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sabato 16 marzo 2013

A TUTTO BLOG!
Il meglio delle idi di marzo


Ci risiamo! Torna la rassegna dei migliori blog delle prime due settimane di marzo. Il primo venerdì del mese volavano i droni e quindi abbiamo rimandato a oggi l'appuntamento. E' motivo di rammarico apprendere della chisura prevista a luglio del lettore di feed-rss, Google Reader, che dava linfa a questi collegamenti. Ne useremo un altro, ma ci chiediamo in che misura i social network abbiano realmente inciso nell'abbandono del servizio da parte degli utenti. Invitiamo a riflettere su quello che riteniamo un brutale appiattimento della casa madre, apparentemente a favore di un Google+ che pare solo un infelice clone di facebook.

Cominciamo con la grafica street sbarazzina di Boomit, a cui rubiamo la foto di questo albero esagerato nel contesto e nell'effetto cromatico. Il sito rimanda a molti link e offre ampi spazi navigabili. Superato il vaglio dei "tutti-simili" siti di street grafica.



Feature shoot, Travel photography and Fashion photography" è come avrete capito un blog di fotografia. Tre redattrici statunitensi propongono progetti fotografici decisamente curiosi e di grande effetto. Prendiamo in prestito due foto dal bellissimo Toys stories, dell'italiano Gabriele Galimberti.

Stella – Montecchio, Italy

Pavel – Kiev, Ukraine

Grafica gustosissima e un'ampia pagina di link per Visual Narcotitcs, con una hompepage di pasticche da 20 mg.
Stesse indicazioni, per rimanere ancora sulla street-grafica, per Peel Magazine.


Posto di riguardo di riguardo invece per Jeremy Fisch e il suo bel sito Silly Pink Bunnies, che si merita una bella slide-show di alcuni lavori in homepage, qui accanto.


Sicuramente da segnalare anche il live art lab di Gomez Pena: la Pocha Nostra. Progetto curioso, ammesso che vi si riesca a navigare...


Chiudiamo con un interesante blog di documentari tutto italiano: Il Documento, un archivio da cui attingere per erodere tempo perso nei cazzeggiamenti dei social network.
 

mercoledì 13 marzo 2013

GIRLFRIEND IN A COMA
Un documentario sull'Italia in coma


Bill Emmott
Ci siamo presi una serata per guardare il film-documentario di Bill Emmott, ex direttore dell'Economist, sullo stato comatoso in cui versa l'Italia dal titolo: "Girlfriend in a coma". L'autore è un noto osservatore delle italiche oscenità, reso celebre da vari articoli e copertine uscite sul prestigioso magazine inglese di economia che a più riprese denunciavano le performance dell'ex-presidente del consiglio Silvio Berlusconi il quale, in segno di stima e riconoscenza, ha definito il giornalista inglese un "comunista" (analisi compravata per il suddetto dalla somiglianza di Emmott con Lenin).

La visione è una specie di esercizio di autolesionismo nazionale, che ripropone immagini e notizie note ma con intermezzi inediti o oscurati dai media nostrani, come il documentario stesso, la cui presentazione al MAXXI di Roma, inizialmente prevista per il 13 febbraio, è stata annullata per presunte interferenze con le elezioni politiche.

Il valore aggiunto del documentario per lo spettatore italiano sta nella tendenza, sempre più diffusa, a dare ormai maggiore credito al racconto dell'Italia vista dall'estero, in una prospettiva "altra", inaugurata dalla rubrica di Internazionale "Italieni" e riproposta in molte salse, ad esempio dal sito Italia dall'estero, che traduce articoli della stampa estera per Il Fatto Quotidiano.


