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lunedì 17 dicembre 2012

SOTTO L'ALBERO: "IL PROVINCIALE"
di Giorgio Bocca. 70 anni di storia italiana

Giorgio Bocca

Austerity e regali di Natale, spazio ai libri e alle edizioni economiche, come quella ristampata nel marzo scorso de "Il Provinciale" di Giorgio Bocca (Feltrinelli, pagine 292, euro 8,50). Un'autobiografia del giornalista cuneese considerata da alcuni uno dei più bei racconti sulla modernità in Italia. A leggerlo, un tracciato storico, una rotta di avvicinamento al presente per comprenderlo, attraverso i principali fatti di cronaca degli ultimi 70 anni, vissuti in prima persona dal giornalista scomparso il 25 dicembre 2011 a Milano.

Riportiamo alcuni brevi estratti sul '68 francese e l'inizio della strategia della tensione in Italia con la bomba di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. L'ex partigiano Bocca intravide subito dietro la strage la mano dei servizi segreti, parteggiò e, come si rimprovera nel libro, commise l'errore di scivolare nel vortice di disinformazione che ne seguì. Tuttavia i suoi giudizi, spesso tanto sgraditi alla stessa sinistra alla quale ha sempre dichiarato di appartenere, sui movimenti studenteschi del '68, i loro leader e più in generale sulla politica e la società italiana di quegli anni sono sempre lucidi e impietosi.

Lasciamo quindi un piccolissimo spazio al testo ma ricordiamo anche la bella intervista di Massimo Gramellini per LaStampa, all'indomani dell'uscita di Annus Horribilis (2010), uno degli ultimi saggi di Giorgio Bocca appena novantanne, in cui il giornalista esprime un'amara visione della società italiana.

lunedì 10 dicembre 2012

SIRIA: NON DARE AL RIBELLE QUEL CHE GLI SERVE. Apprensione per la fornitura alla resistenza di 40 missili terra-aria da parte del Qatar


Dopo la Libia la Siria. Torniamo a parlare di primavere arabe e della proliferazione dei temibili manpads (man-portable air-defense systems), i missili antiaereo traspotabili a spalla, di cui avevamo scritto nel post sulla rivoluzione in Libia del marzo 2011: Manpads: la minaccia continua. L'arsenale libico e il rischio terrorismo.

Ribelle libico armato di SA-7
Armare i ribelli va bene, l'intelligence turca ha acconsentito al transito attraverso la propria frontiera di armi destiante alla guerriglia in lotta contro le milizie fedeli al dittatore Bashar al-Assad. Ma quando un paese arabo come il Qatar regala, o vende, quaranta lancia missili a spalla per abbattere i caccia e gli elicotteri che mietono vittime da Damasco a Aleppo, la comunità internazionale trema perchè non sa, una volta finita la guerra, a chi potrebbero essere rivenduti e contro chi usati.

La notizia sulla fornitura, diffusa dal Washington Post alla fine di novembre, ha destato non poca apprensione nella stessa Turchia, da anni impegnata contro la guerriglia curda e non lieta di ritrovarsi un giorno missili terrra-aria nelle mani del Pkk, peraltro già in possesso di qualche pezzo. Tuttavia è proprio questa l'arma che potrebbe segnare una svolta nella guerra civile che da venti mesi insanguina la Siria, riequilibrando la sproporzione di forze tra gli armamenti leggeri dei ribelli e l'aviazione dei lealisti di Assad.

Chinook in Iraq usa flares contro manpads.
Non si sa quale tipo di manpad sia stato "donato" dal Qatar, in possesso anche di evoluti stinger americani di cui difficilmente si sarebbe privato. La provenienza potrebbe essere ancora il mercato nero libico, dove solo 15.000 pezzi sono stati messi in sicurezza di circa 20.000. 

