in che cosa spera e in che cosa può sperare? Hanno i "dissidenti" come uomini che sono al di fuori di tutte le strutture del potere e nella posizione di "subcittadini" - le forze e le possibilità per agire in qualche modo sulla società e sul sistema sociale? Possono, in definitiva, cambiare qualcosa?».
Se nei sistemi post-totalitari esisterà dunque un'opposizione intesa come "vita nella verità" che direzione avrà? L'esito non viene individuato nei sistemi «democratici», bensì si fa strada l'idea di un sistema «post-democratico». La
prospettiva di una ricostituzione morale della società, cioè di un rinnovamento radicale del rapporto autentico dell'uomo con quello che ho chiamato "ordine umano" (e che non può essere sostituito da nessun ordine politico). Una nuova esperienza dell'essere; un rinnovato ancoraggio nell'universo; una riassunzione della "responsabilità suprema"; il ritrovato rapporto interiore con l'altro uomo e con la comunità umana - ecco la direzione...

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