Il documentario, di oltre un ora e mezza, realizzato dalla sapiente regia di Annalisa Piras e inframezzato da disegni animati che raffigurano una donna, l'Italia, vituperata e vilipesa da un pulcinella che ricorda un giovane balilla, è diviso in tre atti. I primi due, rispettivamente sulla "mala Italia" e sulla "buona Italia", propongono esempi sull'encomiabile rappresentazione della donna nella televisione italiana, sulle attività imprenditoriali di mafia, camorra e 'ndrangheta s.p.a, oltre a varie altre delizie made in Italy, con interventi di Saviano, Gratteri, Travaglio e altri. Seguono casi virtuosi di cooperative attive nel sociale, movimenti di emancipazione, successi imprenditoriali che coniugano etica e lavoro ma è soprattutto il terzo atto quello che ci ha colpito di più: l'indagine sulle possibili cause del coma nazionale. Il peccato capitale dell'Italia dantesca di oggi secondo Emmot è l'ignavia, la mancanza di coraggio, lo starsene fermi a guradare aspettando che tutto si risolva. Il punto di vista è ancora dall'estero ma questa volta sono i giovani talenti italiani emigrati a parlare e a descrivere come vedono l'Italia da fuori. Consolazioni? Ben poche, il malato pare terminale.



Come avrete capito da questa breve introduzione "Girlfriend in a coma" merita tutti i 3,90 euro della diffusione online ma visto che è uscito in prima serata su La7 sabato scorso qui lo proponiamo in streaming, questo offre il web, sperando che serva a qualcosa...

venerdì 8 marzo 2013

I PILOTI DI DRONI AFFETTI DA STRESS POST-TRAUMATICO COME I PILOTI IN COMBATTIMENTO



Dal New York Times: "Drone Pilots Are Found to Get Stress Disorders Much as Those in Combat Do", 22 febbraio 2013, traduzione di Multivisione.

Nel primo studio sull'argomento, una ricerca condotta dal Dipartimento della Difesa, si è scoperto che i piloti di droni sperimentano gli stessi sintomi di disagio mentale come depressione, ansia e stress post-traumatico dei piloti impiegati in azioni di combattimento in Iraq e Afghanistan.

Lo studio rileva che un numero crescente di ricerche registra problemi di salute psichica anche in quei piloti che guidano velivoli da basi lontane dalle zone di combattimento. "Anche se lontani miglia dai campi di battaglia, questo lavoro provoca lo stesso stress ed ha le stesse conseguenze che si registrano nelle truppe al fronte", afferma Peter. W. Singer, un ricercatore del Brookings Institution che si è occupato a lungo di droni ma che non ha partecipato alla nuova ricerca.

Lo studio in esame, condotto dall'Armed Forces Health Surveillance Center, che analizza gli effetti sulla salute tra il personale militare, non affronta l'origine dei problemi psichici tra i piloti. Tuttavia ufficiali dell'aviazione ed esperti indipendenti hanno provato a suggerire varie cause potenziali, tra queste: assistere alla violenza del combattimento dai monitor degli schermi, lavorare in isolamento, o per periodi prolungati, coniugare la vita quotidiana in famiglia con operazioni di combattimento, unite alla sperimentazione di un intenso stress a causa dello scarso personale degli equipaggi.

"I piloti che guidano i droni in remoto possono rimanere incollati agli schermi sugli stessi terreni di combattimento per giorni", afferma Jean Lin Otto, una epidemiologa co-autrice dello studio: "Assistono alle carneficine. I piloti convenzionali non lo fanno, abbandonano i luoghi dei bombardamenti il prima possibile". La dottoressa Otto afferma di aver iniziato la ricerca aspettandosi che i piloti di droni sperimentassero maggiori livelli di disagio psicologico a causa dei livelli unici di pressione del loro lavoro.

Drone italiano Predator, Foto Reuters, di Bob Strong
Il Pentagono ha cominciato ad affrontare il problema per tenere il passo con il rapido aumento di operazioni di droni. Recentemente ha istituito una nuova medaglia all'onore per le truppe impegnate nella guerra in remoto e nella cyberguerra. E l'aviazione ha esteso l'accesso ai cappellani militari e a i terapisti per gli operatori di droni, afferma il colonelllo William M. Tart, che comanda gli equipaggi di piloti di droni presso la Creech Air Force Base in Nevada.

Anche l'aviazione ha condotto ricerche sui problemi mentali dei membri degli equipaggi di droni. In un'indagine del 2011 su 840 operatori di droni, si è scoperto che il 46% di piloti di Predator e Reaper, e il 48% degli operatori di Global Hawk Sensor, riportavano alti livelli di stress operativo. Questi equipaggi sperimentano lunghe ore e frequenti, rapidi cambiamenti come le cause maggiori di stress. Lo studio rileva livelli molto maggiori di stress tra gli operatori di droni che non tra il personale dell'aereonautica addetto ai lavori logistici e di supporto. Ma non confronta i livelli di stress dei piloti di droni con quelli dei caccia-bomabrdieri.