Un video, diffuso su internet lo scorso mese, mostra l'abbattimento di un elicottero dell'esercito siriano probabilmente da parte di un missile terra-aria, a dimostrazione di come la guerriglia starebbe già usando con successo i dispositivi trafugati dai depositi dell'esercito regolare. Tesi avvalorate da un altro video del 16 novembre scorso diffuso dal Brown Moses blog, nel quale si vedono  diciotto missili SA-24, di cui dieci da dimostrazione/addestramento e otto reali, ed un paio di lanciatori SA-16 completi di batterie ma senza munizioni. Un  salto di qualità rispetto agli obsoleti SA-7 mostrati nei video precedenti, apparecchi degli anni '70, poco efficaci e con sistemi di guida passiva a infrarossi (per la ricerca di fonti di calore provenienti dagli scarichi dei velivoli obbiettivo) facilmente aggirabili da contromisure come i flares (vedi foto sopra).



giovedì 22 novembre 2012

GRECIA: PROCESSO A LOTTA RIVOLUZIONARIA
A giorni le condanne. Appello internazionale alla solidarietà


Il finto pacco bomba ritrovato ieri a Castel Sant'Angelo a Roma potrebbe non essere uno scherzo. Da alcune settimane circola in rete, su vari siti di controinformazione, un appello: "Grecia – Chiamata internazionale di solidarietà per il caso Lotta Rivoluzionaria [22-23-24 novembre 2012]".

Tra oggi e sabato ad Atene verranno chieste le condanne nel processo ad alcuni membri di Lotta Rivoluzionaria (EA, Epanastatikòs Agónas, in inglese su Isvg), un'organizzazione armata greca nata nel 2003 dalle ceneri del gruppo rivoluzionario marxista 17 novembre e, a quanto pare, ideologicamente ricostituita su basi anarco-insurrezionaliste. Lotta rivoluzionaria è stata inserita dall'Unione europea nell'elenco delle organizzazioni terroristiche nel 2007, dopo un attentato dal forte impatto mediatico contro l'ambasciata americana di Atene. Alle 5 del mattino del 12 gennaio un razzo anticarro rpg fu sparato da un auto in corsa contro la facciata della sede diplomatica, senza provocare feriti (NY Times).

Membri di Lotta Rivoluzionaria
In precedenza Lotta Rivoluzionaria aveva rivendicato vari attentati contro banche e stazioni di polizia. Nel giugno del 2006 una bomba fu fatta esplodere presso l'abitazione dell'allora ministro della cultura Yorgos Voulgarakis, già ministro dell'ordine pubblico e poi alla marina mercantile.
Il 3 luglio 2009 l'organizzazione colpisce nel centro di Atene con tre ordigni esplosivi contro McDonald's, l'auto del presidente del Consiglio di Stato e un ufficio di ricerca sull'immigrazione. Anche in questi casi senza provocare feriti: due redazioni di giornali furono avvertite in anticipo delle esplosioni.

Vedremo nei prossimi giorni se qualcuno, magari sotto la sigla della Federazione Anarchica Informale (FAI), risponderà all'appello internazionalista con l'azione diretta.

sabato 22 settembre 2012

LAYHA: IL CODICE DEI MUJAHEDDIN
L'International Review of the Red Cross pubblica il codice di condotta dei talebani

Elicottero Russo abbattuto dai Mujaheddin in Afghanistan negli anni '80.

Non è l'Agakure, il codice dei samurai, ma il Layha dei mujaheddin in Afghanistan. Nonostante le due preghiere di apertura il codice di condotta dei talebani nel jihad afgano non è un testo di aforismi religiosi ma un dettagliato vademecum su come comportarsi con i prigionieri, con le spie, su come fare riferimento alla catena di comando militare, spartire i bottini di guerra e altro ancora. Non sembra un testo imbevuto di precetti religiosi, scritto per pastori e contadini, ma si riconosce piuttosto la mano di un comando militare strategico ben consapevole di interagire con un tessuto sociale vivo: quello della società afgana plasmata da oltre dieci anni di guerra.

Il primo Layha del 2006 è stato riveduto nel 2009, questa edizione del 2012 sostituisce la precedente. Se ne riportano qui alcuni estratti tradotti in italiano dalla versione inglese pubblicata dalla Rivista Internazionale della Croce Rossa, a sua volta tradotta dall'originale versione in Pashtun. Per una lettura integrale del testo, l'origine e i criteri di traduzione rimandiamo alla fonte dalla quale abbiamo attinto: il blog "Io non sto con Oriana Fallaci" (http://iononstoconoriana.blogspot.it/), altrimenti in copia all'ArchivioDocumenti di Multivisione.


venerdì 21 settembre 2012

LA BAIA DEI PIRATI DIVENTA UN FILM
Tpb Afk: The Pirate Bay Away From Keyboard

Navighiamo ancora una volta nei pressi della baia dei pirati, un argomento caro al blog (vedi post precedenti). Dopo l'ultima notizia di cronaca, con l'arresto in Cambogia di Gottfrid Svartholm Warg, uno dei fondatori del sito internet The Pirate Bay, è stata annunciata per la fine dell'anno l'uscita di un film sull'origine del famoso servizio di file sharing tramite protocollo bit-torrent: TPB AFK: The Pirate Bay Away From Keyboard.  

