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mercoledì 2 gennaio 2013

PRATO: COME ANNEGA L'ARCHEOLAGO DI GONFIENTI




La visione aerea, dalla cresta brulla della Calvana, a picco sulla ferrovia, non è delle più edificanti. Il sito archeologico etrusco di Gonfienti è un fazzoletto di terra abbandonato tra le lingue d'asfalto dell'autostrada e del parcheggio tir dell'interporto. A più di una settimana dalle ultime piogge autunnali gli scavi della domus gentilizia di 1400 mq, un gioiello datato al 700 a.c., grande due volte quella dei  tarquini a Roma nello stesso periodo, è un lago di fango adagiato nello scempio della colata immane di cemento dell'interoporto industriale. Qello realizzato negli anni '90 quando i tempi d'oro del tessile a Prato, quelli del libro: Storia della mia gente, del neo-dimesso assessore alla cultura Edoardo Nesi, erano ormai finiti. Sogni di interscali per porti livornesi e mai realizzate varianti della Firenze-Pisa-Livorno in direzione Prato. Progetti di commerci che furono, di un'operosità industriale già al tramonto.

Ma le ruspe, che sbancano per tirar su rovine postindustriali, trovano qualcosa di antico, la più grande città etrusca mai scoperta: una promessa per il futuro, per il rilancio della città di Prato verso una diversificazione dello sviluppo economico neanche tanto originale: il turismo, agevolato da quello satellite della vicina Firenze. Anche un bambino ci arriverebbe, meno i pratesi e le loro amministrazioni pubbliche. Gli scavi si fermano nel 2006, l'area resta incustodita e mal recintata, i lavori di regimentazione idraulica si commentano da soli con queste fotografie. All'inizio del 2011 la soprintendenza pubblica le foto dei reperti rinvenuti nella domus e mai esposti. Non è un "tesoro" da poco: vasellame pregiato, antefisse tutto perfettamente conservato, probabilmente a seguito di un'esondazione dei fiumi Marina e Bisenzio che hanno sepolto nel fango. Sembra più conveniente ricoprire tutto e lasciare ai posteri (e ai tombaroli) l'onere del recupero. Finiti i soldi? Non proprio, ci sono, o dovrebbero esserci, 500mila euro di cofinanziamento da Regione e Provincia destinati al sito che l'amministrazione non riesce a spendere, neanche per uno straccio di segnaletica sull'esistenza del sito. Altri fondi dovrebbero venire dalla Fondazione Cassa Di Risparmio di Prato per la ripresa degli scavi secondo un accordo già siglato.

Non manca l'indignazione di molti cittadini, come le ripetute denunce e iniziative della regista e attrice teatrale Mainla Ermini dal suo blog: Primavera di Prato e nei suoi spettacoli teatrali. O le perplessità sulle scelte di destinazione dei fondi dell'architetto Giuseppe Centauro, membro del comitato scientifico cittadino. Il tempo passa e gli scavi non riprendono, nè la manutenzione del sito, nè uno spazio museale dove esporre i reperti. E' uno scandalo, quindi meglio non parlarne, non promuovere iniziative, lasciare tutto com'è: sito e informazione pubblica. Si dibatte su come risolvere le magagne finanziarie della società Interporto, in rosso ma con ovviamente un solido patrimonio immobiliare.

Ma in città un po' se ne parla. Molti pratesi hanno provato inutilmente ad affacciarsi alla recinzione in fondo alla pista ciclabile, incautamente spinta troppo vicino al sito. Speriamo almeno che alle prossime elezioni siano buoni a chiederne conto ai politici cui delegheranno l'amministrazione della cosa pubblica.

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