La nuova ricerca studia i dati elettronici sulla salute registrati in 709 piloti di droni e 5256 membri di equipaggi aerei tra l'ottobre 2003 e il dicembre 2011. Questi dati includono informazioni, diagnosi cliniche di medici professionisti e non solo sintomi segnalati dagli stessi operatori. Dopo aver analizzato i dati delle diagnosi e i trattamenti, i ricercatori inizialmente hanno rilevato incidenze di valori superiori per 12 condizioni che includono disordini dovuti a ansia, disordini depressivi, sindromi post traumatiche da stress, abuso di sostanze e istinti suicidi. Ma dopo che i dati sono stati ricontrollati in base all'età, al numero di ingaggi, al tempo in servizio e a precedenti esperienze di disagio psichico, i punteggi erano simili, afferma la dott.sa Otto, a cui è stato affidato il compito di presentare i dati in Arizona lo scorso sabato a un conferenza dell'American College of Preventive Medicine.

Lo studio rileva anche che l'incidenza maggior di problemi psichici tra i piloti di droni è stata rilevata nel 2009. La dott.sa Otto ritiene che ciò potrebbe essere il risultato di un'intensa pressione sui piloti durante i precedenti anni di guerra in Iraq. Lo studio rileva inoltre che i piloti dei velivoli sia con equipaggi umani che non umani sperimentano livelli di disagio mentale più bassi dell'altro personale dell'aviazione. Ma la dott.sa Otto ammette che il suo studio potrebbe sottostimare il problema: gli equipaggi di volo potrebbero sentirsi maggiormente inclini a non riportare ai medici i sintomi di disagio psichico per paura di essere lasciati a terra.

La dottoresssa afferma di voler condurre due ulteriori studi: uno con l'intento di compensare possibili dati sottostimati sui disagi psichici dei piloti e un altro che analizzi i problemi mentali tra gli operatori di sensori, che controllano le telecamere instalate sui droni mentre siedono accanto ai piloti. "L'aumento nell'utilizzo di questi equipaggi in remoto per gli scenari di combattimento come per le operazioni umanitarie dovrebbe suggerire una maggiore attenzione", afferma la ricercatrice.

sabato 2 marzo 2013

A TUTTO BLOG! I migliori della settimana elettorale



Rieccoci a infestare il web con i migliori blog della settimana. Lasciamo ad altri i commenti sulla tornata elettorale, le analisi politiche e le previsioni economiche sui mesi prossimi venturi. Facile profezia prevedere intense ulteriori precipitazioni di m***a. Non tralasciamo però una serie di pensierini e rimandi che facciamo nostri.

Una fatidica domanda per quanto riguarda la rimonta del Pdl, puntualmente progressiva fino allo spoglio dell'ultimo seggio, riassunta nel blog di Don Zauker "Ai confini della realtà": spiegateci, cari elettori di Berlusconi, perchè cazzo lo avete ri-votato.



Per la serie il peggio del peggio, un video omaggio dal canale Youdem del Partito democratico esprime meglio di qualunque sforzo linguistico il luogo e il tempo nel quale il Pd si collca (se verà cancellato prontamente lo reindirizzermo):



Una versione dub/step invece per il dandy neodarwinista sociale, Oscar Giannino e il suo Fare per fermare il declino, sputtanato dal proprio narcisismo nell'orgia elettorale.



Per passare dal faceto al serio segnaliamo quanto pubblicato dal collettivo di scrittori Wu Ming su Internazionale riguardo a Grillo, Casaleggio e sul perchè "Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema", rincarando la dose con la seguente precisazione in merito alle discussioni scatenate dal medesimo nel loro blog Giap: "Perchè tifiamo rivolta nel Movimento 5 stelle".

Sul tracollo di Rivoluzione Civile e della breve esperienza politica del magistrato antimafia Antonio Ingroia rimandiamo invece alle considerazioni del blog Insorgenze in "Sotto la toga, niente. Orazione in morte del giustizialismo di sinistra".