Il film, realizzato dallo svedese Simon Klose, ripercorre le vicende dei tre fondatori seguendoli nel processo del 2009 e nel secondo grado d'appello del 2010. Prodotto attraverso una raccolta fondi di soli tre giorni sulla piattaforma Kickstarter, il film sarà rilasciato sotto licenza Creative Commons e distribuito tramite bit-torrent. Un modo curioso per un film sul più grande distributore illegale di film, come recita in apertura il sito dedicato www.tpbafk.tv. Vi consigliamo una visita, intanto ecco un primo montaggio!


Articoli correlati:
- CONDANNATA LA "BAIA DEI PIRATI" Esulta la Fimi, l'associazione dei discografici - 17 Aprile 2009
- PIRATE BAY,CONFLITTO D'INTERESSI PER UN GIUDICE SVEDESE? - 23 aprile 2009

martedì 18 settembre 2012

Esce Pubblico. Un giro e due notize a caso

E' oggi in edicola e online Pubblico, il nuovo giornale di Luca Telese. Abbiamo fatto un giro sul sito e abbiamo trovato una buona notizia: la Cassazione ha assolto dall'accusa di reato di stampa clandestina il blogger Carlo Ruta. Un caso giudiziario lungo e celebre (vedi meglio sul Fattoquotidiano), sei anni di processo e tre gradi di giudizio per stabilire che i blog d'informazione non sono testate giornalistiche e non devono quindi registrarsi in tribunale, a meno che... non superino i 100mila euro annui d'incassi. (Hai voglia a scrivere!)


Gia che siamo sulle pagine di Pubblico consigliamo anche la lettura di un articolo di Marco Filoni su un caso segnalato anzitempo da Multivisione: "Pussy Riot &co.la metafisica della vagina". Un'interessante analisi su fica e potere nel manage virilista putiniano e berlusconiano.

venerdì 7 settembre 2012

VISIONI GRECHE
Sui muri di Exarchia e altre divagazioni

Bentornati! O benrimasti a casa! Non siamo a una proiezione di diapositive di viaggio, ma in un mini-post sulla Grecia. Impressioni visive sottili, casuali e parziali di uno scorcio di Grecia nell'estate 2012.


Hanno accompagnato il viaggio reale, fin dentro il quartiere anarchico di Atene, Exarchia (di cui mostriamo qualche muro) - il libro "Ouzo amaro" di Patrizio Nissirio. Un agile libretto di un centinaio di pagine che ripercorre le travagliate vicende greche dalle Olimpiadi del 2004 agli europei di giugno con la partita Germania-Grecia.

La crisi economica e sociale del paese ellenico, la bancarotta tecnica, il commissariamento, le derive politiche verso l'estrema destra, gli scontri di piazza e i primi segnali di risposta economica rendono questo libro un'interessante sintesi dei convulsi eventi che hanno investito la Grecia nei mesi scorsi.

Una formula di chiusura, anch'essa casuale ed estemporanea, riassume somiglianze e impressioni del libro e del viaggio: "Italiani e Greci: una faccia una razza"!


Contenuti correlati dal blog:
GRECIA: ATMOSFERA PESANTE. ANZI, ESPLOSIVA: 'La stagione storica più difficile per la gioventù greca' secondo il settimanale Attualità (19 novembre 2009) 

Documentari su Exarchia e le rivolte sociali in Grecia (Playlist):

 

sabato 4 agosto 2012

MULTIVISIONE TORNA IN PISTA
Gran premio speed down Val di Bisenzio

Saluti ai naviganti!
Dopo una lunga pausa Multivisione torna in pista più figo che mai. A settembre riaprono i battenti del blog d'informazione che vi ha tenuto compagnia in questi ultimi quattro anni. Non perdetevi l'appuntamento! Intanto un assaggio del "Primo Gran Premio SPEED DOWN della Val di Bisenzio", del 16-17 giugno scorsi. Street luge da brivido sulla Schignano-Vaiano!
Buona visione e a presto!