Dopo tanto tribolare veniamo ai blog sfaccendati e spensierati. In omaggio e corollario alla relazione del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza in fatto di cyber-terrorismo, segnaliamo agli wannabe, ovvero una delle tre sottocategorie in cui vengono classificati gli aspiranti haker privi delle giuste competenze, il blog Cavallette di Autisti/Inventati, per usi e abusi in rete.

Visto il recente post sul simulatore di rivolte per cellulati "Riot", integriamo e approfondiamo il tema dei radical games, ovvero giochi e cazzeggi digitali utili a liquefare il cervello in un touch screen made in Apple, il blog La Molleindustria.

E infine, per affogare in un po' di sano umorismo le italiche tristezze il blog tutto made in Italy, ma in lingua Inglese, Who Killed Bambi, una vera chicca!

Alla prossima settimana!! (Forse...)

sabato 23 febbraio 2013

IN ARRIVO "RIOT", un videogioco per simulare le rivolte. Sul telefonino




Il nome spiega bene il gioco: Riot, "rivolta". La caratteristica è di ispirarsi a fatti reali e avere nel trailer almeno un avatar ben preciso: la polizia italiana. Riot è un'applicazione per smartphone, in via di realizzazione da parte di un giovane fiorentino di 26 anni: Leonard Menchiari. La notizia è oggi sul sito del New York Times.

In un' intervista via mail il quotidiano statunitense chiede al giovane sviluppatore genesi e fisionomia del videogioco per telefoni cellulari. Menchiari afferma di aver avuto una prima fonte di ispirazione da una fotografia scattata al Cairo, dove un manifestante fronteggia da solo la polizia egiziana (vedi sotto). Dopo aver preso parte alle proteste in Val di Susa, l'autore avrebbe pensato, secondo quanto afferma, a un videogioco in cui far rivivere le emozioni e l'adrenalina di una rivolta, quando la psicologia di massa induce a un unico comportamento.




Ispirato alla pixel grafica per smartphone con sistema Ois e Android, Superbrothers: Sword & Sworcery EP, il progetto non avrebbe connotazioni ideologiche ma vorrebbe mostrare i comportamenti di entrambe le parti che si fronteggiano, con la possibilità di interagire con azioni più o meno morali.




L'attenzione è tuttavia rivolta a rendere il gioco quanto più realistico possibile rispetto agli scenari dove le rivolte sono realmente accadute, per il momento la Val di Susa, in seguito magari la Grecia, l'Egitto e dove altro la generosità delle donazioni su Indiegogo, la piattaforma di autofinanziamento che sostiene il progetto, porteranno l'autore a documentarsi sulle rivolte. Sembra lontano, visto che in pochi giorni la raccolta fondi ha raggiunto quasi 8000 euro. Si conta di arrivare a 15000 per le varie spese di affitto dei locali, bollette ecc... se volete contribuire...

Ovviamente per quanto buona l'idea presta il fianco a una facile critica, come riporta il Nyt, tra i commenti dei suoi lettori. Tra impressioni entusiaste si nota come una volta sviluppata l'applicazione, ad esempio per Apple, si arriverebbe inevitabilmente “a un gioco pulito, adatto alle famiglie, senza alcun tipo di controversia sociale, politica o di alcun genere. L'idea sarebbe semplicemente neutralizzata e censurata. Sono sicuro che ci sia una qualche ironia da qualche parte”. Affermazione, quest'ultima, pienamente condivisibile: basta un telefonino a placare e rimbabire una generazione.

venerdì 22 febbraio 2013

A TUTTO BLOG! - I migliori blog della settimana selezionati su Multivisione




 Parte oggi una rassegna del venerdì sui migliori blog scovati in rete durante la settimana. Preferenza concessa ai blog ma non mancheranno segnalazioni isteriche in tutte le direzioni. Le sezioni di riferimento rimangono quelle di sempre, le modalità di selezione conformi alle scelte di sempre. Buona navigazione!


INFORMAZIONE

Primo della settimana in ordine di merito il blog La Privata Repubblica di Blicero: "un sito di politica, satira, cultura e Nicole Minetti" di cui si sentiva la mancanza. L'intestazione già suggerisce il taglio: un'ironia graffiante e arguta, notevoli e originali i contenuti; consigliata anche la pagina Facebook.


Vera perla letteraria, politica e culturale il blog Insorgenze, dell'ex brigatista in carcere, Paolo Persichetti. "È difficile ridurre all’obbedienza chi non ama comandare", recita in primo piano una frase di Rousseau, e c'è da perdercisi nella lettura di approfondimenti in tema carcerario, storico, culturale e politico.

In lingua inglese, Occupied London, From the greek streets, un sito con base a Londra che segue molto da vicino le vicende greche, traducendo in inglese comunicati e articoli sulle realtà in lotta del paese ellenico. Occupy London sembra essere la fonte principale di molte informazioni sulla grecia che girano sui principali siti di controinformazione.

ARTE E CULTURA UNDERGROUND 


Kinobit, un v-log, ovvero un blog di video nato come progetto collettivo. Ben curato, intelligente, un tuffo nel buono di youtube scremando l'insulso: ricercate performace artistiche e documentari.

Acidolatte, qualcosa di più di semplici fotografie, ognuna è un post che dischiude progetti grafici curiosi e raffinati.

Ektopia, ovvero un portale inglese sicuramente da navigare, dentro di tutto di più, presente anche su G+. Una preziosa guida tutta da scoprire attraverso venti e più sezioni tematiche. Praticamente una risorsa inesauribile contro la noia della rete e dei blog in particolare.


Un piccolo spazio dedicato anche a Disturbing and Provocative Art, interessante account Tumbler che propone tutto quello che di straniante e perturbante l'arte contemporanea abbia da offrire.

E per finire Houhouhaha - The art of Sharing divertente, raffinato e scanzonato blog di arte visiva e cultura a 360°. Ogni post dedicato a un giovane artista.

I link a tutti gli argomenti e molto altro ancora nella relativa pagina Link del blog. Alla prossima settimana!

sabato 16 febbraio 2013

A RITMO DI RIVOLTA: dalla Grecia ai Paesi arabi milizie hip hop rimano le proteste



In principio erano catenoni, denti e pistole d'oro, poi vennero le primavere arabe e l'hip hop fu nobilitato a lingua franca della protesta, della denuncia e della rivolta politica e sociale...

Tranquilli è una frase a effetto, non sta scritto su nessun libro di storia della musica ma è curioso che, in barba alle guerre di civiltà, sia stata la succursale araba dell'americanissimo hip hop a cantare per prima le rivoluzioni in Nord-Africa. O forse no, visto che alcuni gruppi politici d'opposizione sono stati finanziati dal dipartimento di Stato americano, che in qualche caso si è anche preso cura dei relativi acconut facebook e twitter che rilanciavano le notizie in rete.



Ma questa è un'altra storia e resta un fatto che rapper in felpa e cappellino sono diventati agitatori di folle ricercati dai regimi. Rime arabe come quelle degli egiziani Arab Knithgs, o del siriano Hamz, hanno fatto il giro del mondo su youtube e rilanciato nei social network videoclip fatti in casa con nude immagini di cronaca delle rivolte di piazza. Altro dall'immaginario comune del genere, con le pose oscene e l'ostentazione grottesca del successo e del denaro fomentata dai circuiti commerciali delle major discografiche.



La musica underground ha cantato la rivolta, si è fatta messaggio politico e sociale, termometro della rabbia giovanile.

Fine del preambolo africano, ci spostiamo in Grecia.
Grande la confusione nel paese ellenico. Economia in ginocchio, tensione sociale alle stelle e disagio profondissimo di una generazione che affronta, secondo il più importante settimanale greco, Attualità: la “stagione storica più difficile per la gioventù greca”.

Anche qui la musica underground fotografa meglio di qualunque reportage gli umori e l'immaginario di una generazione molto ma molto incazzata, transitata prima e più di ogni altra gioventù europea dai sogni dell'ideologia rivoluzionaria marxista della sinistra novecentesca alla disillusione dell'anarchismo libertario e insurrezionale.