venerdì 10 febbraio 2012

SOMALIA: I RIBELLI SHABAB SI UNISCONO AD AL QAEDA


I miliziani somali di Al Shabab si sarebbero uniti formalmente ad Al Qaeda. E' quanto afferma in un video jihadista diffuso martedì scorso il leader di Al Qaeda, Ayman Al-Zawahri. Secondo la traduzione del Site Intelligence Group, nel comunicato Zawahri annuncia come una "buona notizia" l'unione degli Shabab all'organizzazione terrorista internazionale: "per supportare l'unità jhiadista contro la campagna dei crociati sionisti".

Ayman Al Zawahri
I ribelli somali di Al Shabab, che controllano gran parte del sud e del centro della Somalia, erano stati più volte in passato accusati dagli Usa di aver stretto alleanze con formazioni qaediste ma le accuse erano state respinte anche in una recente intervista alla BBC. Il video sembra adesso formalizzare per la prima volta il legame con Al Qaeda. Gli analisti si chiedono se nei fatti l'annuncio possa cambiare qualcosa, dal momento che gli Shabab rientrano già a tutti gli effetti tra le organizzazioni terroriste islamiche.

Secondo la BBC Al Shabab avrebbe dichiarato di aver stretto legami anche con la formazione Kamboni, un piccolo gruppo di militanti islamici precedentemente alleati con Hizbul Islam (vedi: le operazioni militari in Somalia), un altro gruppo militante antigovernativo. L'obbiettivo di Al Shabab sembrerebbe dunque quello di riunire tutte le formazioni estremiste combattenti presenti sul territorio.

domenica 29 gennaio 2012

GLOBAL FACTION: LA COSCIENZA CRITICA DELL'HIP HOP


GlobalFaction è un'etichetta di produzioni digitali nata nel 2006 a Londra che da voce al lavoro di artisti, scrittori e performers il cui lavoro si propone di risvegliare una coscienza critica sul presente, al fine di dar vita a un'esperienza visiva che faciliti lo scambio di conoscenze, idee e stimoli a tradurre il pensiero in azione. Uno speakers corner della comunità hip hop del 21° secolo dedicato all'espressione del dissenso e alla critica sociale.
Tutti  i lavori sono creati in puro HD Guerrilla Style. Non dimenticate di farvi un giro sul canale Youtube e... Never lose your passion...
Buon ascolto e buona navigazione!!

sabato 21 gennaio 2012

COLTIVARE LA RIVOLUZIONE:
avventure di giardinaggio radicale

Traduzione dal The Guardian, articolo originale di

Scrivete la parola “giardiniere” su Google e probabilmente troverete aggettivi come paziente, delicato, appassionato di piccoli lavoretti, sartorialmente orientato verso vestiti di velluto a coste.

Sì, daccordo, non tutti i giardinieri sono così, ma questo è indubbiamente lo stereotipo. In ogni caso, non è quel tipo di giardiniere che ci interessa. Non si tratta di mettere al sicuro le nostre utopie private dietro una siepe di leylandii. Si tratta di qualcosa di ben più pericoloso e accattivante. Si tratta di giardinieri ribelli, che utilizzano le loro abilità botaniche per fare dichiarazioni politiche, economiche e sociali, piuttosto che per dire qualcosa sulle nuove tecniche di pendenze dei prati.

Sono il genere di attivisti che usano gli attrezzi agricoli non a simboleggiare il proletariato, ma perché hanno avuto qualcosa di serio da sradicare. Non sono miti, sono arrabbiati. E mentre si può essere pazienti quando si tratta di fioriture e germogli, quando si tratta di aree urbane dismesse, urbanistica sostenibile, industria alimentare, disoccupazione, esclusione sociale e grigio, grigio implacabile delle nostre città sono straordinariamente combattivi.

Nelle stagioni a venire visiteremo diversi progetti di giardinaggio ribelle. Ogni mese parleremo alle persone coinvolte e, se deciderete di cogliere la sfida, scopriremo come potrete anche voi mettervi in gioco, sporcarvi le mani e magari avviare un progetto simile nella vostra zona.