Quel che ribolle nel sottofondo underground dell'hip hop greco è arduo da decifrare ma non meno ricco di sorprese. Persino la traduzione dei testi diventa un affare complicato: si usa poco inglese tra le brigate hip hop anarchiche. Viene in soccorso, Ioli, un'amica greca e inizia Da dentro le città (Μέσα απ'τις πόλεις), dei gruppi Anekselegkti Sigrousis Poria (Direzione di scontro incontrollata), E.K.M., Pakos, Ipo tin epiria tuo midenos (Sotto l'influenza dello zero), Apla mia foni (Solo una voce). Dalla produzione hip hop indipendente Ektakto RAPartima (Urgente RAParto), uscita a Patrasso nel Maggio del 2011. Loop da Beautiful Tango di Hindi Zahra.


Da dentro le città

…il tetto della tua casa è la tua fine e il tuo inizio
sei la causa della guerra dichiarata
respiro asfissiato lacrimogeni scaduti
ma la mia penna non è l'unica via d'uscita
lo devi sapere
le mie volontà non sono solo scritte ma fatti…

...impara a odiare l'arroganza e l'invidia
impara a chiedere quanto ossigeno ti spetta…

…fai attenzione alle parole che prometti
valgono solo quando diventano fatti…

Fatti coraggio, scrivi e parla a nome dello sconosciuto
condividi sogni senza esitare
se per lo stato sei un problema sii felice di esserlo
non sprecare tempo in inutili competizioni
soldi e posizioni contaminano il cervello
ci dividono in ricchi, poveri tirapiedi
schiavi capomastri e schiavi subordinati
impara ad apprezzare ciò che ti appassiona
ti terrà in piedi nella profondità del tempo…

...ma rompo il silenzio, la complicità nella colpa
alla sottomissione scelgo l'attacco
mantengo la giusta distanza dalla mandria cui appartengo...

… non m'importa se li provoca, la mia bocca non bela
pronuncia versi di guerra, ti spaventa, sì ti spaventa.


Segue l'hip hop militante degli squatters Javaspa di Volos, con il brano 180 gradi (il greco usa la stessa parola per “gradi” e “destini”), che da il nome al loro ultimo album, scaricabile gratuitamente dal loro sito. Il tempo che scorre troppo in fretta, la dipendenza dall'eroina e dagli psicofarmaci, l'adolescenza negata, sofferenza e impossibilità di vivere.


180 gradi

Sporca quotidianità sporche parole
che l'umanità si liberi dalla sporcizia.
Guarda le stelle, non puoi perché il nostro respiro
è offuscato dallo smog nell'aria,
sporche parole dalla sporcizia delle metropoli
perché non dobbiamo parlare tra i denti.
Ti dico la verità della quale mi sono menomato
evita gli errori che ho subito,
a 27 anni ho visto la morte in faccia
dieci notti in cui morivo, un giorno in cui ridevo.

… e la maternità non ho accolto a sufficienza
ho preso una dose e poi mi sono perso diavolo
dentro i miei problemi i miei intimi i miei sogni
menomata la mia psiche.
Se l'amore non fosse accanto a me
la morte con una corda avvolgerebbe la mia gola
è un nodo di morte, è un urlo di vita
è la morte che vivi prima di dormire
e nel letto 180 gradi
gli anni della nostra vita sono ora diventati mesi<
persi nelle lancette dell'orologio
giriamo ogni giorno nel letto a 180 gradi
in caso cambiassero i destini

nelle nostre vite però i giorni sono pochi
conteggiando ogni ora che passa
perché per noi il cronometro conta alla rovescia
registrando sorrisi in calendari
da conservare come scorta negli anni a venire...

Elettroshock a cuori di bambini appena nati
nati alla mercé di debiti
dai 13 anni in coda agli ospedali
per ritirare la ricetta e avere la salute
lista di psicofarmaci in quaderni sanitari
dottori che mandano ragazzi dietro alle sbarre,
ospedali psichiatrici devastano l'adolescenza,
dipendenti dalle farmacie a 23 anni.


Chiudiamo con ultimo brano degli ExtasH.Team, Ammutinamento. Testi un po' meno introspettivi, echi da hip hop franco-algerino, videoclip ufficiale e immagini di repertorio dalla cronaca ellenica, anche se più manierate e memori delle pose gangsta declinate in versione riot. Anche questo scaricabile dalla loro pagina sul portale Hip Hop.GR.

 
Ammutinamento

Ammutinamento! Sarà guerra!
Sarà una bomba, esploderà dentro la Casa (Parlamento?) e 300 bruceranno,
scenderemo nelle strade e sfasceremo tutto,
può darsi che capiranno e qualcosa cambierà.

Scenderemo nelle strade, vedrai i demoni,
imparerai come non ci curiamo delle leggi
ciascuno impugnando molotov e bastoni...

Saremo ribellione e la Grecia
diverrà la Francia con altrettanta violenza. ...
come tamburi di guerra zulu
e cominceranno guerre dappertutto...
Alcuni si presenteranno con pistole,
altri con kalashnikov e mitragliette uzi...

mercoledì 16 gennaio 2013

MUSICA DAL MONDO. NEL NORD DEL MALI GLI ISLAMISTI HANNO IMPOSTO IL SILENZIO. SUONIAMOGLIELE!

Via Washington Post

Musica dal mondo. Dal Mali già che ci siamo, dove in queste ore divampa la guerra alle corti islamiche. Mentre la Francia inizia le operazioni di terra e la Corte Penale Internazionale dichiara l'apertura di un'inchiesta per crimini di guerra commessi dagli integralisti nelle regioni del nord, il Washington Post ci delizia con la musica nazionale del Mali che, come loro abitudine, i "martiri di Allah" hanno vietato in tutta la regione del nord. E' una regola che la guerriglia non ha vita senza l'appoggio della popolazione locale, ma visto che gli integralismi, soprattutto religiosi, sono odiosi solidarizziamo con l'eventuale minoranza che la musica la suona, la canta e la balla e quindi gliele suoniamo volentieri.

Ali Farka Toure & Toumani Diabate - Kala Djula

Kanawa-Habib Koité

kandia kouyate san barana (maninka).

Salif Keita - Mandjou


APPROFONDIMENTI:

lunedì 14 gennaio 2013

USA: BOOM DI VENDITE, A SCUOLA CON LO ZAINETTO ANTIPROIETTILE




Il dubbio gusto dello spottino e lo sguardo spiritato dell'attore già la dicono lunga sull'intelligenza dell'americano che si premura di mandare i figli a scuola con uno zainetto antiproiettile. In special modo se lo stesso è anche un fervente sostenitore di quel 2° emendamento che regola l'uso, o per meglio dire il mercato, delle armi leggere negli States.

Le sparatorie nelle scuole, negli uffici, nelle multisala sono quasi cronaca quotidiana ed ecco, tra le pieghe, o piaghe, del sistema, farsi strada un'azienda tutta a stelle e strisce, che già nel nome “Amendament II”, promette sogni di libertà e democrazia a non finire: non rinunciamo alle armi, ma dotiamo i nostri figli di efficienti corazze antiproiettile.

“Lo zaino può essere inoltre indossato davanti ed usato come scudo o come protezione durante la fuga in massa dalla scena della sparatoria”. Parole loro, che fanno profitto e accordi commerciali con la Disney per mettere la Sirenetta e il vendicatore su zainetti di tre diverse taglie per bambini di differenti età. Tre anche i livelli di protezione, col secondo possono sparare nella schiena del vostro pargolo anche con proiettili 357, 40, 40 magnum o 9mm, col terzo, hai voglia te! Anche 44 magnum, problemi di scoliosi a parte.

venerdì 11 gennaio 2013

APPROFONDIMENTI: UNA RASSEGNA DI OSSERVATORI E ISTITUTI DI ANALISI

Gerusalemme innevata, (Reuters/Darren Whiteside).


Lasciamo da parte i media tradizionali per dedicare un post agli approfondimenti in tema di affari interni e politica internazionale. Esce oggi nella pagina Link del blog una nuova sezione dedicata agli osservatori e agli istituti di analisi. Una breve rassegna, tanto per iniziare.

OSSERVATORI e ISTITUTI DI ANALISI
Italiani
Opal Brescia, Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa.
Ossin, Osservatorio internazionale per i diritti, associazione indipendente, si occupa di violazione dei diritti umani, soprattutto sulla situazione del Maghreb e dell’Africa francofona.  
Osservatorio democratico sulle nuove destre.