Visiteremo i giardinieri socialisti radicali di Incredible Edible Todmorden. Questa cittadina dello Yorkshire sta piantando ogni superficie disponibile con verdure. L'obbiettivo è respingere l'industria alimentare globale e diventare la prima città autosufficiente del Regno Unito. Andremo a conoscere  The Plant a Chicago, dove i ribelli stanno trasformando un edificio industriale in disuso in una fattoria a emissioni zero.


Come le aiuole verdi delle nostre autostrade lasciate appassire all'ombra della recessione, i giardinieri radicali rivisitano in chiave verde gli spazi sociali condivisi. Seguiremo le orme degli stivali fangosi fangosi di Ebenezer Howard, creatore della città giardino di Letchworth: come il team del progetto di giardinaggio verticale di Cardiff, How Green Is Your Alley? O il progetto Elephant and Castle di guerriglia gardening di Richard Reynolds, attualmente impegnato nel suo progetto di Mobile Gardeners (girdinieri mobili).

Incontreremo i Wayward Plants, maestri di giardini temporanei concettuali. In passato ci hanno fatto conoscere il Giardino Fisico Urbano (Urban Physic Garden) a Southwark, e l' Union Street Orchard, a sud di Londra e Algaegarden, un giardino piantato con erbe di stagno appeso a tubi di plastica riempiti con diverse alghe colorate presentato nel 2011 al Metis Garden International Festival di Québec.

Altrove conosceremo giardinieri che esprimono idee di uguaglianza e di opportunità per i gruppi svantaggiati. Vedremo organizzazioni come The Comfrey Project che lavora con i rifugiati e i richiedenti asilo tra Newcastle e Gateshead. O il Walled Garden Redhall dove vengono introdotte persone con problemi di salute mentale per i benefici terapeutici del pollice verde.

Parleremo alla gente rispondendo alla domanda "come si fa a mangiare locale quando si vive in un grattacielo?" Queste sono persone come Something & Son, che hanno trasformato un negozio di Hackney in una fattoria Farm:Shop. E Food From The Sky, il "cibo dal cielo", un giardino commestibile sopra un supermercato Crouch End. Una rampa di scale! Questo si che è chilometro zero!

A seconda di quanto vogliamo addentrarci nella storia possiamo guardare alle radici del giardinaggio radicale. La Green Guerillas degli anni '70 a New York, le comunità giardiniere delle origini e i lanciatori di bombe-seme. E nel Regno Unito i Meanwhile Gardens vicino Westbourne Park, dove il deserto fu trasformato in giardino e poi nel primo skate-park del Regno Unito.

Per ora vi lascio con questa riflessione: la parola "radicale", sia che si intenda per dire riformista in senso politico, o non convenzionale in senso culturale o semplicemente impressionante, nel senso del linguaggio adolescenziale degli anni '70, deriva dalla parola latina "radix ", che significa" radice ". Anche ravanello deriva da radice. Così giardinaggio e rivoluzione non sono poi dopo tutto così lontani.

Conoscete un giardiniere, un appassionato di verde o una comunità di giardinieri che sta lavorando per una società migliore? Forse c'è qualcuno nella tua vita che è in missione per cambiare il mondo un orto alla volta? Facci sapere qui sotto quali progetti sono per te fonte di ispirazione e forse noi ne parleremo.

Nel frattempo, ricordate, la rivoluzione sarà coltivata.

mercoledì 11 gennaio 2012

OIL FOR NOTHING, un documentario sull'estrazione del petrolio in Nigeria


Qual è il vero prezzo della benzina? Non il costo per litro al distributore, nè i prezzi al barile stabiliti dalle compagnie petrolifere, ma il costo occulto in termini di impatto ambientale e sociale sui paesi produttori. Un costo altissimo su cui indaga il documentario di Luca Tommasini Oil for nothing, prodotto dalla Campagna per la riforma della Banca Mondiale - CRBM, sulle ricadute dell'industria petrolifera in Nigeria. 20 minuti di immagini e interviste a tratti incantevoli e a tratti angoscianti nel documentare la devastazione ambientale della regione del Delta del fiume Niger.


Oil for Nothing from Luca Tommasini on Vimeo.