Internazionali
Sipri, Stockholm International Peace Research Institute - Istituto di ricerca indipendente con base a Stoccolma, Pechino, Washington. Si occupa di conflitti e controllo degli armamenti.
Global Research Institute, The Centre for Research on Globalization (CRG) istituto di ricerca indipendente con base a Montreal, Canada (sito anche in Italiano).
ISVG, Institute for the Study of Violent Groups (ISVG) istituto di ricerca che fornisce dtabase, archivi e informzioni di servizio sull'estremismo e il crimine internazionale.
CFR, The Council on Foreign Relations, organizzazione no profit americana, tra i membri: Brian Williams, Fareed Zakaria, Angelina Jolie, Chuck Hagel, e Erin Burnett.

mercoledì 2 gennaio 2013

PRATO: COME ANNEGA L'ARCHEOLAGO DI GONFIENTI




La visione aerea, dalla cresta brulla della Calvana, a picco sulla ferrovia, non è delle più edificanti. Il sito archeologico etrusco di Gonfienti è un fazzoletto di terra abbandonato tra le lingue d'asfalto dell'autostrada e del parcheggio tir dell'interporto. A più di una settimana dalle ultime piogge autunnali gli scavi della domus gentilizia di 1400 mq, un gioiello datato al 700 a.c., grande due volte quella dei  tarquini a Roma nello stesso periodo, è un lago di fango adagiato nello scempio della colata immane di cemento dell'interoporto industriale. Qello realizzato negli anni '90 quando i tempi d'oro del tessile a Prato, quelli del libro: Storia della mia gente, del neo-dimesso assessore alla cultura Edoardo Nesi, erano ormai finiti. Sogni di interscali per porti livornesi e mai realizzate varianti della Firenze-Pisa-Livorno in direzione Prato. Progetti di commerci che furono, di un'operosità industriale già al tramonto.

Ma le ruspe, che sbancano per tirar su rovine postindustriali, trovano qualcosa di antico, la più grande città etrusca mai scoperta: una promessa per il futuro, per il rilancio della città di Prato verso una diversificazione dello sviluppo economico neanche tanto originale: il turismo, agevolato da quello satellite della vicina Firenze. Anche un bambino ci arriverebbe, meno i pratesi e le loro amministrazioni pubbliche. Gli scavi si fermano nel 2006, l'area resta incustodita e mal recintata, i lavori di regimentazione idraulica si commentano da soli con queste fotografie. All'inizio del 2011 la soprintendenza pubblica le foto dei reperti rinvenuti nella domus e mai esposti. Non è un "tesoro" da poco: vasellame pregiato, antefisse tutto perfettamente conservato, probabilmente a seguito di un'esondazione dei fiumi Marina e Bisenzio che hanno sepolto nel fango. Sembra più conveniente ricoprire tutto e lasciare ai posteri (e ai tombaroli) l'onere del recupero. Finiti i soldi? Non proprio, ci sono, o dovrebbero esserci, 500mila euro di cofinanziamento da Regione e Provincia destinati al sito che l'amministrazione non riesce a spendere, neanche per uno straccio di segnaletica sull'esistenza del sito. Altri fondi dovrebbero venire dalla Fondazione Cassa Di Risparmio di Prato per la ripresa degli scavi secondo un accordo già siglato.

Non manca l'indignazione di molti cittadini, come le ripetute denunce e iniziative della regista e attrice teatrale Mainla Ermini dal suo blog: Primavera di Prato e nei suoi spettacoli teatrali. O le perplessità sulle scelte di destinazione dei fondi dell'architetto Giuseppe Centauro, membro del comitato scientifico cittadino. Il tempo passa e gli scavi non riprendono, nè la manutenzione del sito, nè uno spazio museale dove esporre i reperti. E' uno scandalo, quindi meglio non parlarne, non promuovere iniziative, lasciare tutto com'è: sito e informazione pubblica. Si dibatte su come risolvere le magagne finanziarie della società Interporto, in rosso ma con ovviamente un solido patrimonio immobiliare.

Ma in città un po' se ne parla. Molti pratesi hanno provato inutilmente ad affacciarsi alla recinzione in fondo alla pista ciclabile, incautamente spinta troppo vicino al sito. Speriamo almeno che alle prossime elezioni siano buoni a chiederne conto ai politici cui delegheranno l'amministrazione della cosa pubblica.
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