Tra i primi esportatori di petrolio dei paesi sub-sahariani e fornitore strategico del 20% del petrolio consumato in Europa, dopo 50 anni di concessioni alle principali compagnie petrolifere la Nigeria resta uno dei paesi più poveri del continente africano. Con i suoi 160 milioni di abitanti, di cui 31 stanziati nella regione del Delta del Niger, il paese africano attraversa una grave crisi che potrebbe rapidamente sfociare nel caos. Gli ultimi dieci giorni sono stati segnati dalle violenze religiose tra mussulmani e cristiani, oltre che da uno sciopero per il rincaro del prezzo della benzina (raffinata all'estero) dovuto al taglio delle agevolazioni da parte del governo.

Nonostante le promesse e gli accordi siglati nei protocolli d'intesa previsti nei piani di impatto ambientale, che sulla carta prevedono la costruzione di infrastrutture, scuole e ospedali quasi niente è stato fatto. Circostanziate sono le accuse all'italiana Agip, come agli oleodotti che trasportano il petrolio grezzo, in alcuni casi risalenti agli anni '70, causa dei principali sversamenti che hanno messo in ginocchio una popolazione rurale le cui principali attività economiche restano l'agricoltura e la pesca. E' il caso dello sversamento causato a nel 2004 a Ogoniland, nella comunità di Goi, dalla Trans-nigerian pipeline della Shell. Sono oltre 2000 i siti da ripulire ma nessuna attività di bonifica è mai stata avviata.

Attività di gas flaring nei pressi di un villaggio in Nigeria.
Ai danni causati dallo sversamento di idrocarburi nell'ambiente si aggiungono i residui dell'attività di gas flaring: la combustione a cielo aperto dei gas estratti insieme al petrolio, un'attività che rilascia nell'atmosfera diossina, benzene, sulfuri, agenti cancerogeni, la cui emissione negli ultimi decenni va di pari passo con l’aumento nella regione di malattie respiratorie e tumori, oltre ai danni causati dalle piogge acide. Ed è proprio sul sito dell'Eni che si può leggere la dichiarazione di una società sussidiaria dell’Eni: la Nigerian Agip Oil Corporation, sulla cessazione dell'attività di gas flaring nella regione di Ebocha. Una dichiarazione smentita dalle immagini del documentario di Tommasini. "Si può pensare a un trattamento più primitivo del petrolio grezzo"? E' la domanda ch si pone un intervistato e a cui l'ERA-Nigeria (Enviromentals right action) risponde sostenendo che la cosa migliore sarebbe lasciare il petrolio nel sottosuolo, prima che finisca e non possano essere ricontrattate condizioni più favorevoli per la popolazione locale.

venerdì 6 gennaio 2012

USA: IL FILM SULLA MORTE DI BIN LADEN PORTA A UN'INCHIESTA PARLAMENTARE


 E' di ieri la notizia di un'indagine parlamentare in corso negli Stati Uniti su possibili fughe di notizie relative al blitz che il 2 maggio scorso avrebbe portato all'uccisione di Osama bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan, da parte di un'unità speciale dei Navy Seals.

 Particolarità del caso vuole che le “classified information”, come vengono definite le notizie riservate, questa volta potrebbero essere trapelate non alla stampa ma addirittura a Hollywood, alla Columbia Pictures e alla Sony Entarteinment, co-produttrici del nuovo film sulla caccia a Bin Laden della regista Kathryn Bigelow, moglie di James Cameron e autrice del film premio oscar sulla guerra in Iraq, “The Hurt Locker".

 Protagonista del nuovo film della Bigelow sarebbe proprio il “team 6”, l'unità speciale di incursori che assaltò la casa dello sceicco in Pakistan. Già in fase di realizzazione il film dovrebbe intitolarsi Kill Bin Laden (si apprende oggi la notizia dell'ingaggio dell'attore Joel Edgerton).

 I timori del partito Repubblicano, che da notizia dell'inchiesta affidata al Dipartimento della Difesa e alla Cia, sono che lo staff del presidente Obama possa aver autorizzato il comando militare dei Seals a rivelare particolari operativi riservati del blitz. Timori e accuse già espresse nel corso dell'estate dal parlamentare repubblicano Peter King, che puntava il dito contro i troppo stretti rapporti tra la produzione del film e l'amministrazione Obama, accusata di star orchestrando un film propagandistico da far uscire nell'imminenza delle elezioni. Sarebbe questo il motivo della posticipazione dell'uscita alla fine del 2012.
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